Biogas speculativo
La politica è complice

L'ANALISI - Venti persone sotto accusa tra imprenditori e funzionari regionali dopo la chiusura delle indagini preliminari. Ma in questa vicenda appaiono evidenti le responsabilità politiche di alcuni esponenti della Giunta regionale: tra cui il governatore Spacca, l'assessore Sara Giannini e gli ex assessori Donati e Petrini, "premiato" con l'elezione a deputato. Grave il tentativo di legittimare la Via Postuma con un dl del Governo Renzi. Ieri sera i comitati si sono riuniti a Loro Piceno: "Calpestati i diritti dei cittadini, il Pd 1.0 venga messo definitivamente fuori gioco"
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Sopralluoghi nelle centrali a biogas

Sopralluoghi del Corpo Forestake nelle centrali a biogas

 

L'avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

Lo spaccato che emerge a livello regionale dopo l’avviso ai venti indagati (leggi l’articolo con tutti i nomi) della chiusura delle indagini preliminari è veramente pauroso, inquietante: corruzione, falsità ideologica in atto pubblico, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, concussione, violazione di norme urbanistiche ed ambientali. Tra gli indagati – com’è ormai noto – diversi imprenditori del settore, alcuni professionisti e tre funzionari regionali. Si tratta, nel complesso, di una serie imponenti di reati gravissimi, che hanno portato il comandante regionale del Gico della Guardia di Finanza a dichiarare nei giorni scorsi che l’inchiesta sul biogas speculativo nelle Marche equivale per gravità all’inchiesta sul Mose veneziano. E non è un caso – aggiungo – che su questa vicenda abbia indagato non un maresciallo di qualche sperduto paesello di periferia, ma proprio il Gico regionale, il cui acronimo sta per Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata.

Una delle proteste davanti alla sede della Regione

Una delle proteste davanti alla sede della Regione

Ora, premesso che per tutti gli indagati deve valere la presunzione di innocenza sino alla eventuale condanna definitiva e ricordato che questa megainchiesta deve ancora vedere il rinvio a giudizio e l’inizio del dibattimento di primo grado, è però possibile e necessario sin d’ora riflettere sulle responsabilità politiche ed istituzionali che appaiono già palesi. Il punto di partenza per un tale ragionamento è quel passaggio dell’avviso di chiusura delle indagini ove si legge chei funzionari regionali, indagati per aver compiuto diversi atti contrari al proprio ufficio, analiticamente specificati nel provvedimento, sono accusati in linea generale dalla Procura della Repubblica di Ancona“per aver consapevolmente predisposto testi di leggi regionali incostituzionali, in quanto elusive dei consolidati dettati europei circa l’obbligatorietà della VIA”.

Spacca in consiglio regionale 3E qui si apre il ponte che conduce direttamente alle responsabilità politiche di chi governa da anni la Regione: Gian Mario Spacca e la sua giunta. E’ infatti inconcepibile, è un insulto alla comune intelligenza ritenere che la Giunta ed i consiglieri regionali della maggioranza di centrosinistra (alcuni dei quali ora stanno facendo la parte di Alice nel paese delle meraviglie), che hanno fortemente voluto e velocemente approvato le norme di legge favorevoli con tutta evidenza alla lobby dei biospeculatori, non sapessero cosa stavano approvando. Non è possibile, in altri termini, che fossero dei pupazzi in mano ad un dirigente e a due funzionari regionali senza scrupoli (uno o due dei quali avrebbero peraltro meritato non carta bianca, come indubbiamente hanno avuto in questa storiaccia del biogas speculativo, ma semmai una particolare attenzione al loro operato, in quanto – se ben ricordo – già in precedenza conosciuti come protagonisti di un altro scandalo della portata di milioni di euro regalati dalla Regione a imprese corruttrici, anch’esso confluito in un’altra indagine della magistratura: quella delle scogliere protettive del tutto inadeguate per proteggere le nostre coste dall’erosione marina).

L'assessore regionale Sara Giannini

L’assessore regionale Sara Giannini

Diversamente ragionando, cioè accettando la favoletta amena dei consiglieri regionali tratti in inganno da due o tre funzionari regionali cattivi, torbidi e manovratori, si dovrebbe pensare ad un branco di mammolette sedute sui banchi del Consiglio Regionale, a personaggi politici del tutto ignari ed inconsapevoli della loro funzione e del tutto inadeguati al ruolo per il quale sono stati eletti e per il quale erano e sono profumatamente pagati.

Né è sostenibile che i nostri consiglieri regionali siano stati colti di sorpresa ed abbiano approvato le norme di legge in questione senza avvedersi del regalo enorme che stavano facendo ai cosiddetti “imprenditori”(???) della green economy e del danno colossale che stavano arrecando a migliaia e migliaia di cittadini inermi, costretti a subire sulla loro pelle atti illegittimi e penalmente rilevanti, preventivamente e volutamente messi a punto per l’arricchimento di pochi. Non è sostenibile perché sin dagli ultimi mesi del 2011, in pratica sin dall’inizio di questa ignobile vicenda, emblematica del perverso rapporto tra politica e affari, le proteste pubbliche e private e le denunzie dei cittadini sono state forti, così come enorme è stato lo sconcerto nel vedere le istituzioni regionali (ed in alcuni casi anche le Province coinvolte ed alcuni dei Comuni interessati dagli impianti) posizionarsi in questa battaglia per la legalità e la civiltà non come alleati dei cittadini stessi, ma come loro nemici dichiarati.

No, la verità è che la maggioranza di centrosinistra ha consapevolmente avallato quella che sin dall’inizio è apparsa con grande chiarezza come un’operazione costruita a tavolino, come un marchingegno predisposto nei modi, nei contenuti e nelle tempistiche dal comitato politico-affaristico che sta dietro tutta la vicenda, il tutto prima ancora di sbarcare, con gli appoggi necessari, nei palazzi degli uffici regionali e delle istituzioni regionali (Consiglio Regionale e Giunta). Un’operazione totalmente speculativa, dannosa per l’ambiente e per la stessa agricoltura che strumentalmente si diceva di voler favorire (e ciò nonostante che la Coldiretti marchigiana abbia sempre ed in ogni sede dichiarato la propria contrarietà agli impianti da 999 kilowatt voluti e approvati nelle Marche).

L'ex assessore regionale Paolo Petrini

L’ex assessore regionale Paolo Petrini

Ricordiamoci qui, senza ripercorrere tutte le fasi della vicenda, dell’articolo introdotto nel 2011 nella legge di assestamento di bilancio che eliminava l’obbligo della VIA per gli impianti a biogas sino a 999 kilowatt, obbligo prima invece previsto, norma voluta e predisposta dall’allora assessore regionale del Pd Paolo Petrini, poi premiato nel 2013 con l’elezione a deputato. Rammentiamo la legge regionale n. 3/2012, che serviva a perfezionare il megaregalo ai biospeculatori, approvata dalla maggioranza di centrosinistra nonostante la sua palese contrarietà alla normativa europea (la legge regionale poi non a caso dichiarata incostituzionale), senza che fossero stati nemmeno preventivamente individuati i siti non idonei. Manteniamo bene in mente l’arrogante lettera del giugno 2012 a firma dell’assessore regionale Pd Sara Giannini, e fatta propria da tutta la Giunta, che vanificava un’ordine del giorno dello stesso Consiglio Regionale e faceva presente ai funzionari regionali, qualora se lo fossero dimenticati, di fregarsene della presa di posizione dei consiglieri e di procedere comunque a tamburo battente. Memorizziamo bene anche l’assurdo, violento e oltraggioso procedere delle conferenze dei servizi, presiedute dai funzionari oggi indagati, che in un brevissimo arco di tempo (bisognava infatti chiudere in gran fretta, perché le ingentissime elargizioni pubbliche erano previste per gli impianti approvati, realizzati e funzionanti prima del 31 dicembre 2012) hanno sfornato autorizzazioni a decine per impianti a biogas anche vicini a riserve naturali, ristoranti, altre imprese, abitazioni, scuole. Teniamo bene in mente i balbettii privi di senso dell’allora assessore all’ambiente Sandro Donati (all’epoca dell’Idv) e le assurde prese di posizione dell’attuale assessore Maura Malaspina, dell’Udc e, per concludere questa carrellata di orrori, anche la forzatura della maggioranza a chiusura dei risultati della commissione regionale d’inchiesta, allorchè si volle a tutti i costi tenere esenti da ogni e qualsiasi critica i vertici della nostra Regione.

Un misto di arroganza, complicità, disprezzo verso i cittadini, supponenza, autoreferenzialità ed autoassoluzione, ben condensato nella frase mitica del governatore Gian Mario Spacca rivolta diversi mesi fa ad un gruppo di cittadini che stavano protestando contro il grande misfatto posto in essere dalla Regione Marche: “Voi le centrali a biogas ve le dovete tenere, e basta!”. Se questo è il quadro – dirà giustamente a questo punto qualcuno –, se le responsabilità dei vertici istituzionali e politici della nostra Regione sono così chiare, perché allora la magistratura non ha indagato anche su questo versante? Perché nessuno dei nostri politici al vertice delle istituzioni regionali compare nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari?

Le risposte possono essere diverse. Forse la magistratura non ha raggiunto prove sufficienti per trasformare le già evidenti responsabilità politiche in responsabilità giudiziarie. Forse sul versante politico le indagini sono ancora in corso. Oppure, e questa probabilmente è l’ipotesi più probabile, si aspetta di vedere come reagiranno i tre funzionari regionali ora nell’occhio del ciclone di fronte al tentativo della politica di scaricarli e di trasformarli nell’unico capro espiatorio. Ecco, a mio avviso la speranza degli inquirenti è che i tre inizino a parlare rivelando i retroscena della faccenda, come ebbe in qualche modo a far capire mesi addietro il dirigente indagato Luciano Calvarese allorchè Spacca incautamente dichiarò che a tempo debito la Regione si sarebbe costituita parte civile nel processo allora appena agli inizi (a proposito, qualcuno dovrebbe pur spiegare all’assessore Malaspina che la Regione non può essersi già costituita parte civile, visto che tecnicamente non è ancora possibile farlo).

Vedremo nei prossimi mesi che succederà sul fronte giudiziario, sicuramente cose grosse. Nel frattempo occorre però registrare gli ultimi colpi di coda dell’attuale Giunta  regionale, che in tutti i modi, nel tentativo di uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciata nel momento in cui decise di sostenere a spada tratta i biospeculatori, sta cercando di legittimare un’assurda VIA postuma, cioè una palese contraddizione in termini: la valutazione di impatto ambientale, infatti, ha senso solo se fatta prima, e non certo a impianti già realizzati.

senato3Ad ogni modo, mettendo da parte la logica e molto attivandosi su questo fronte, la nostra beneamata Giunta Spacca, dopo aver inutilmente cercato di far passare un nuova legge regionale per consentire la VIA postuma, dopo aver vanamente tentato di ottenere dal parlamento di Strasburgo una modifica della normativa europea, è ora riuscita, grazie a canali di collegamento probabilmente targati Udc-Scelta Civica, a piazzare un colpo in questa direzione: un recente decreto legge approvato dal governo Renzi che appunto rende possibile la VIA postuma e consente, andando persino contro lo storico principio costituzionale della divisione dei poteri, di mettere nel nulla una decina circa di sentenze della giustizia amministrativa. Una vergogna colossale, che però ha fatto insorgere di nuovo le popolazioni interessate ed i loro combattivi comitati, ed ha spinto il Movimento 5 Stelle delle Marche e quella parte del Pd renziano che non ha accettato di avallare una simile oscenità a presentare emendamenti per cancellare in sede di conversione il famigerato comma che legittima la VIA postuma.

Nei prossimi giorni sara possibile capire come finirà in Senato questa partita decisiva. Nel frattempo, mentre l’opposizione in consiglio regionale tace (salvo qualche eccezione: Francesco Massi e Enzo Marangoni), onore al merito a chi in parlamento e nel territorio ci ha coraggiosamente messo il nome e la faccia (Mario Morgoni, Serenella Fucsia, Donatella Agostinelli, Teresa Lambertucci), però con questa raccomandazione per i piddini, testualmente formulata nell’assemblea dei comitati no-biogas speculativo tenutasi ieri sera  a Loro Piceno: “Va bene il nuovo Pd marchigiano, il partito che non esita a contrastare un decreto legge dello stesso Renzi, il partito che si definisce 2.0 per evidenziare i propri innegabili tratti di novità, però a condizione che il partito 1.0 venga messo definitivamente fuori gioco e mandato a casa”.

Ecco, sottoscrivo in pieno e mi auguro che questa vicenda del biogas sia la pietra tombale politica dei vari Spacca, Giannini, Petrini, di tutti gli altri che hanno cercato di calpestare in modo barbaro ed osceno i diritti dei cittadini e di quanti sinora hanno ipocritamente fatto finta di non vedere.

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