Biogas, il governo approva la Via postuma
Ridotti gli incentivi al fotovoltaico

Il decreto legge in Gazzetta Ufficiale contiene la norma già contestata dai comitati e dal M5S. Prosegue l'attività delle centrali prive di valutazione di impatto ambientale. Malumore tra gli imprenditori per le riduzioni degli incentivi ai pannelli solari, 240 nel maceratese. Il Francesco Merloni all'anticorruzione non è l'ex ministro
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art.24 decreto agricolturadi Marco Ricci

Il testo del decreto  agricoltura-ambiente, licenziato dal Governo Renzi e controfirmato dal Presidente della Repubblica, e che contiene – come avevamo anticipato alcuni giorni fa (leggi l’articolo) sulla base delle bozze in circolazione – la possibilità di ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale postuma per qugli impianti, tra cui quelli a biogas, per cui la procedura era stata esclusa al momento dell’autorizzazione, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è da ieri a tutti gli effetti in vigore.  Il decreto legge consentirà la prosecuzione dell’attività anche per gli impianti a biogas sprovvisti di Via, questo fino all’ottenimento dell’atto definitivo da parte della Regione Marche. Rispetto alle versioni preliminari, il testo definitivo pone però un tetto di sei mesi all’operatività degli impianti privi di valutazione di impatto ambientale.

“Nei casi in cui debbano essere sottoposti a verifica di assoggettabilità postuma – si legge al comma 4 dell’articolo 15 del decreto 91 del 24 giugno – anche a seguito di annullamento dell’autorizzazione in sede giurisdizionale,   impianti già autorizzati e in esercizio per i quali tale procedura era stata a suo tempo ritenuta esclusa sulla base delle soglie   individuate nell’Allegato IV alla parte seconda del decreto legislativo 3  aprile 2006, n.  152,  e  nella  legislazione regionale  di  attuazione la procedura di verifica di assoggettabilità  è svolta a norma dell’articolo 6, comma 7, lettera  c), del predetto decreto legislativo, ferma  restando la  prosecuzione dell’attività fino all’adozione dell’atto definitivo da parte dell’autorità competente e, comunque non oltre il termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.”

L'impianto a biogas di Loro Piceno

L’impianto a biogas di Loro Piceno

La nuova legge, stando a una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato la Via postuma in constrasto con la “consolidata giurisprudenza europea”, rischia però di portare a nuovi ricorsi. Al momento è comunque  una vera e propria ciambella di salvataggio non solo per le Marche ma anche per le altre Regioni che avevano autorizzato impianti per la produzione di energia senza sottoporli a Via. Il pasticcio per le Marche nacque con l’inserimento in un testo di legge che aveva ben poco a che fare con l’ambiente (“Assestamento di Bilancio 2011”) di un articolo che andava ad escludere la Via per gli impianti di potenza inferiore al megawatt. Successivamente, a marzo 2012, la materia venne disciplinata dalla Regione con l’ormai famosa legge 3, legge poi finita sotto la lente della corte costituzionale su ricorso del Governo Monti, lo stesso Governo che impugnò le nomine di una decina di dirigenti regionali. Prudenza avrebbe voluto che la Regione Marche, così come richiesto dal Consiglio Regionale, sospendesse le procedure autorizzative in attesa del pronunciamento della Consulta. Ma la Giunta non solo tirò dritto nelle proprie intenzioni ma, attraverso l’assessorato all’Industria, chiese agli uffici di ignorare l’invito del Consiglio. Questo finché la Corte Costituzionale non bocciò definitivamente buona parte della legge 3/2012.

biogasNel frattempo sono fioccati (e fioccano ancora) i ricorsi ai tribunali amministrativi, sia da parte dei sindaci e dei comitati che si battono contro le centrali, sia da parte degli imprenditori che hanno investito nel biogas e che non possono certo dirsi soddisfatti. Molti degli impianti realizzati secondo le norme regionali sono infatti divenuti illegittimi e sulla Regione pende adesso il rischio di ricorsi milionari. La Giunta, a fino 2013, aveva cercato una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si era infilata. E lo aveva fatto tentando di introdurre la Valutazione di Impatto Ambientale postuma per quegli impianti che ne sono sprovvisti. Particolare non di poco conto, la proposta prevedeva che l’autorizzazione fosse concessa con le norme in vigore al momento dell’ottenimento dell’autorizzazione. La Regione, nel frattempo, ha infatti individuato quali aree risultino idonee agli impianti a biogas e quali no. Un provvedimento tardivo questo – come se l’esperienza del fotovoltaico non avesse insegnato niente – e che ha portato a un evidente cortocircuito, con le Marche che hanno autorizzato impianti su aree che essa stessa ha poi ritenuto inidonee. La proposta della Giunta fu comunque letteralmente sommersa da una salva di fischi, tra cui anche quelli del Partito Democratico. E così, della proposta Spacca-Giannini-Malaspina, non se ne fece più niente.

Adesso arriva il turno del Governo Renzi con una norma in parte comprensibile e in parte criticabile che, oltre a permettere l’attività di impianti al momento privi di autorizzazione ambientale, lascia un punto in sospeso. Quale  normativa, al momento della nuova procedura di Via, dovranno utilizzare le Regioni? Quella attuale, che nelle Marche individua le aree idonee alle centrali a biogas, o quella precedente che non prevedeva la zonizzazione? Un particolare non di poco conto questo, considerato come molti impianti si trovano su aree oggi definite non idonee. In un caso o nell’altro, non è difficile essere profeti,  fiocheranno ricorsi, o da parte dei sindaci e dei comitati o da parte degli imprenditori.

fotovoltaico

FOTOVOLTAICOIn una regione con il più alto rapporto tra potenza prodotta da impianti fotovoltaici e dimensioni del territorio, stanno sollevando tra gli imprenditori marchigiani più di un malumore alcuni articoli di legge presenti questa volta nel provvedimento in materia di sviluppo economico licenziato dal Governo Renzi il 13 giugno. Il testo prevede un ridimensionamento dei contributi concessi per vent’anni a chi realizzò gli impianti fotovoltaici. Il sistema incentivante in vigore garantiva l’acquisto dell’energia prodotta da parte del Gestore dei Servizi elettrici a tariffa concordata, con un aggravio nelle bollette pagate dai cittadini che spesso ha fatto discutere. Il decreto approvato dal Governo propone due possibilità ai produttori di energia da impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 200Kw. Nella prima ipotesi la tariffa incentivante verrebbe “rimodulata”, cioè ridotta, dal 1 gennaio 2015,  con l’applicazione di un fattore di riduzione crescente in base alla durata del periodo residuo ed erogata per un periodo di 24 anni (anziché i 20 anni oggi previsti). Nella seconda ipotesi prevista,  i titolari possono optare per un riduzione del 10% dell’incentivo oggi riconosciuto, anche in questo caso con decorrenza 1 gennaio 2015.  Secondo un parere dello studio legale Onida di Milano, la nuova norma sarebbe però incostituzionale in quanto “peggiorativa” della precedente. Il parere, che riporta tra l’altro diverse sentenze della Corte Costituzionale a favore dell’interpretazione negativa della nuova norma, sarebbe stato inviato al Presidente della Repubblica. La rimodulazione dei contributi potrebbe evidentemente creare problemi a chi in Regione ha realizzato gli impianti, facendo saltare il conto economico. Il Governo, probabilmente consapevole di questo, ha previsto delle modalità agevolate di accesso al credito per far fronte ai mutui contratti con le banche. Stando ai dati riportati dal Gestore, ad aprile 2014 nelle Marche gli impianti superiori ai 200Kw di potenza e interessati alla nuova normativa sarebbero oltre 1000 su  un totale di 32.000. Rimanendo alla sola provincia di Macerata, dove la produzione totale è pari a 300 Mw, gli impianti interessati sarebbero circa 240.

Francesco Merloni

MERLONI CHI?Il governo ha nei giorni scorsi indicato Francesco Merloni come uno dei commissari che dovrà affiancare Raffaele Cantone alla guida dell’Autorità Anticorruzione (Anca). Alcune testate nazionali hanno pensato all’imprenditore marchigano. E invece no. Il Merloni di cui si parla non è l’ex ministro bensì un professore universitario già estensore di diverse proposte per contenere e combattere i fenomeni corruttivi.

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Il link al decreto legge 91 del 24 giugno 2014 pubblicato in Gazzetta Ufficiale

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