L’onorevole Eraldo Isidori
e lo sgarbo alla lingua italiana

Solo colpa sua? E il “porcellum”, e il “Trota”, e lo sbraco d’ogni regola e d’ogni forma che sta imbarbarendo l’epoca nostra?
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Giancarlo Liuti

di Giancarlo Liuti

La funzione del Parlamento è di fare le leggi. E la funzione di ogni parlamentare è di contribuire a farle, con proposte, interventi in aula o semplici voti. Ora è accaduto che l’altro giorno il deputato maceratese Eraldo Isidori, eletto nelle Marche come terzo candidato nella lista della Lega Nord (i primi due avevano optato per altri lidi) e membro della commissione “giustizia”, si è alzato a parlare sul tema dell’esecuzione delle pene e, non fidandosi della propria oratoria, ha dato lettura di un breve testo scritto (leggi l’articolo). Eccolo, parola per parola: “Il carcere è un penitenziario, non è un villaggio di vacanza. Si deve scontare la sua pena prescritta che gli aspetta. Lo sapeva prima di fare il reato. Io ritengo, come Lega, di non uscire prima della sua pena erogata”. Essendo raro, forse unico, che frasi così sgangherate siano mai state pronunciate dagli scranni di Montecitorio, l’episodio ha fatto scalpore a livello nazionale e nel programma televisivo “Il paese delle meraviglie” il comico Maurizio Crozza gli ha dedicato un ferocissimo sketch.

isidori-0Ma chi è Eraldo Isidori? Un galantuomo, uno stimato elettrauto di Villa Potenza, la cui vita, fra l’altro, è stata funestata dalla misteriosa sparizione di un figlio bambino di cui si son perse per sempre le tracce. Non credo che sotto il profilo umano sia giusto esporlo al generale dileggio per il fatto di non conoscere l’uso della lingua italiana quale dovrebbe risultare financo dalla frequentazione delle scuole cosiddette “basse”. Profilo umano, ho detto. Che merita rispetto. Ma lui rappresenta quella che in teoria è la élite della politica nazionale e ciò implica una pur minima confidenza con la grammatica, la sintassi, il filo logico dell’espressione di un pensiero. Ciò non è stato. E, secondo me, bisogna rifletterci. Colpa sua? D’accordo. O colpa del “Porcellum”, la legge elettorale ancora in vigore? O colpa dello sfascio delle regole e dei valori estetici che da qualche decennio sta imbarbarendo i costumi della società italiana? Isidori, qui, c’entra poco. Anche perché di fronte alle furie della cosiddetta “antipolitica”, il cui linguaggio, diciamolo, non è tanto migliore del suo, egli ha il fiore all’occhiello di figurare, con la sua pensione da artigiano, come il più “povero” dei deputati  (ma poi il fiore appassisce sotto la pioggia dei diecimila euro netti da parlamentare). Il problema, comunque, resta. Com’è possibile che si esprima così un legislatore e addirittura un componente di quella commissione – la “giustizia” – cui è istituzionalmente affidato il compito di affrontare tematiche le più complesse dal punto di vista storico e culturale?

Tuttavia, per quanto mi sforzi ,non riesco a dargli la croce addosso. Anche nei Parlamenti del passato entravano elettrauto, per dire artigiani, operai e contadini non esperti di norme linguistiche, ma essi, portatori di altri e più incombenti interessi sociali, si sforzavano di adeguarsi alle esigenze del ruolo, e cercavano di imparare, e ascoltavano, e magari tacevano. Oggi no, si può tutto, e di più, e di peggio. Come imputare a Isidori, allora, di essere uno dei tanti frutti dei tempi correnti? L’anno scorso, sottoposti a una sorta di quiz da parte di “Striscia la notizia”, alcuni deputati e senatori  collocarono nel Medioevo la Rivoluzione francese e confusero De Gasperi con Garibaldi. Vi pare meno grave?

Infine c’è un’altra cosa. E riguarda la circostanza che Isidori non ha parlato a braccio ma si è affidato a qualcosa di scritto. Verba volant, dicevano i padri latini, e, purtroppo per lui, scripta manent. Ebbene, per quale ragione Isidori ha scelto di leggere invece di parlare? Forse, come ho già detto, non si fidava delle sue capacità oratorie. Ma davvero crediamo che l’esito finale sia stato più decoroso? Secondo me, per poco scolarizzato che sia, il linguaggio parlato di Isidori – magari in dialetto, magari per l’emozione del momento, magari come se stesse sostituendo una batteria o riparando un faro – sarebbe risultato di gran lunga meno sconnesso.

Una domanda: le ha davvero scritte lui, quelle cose? Ecco, allora, profilarsi una figura della quale tutti i partiti si servono in abbondanza:  il “ghost writer” o “scrittore fantasma”, ossia quell’acculturatissimo specialista del linguaggio cui viene affidato l’incarico di stilare i discorsi che poi vengono pronunciati in pubblico dai rispettivi  politici. Anche la Lega, ovviamente, ne ha uno o più di uno (tra l’altro suppongo che le siano indispensabili). E chi potrebbe essere stato il “ghost writer” di Eraldo Isidori? Acculturatissimo, ho detto. Perciò, trattandosi di Lega, mi vien fatto di pensare a Renzo Bossi, il “Trota”, che difatti ha conseguito la laurea, chissà se anche in scienze della comunicazione, presso il prestigioso ateneo “Kristal” di Tirana. Pagata con soldi pubblici? Pare di sì. Senza aver mai frequentato e aver dato un esame? Pare di sì. Ma una laurea è pur sempre una laurea e non va esclusa l’ipotesi che Eraldo Isidori abbia letto un testo scrittogli dal “Trota”, autorevole “ghost writer” della Lega.

 

 



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