Luca Fioretti: “Pd inesistente
nella vicenda biogas”
E dice basta al modello Marche

MACERATA - Il sindaco di Monsano sfiderà Francesco Comi per la segreteria regionale del partito. Tra i suoi punti il rifiuto del terzo mandato, tra cui quello di Spacca
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Da sinistra: Valentina Ugolinelli, Alessandro Luciani, Luca Fioretti e Andrea Tonnarelli

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Valentina Ugolinelli, Alessandro Luciani, Luca Fioretti e Andrea Tonnarelli

di Marco Ricci

(foto di Lucrezia Benfatto)

Il sindaco di Monsano e presidente dell’Associazione italiana dei comuni virtuosi, Luca Fioretti, ha tenuto oggi a Macerata una conferenza stampa per presentare la sua corsa alla segreteria regionale del Partito Democratico, una sfida che – dopo l’esclusione del sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli – lo vedrà scontrarsi con il consigliere regionale di Tolentino, Francesco Comi. Accompagnato dai civatiani Valentina Ugolinelli, Andrea Tonnarelli e Alessio Luciani, Luca Fioretti ha tenuto inizialmente a stabilire di chi sono le responsabilità dell’esclusione dai giochi del sindaco di Pesaro.

“Il nome di Ceriscioli è  venuto a tre giorni dalle scadenze con blocchi di potere che si muovevano dietro di lui, creando alla fine una situazione di cui qualcuno ha grande  reponsabilità – ha spiegato Fioretti – una responsabilità si devono assumere senza tirare in ballo me. Non sono io che decido se una candidatura è ammissibile o no. Io già faccio il sindaco, il presidente dell’associazione dei comuni virtuosi, ho il mio lavoro e adesso sono anche candidato – ha ironizzato dopo aver puntato il dito contro quei segretari provinciali e di sezione che non vorrebbero partecipare alle primarie tenendo chiusi i circoli  – e adesso non vengano anche a dirmi di fare le regole. Per quelle ci sono i comitati di garanzia che sulla questione hanno già deciso”.

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Da sinistra: Valentina Ugolinelli, Alessio Luciani e Luca Fioretti

Dopo aver punzecchiato Franceso Comi (“una candidatura fatta con il porta a porta per la regione senza alcun programma dietro”), Luca Fioretti ha descritto il percorso che lo ha portato a battersi per la segreteria regionale. “Un percorso nato quindici mesi fa, con dibattiti e incontri da cui poi è scaturito il mio nome”, per arrivare infine a parlare delle  parole d’ordine che vorrebbe valessero per il Pd marchigiano. Radicalità e credibilità. “Bisogna entrare alla radice dei problemi in modo radicale, non accontentare tutti rimanendo alla radice dei problemi. E il Partito Democratico deve tornare credibile, con persone che non abbiano portato alla situazione attuale. I temi che propongo per la segreteria regionale devono valere anche per le prossime elezioni regionali e sono parte del mio percorso politico . Temi concreti, precisi, non le solite parole fumose, partendo dai temi ambientali e da quelle politiche amministrative che ho portato avanti con l’associazione dei comuni virtuosi”.

Così no al terzo mandato per Spacca e per i consiglieri regionali e no al laboratorio Marche come “a qualsiasi altro laboratorio che trasformi i segretari regionali in piccoli chimici, con formule non solo diverse dal nazionale ma che da una parte valgono e dall’altra no”, chiaro riferimento all’Udc, con il centro sinistra in provincia di Macerata e all’opposizione al comune. “Il partito deve essere forte – ha proseguito Fioretti – avere idee chiare partendo dai suoi valori etici: dov’era il partito a Macerata e in provincia quando quattro consiglieri comunali votavano un ordine del giorno oscurantista e provocatorio come quello contro le unioni civili?”

E se Fioretti vorrebbe un partito in grado di formare gli amministratori, di accompagnarli durante i loro incarichi e di non lasciarli soli, allo sbaraglio davanti a problematiche complesse come ad esempio la gestione dei rifiuti, il discorso del sindaco è caduto sulla vicenda biogas. “La segreteria regionale è stata completamente assente – ha attaccato Luca Fioretti – lasciando i sindaci soli a fronteggiare una situazione nata male e che la Regione ha poi gestito anche peggio. Io amministro un comune di poche migliaia di persone – ha raccontato Fioretti  – e i nostri tecnici hanno perso decine di ore a studiare gli atti e a preparare i ricorsi, per altro pagati con soldi pubblici. Tutto questo per dover contrastare  gli effetti di una legge della Regione Marche. In questa vicenda ci sono colpe dei dirigenti ma anche colpe politiche, con un partito completamente assente”.

Proprio la vicenda biogas ha spinto Fioretti a parlare di una politica del Pd che percorso opposto rispetto a quello che la regione ha tenuto nella questione biogas, con i sindaci convocati a pasticcio già fatto. “Prima si parla, prima ci si confronta con le sezioni e poi si assumono le scelte – ha spiegato – Il Partito Democratico deve aprirsi e devono aprirsi i suoi vertici. La mia sarà una segreteria allargata, nel senso che ogni decisione, sia nel partito che in Regione Marche, deve prima essere discussa e condivisa ad ogni livello e poi presa, parlando e spiegando. L’opposto di quello che è accaduto anche nel caso della riforma sanitaria. Con più dialogo tutto sarebbe stato più semplice“.

Per Fioretti, che più che sull’appoggio della nomenclatura il 16 febbraio potrebbe contare sulla forza di tanti comitati che si confrontano da anni con lui, gli ultimi giorni per farsi conoscere tra gli iscritti e i del Pd. Così il sindaco di Monsano tornerà di nuovo in provincia di Macerata domenica prossima, 9 febbraio. Alle 10 sarà al circolo Pd di  Recanati, quindi il pranzo alla Foresteria dell’Abbadia di Fiastra, poi alle 16.00 nel circolo di Tolentino, per chiudere la giornata, alle 21.00, all’Hotel Miramare di Civitanova Marche. Sempre domenica, la coordinatrice dei civatiani, Beatrice Brignone, incontrerà a mezzogiorno  gli iscritti e i simpatizzanti Pd nel circolo locale di Potenza Picena,

 

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Luca Fioretti e Andrea Tonnarelli



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