Biogas, lo scontro finale
si combatterà sugli impianti già autorizzati

La parziale marcia indietro della Regione e le strane posizioni di alcuni nostri consiglieri regionali. La vicenda non è ancora finita
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bommarito-giuseppedi Giuseppe Bommarito

Grosse novità – anche se non tutte positive – sul fronte della vicenda degli impianti a biogas nelle Marche, una brutta storia veramente allucinante (ma sicuramente illuminante per capire chi veramente comanda nei palazzi regionali) che ha visto sino ad oggi, da un lato della barricata, i cittadini impegnati da tempo a difendersi dalle assurdità e dalle prepotenze delle politiche agricole ed energetiche regionali e, dall’altro, la stessa Regione Marche oggettivamente schierata a sostegno delle richieste e delle aspettative dei vari speculatori e dei vari furbastri che si sono buttati in gran fretta nell’affarone della “green economy” strumentalmente intesa (cioè per finalità fortemente speculative, e non certo per scopi di produzione di energia pulita e di risparmio energetico).

Alla fine, com’è ormai noto, dopo diversi mesi di mobilitazione e di “vera” informazione sulle centrali a biogas e a biomasse fornita dai cittadini direttamente coinvolti (informazione cioè non taroccata, come quella sin qui propinata purtroppo in abbondanza anche dalle istituzioni), si è delineato uno scandalo bello e buono, tale da coinvolgere i vertici politici, burocratici ed istituzionali delle Marche e portato avanti sino all’inverosimile contro la ragione e il buon senso e nonostante la resistenza, a volte peraltro di mera facciata, delle Province e dei Comuni interessati, in gran parte governati da maggioranze politiche di centrosinistra omogenee a quella al potere in Regione.

consiglio-regionale-biogasMotore reale ed insostituibile della protesta è stata però, indubbiamente, l’opposizione consapevole, informata e determinata di combattivi comitati di cittadini sorti un po’ ovunque in tutta la Regione (ad eccezione della provincia di Ascoli Piceno, perché qui, nel proprio bacino elettorale, il bioassessore regionale all’ambiente, il sambenedettese Sandro Donati – dell’IDV, ma sino a qualche giorno fa in rotta totale con il suo partito, che l’ha apertamente sfiduciato proprio su questa storiaccia delle centrali a biogas –, evidentemente è riuscito a porre un’efficace barriera protettiva).

Una sollevazione popolare, istituzionale e politica che, a seguito di un’ulteriore mozione di stop del Consiglio Regionale, approvata con una inedita maggioranza trasversale sulla quale torneremo in seguito, alla fine ha indotto la Giunta Regionale ad una clamorosa, anche se tuttora parziale, marcia indietro e quindi a rivedere il proprio piano energetico (sì, proprio quello che sino a qualche giorno fa costituiva l’alibi strumentale per far passare in gran fretta e senza guardare troppo per il sottile tutte le autorizzazioni richieste), a decidere di stabilire al più presto quelli che sono i siti non idonei (ma questa non sarebbe stata la prima cosa da fare?) e ad imporre la valutazione di impatto ambientale, la VIA, per tutti gli impianti di potenza superiore a 250 kilowatt.

Una posizione certo molto diversa da quella sin qui tenuta dalla Giunta, a palese testimonianza di un vero e proprio terremoto in atto all’interno dei territori marchigiani e delle stesse forze politiche di maggioranza, anticipata da uno scarno comunicato del Presidente Gian Mario Spacca, uscito nei giorni scorsi dal suo apparente distacco dalla vicenda, e motivata con l’insorgenza di presunti fatti nuovi e significativi (in realtà, nuovi per modo di dire: le posizioni contrarie di Comuni e Province erano infatti già emerse sin dall’inizio; ed anche l’ultima mozione del Consiglio Regionale, quella dell’11 settembre, in verità ha ricalcato una mozione sostanzialmente analoga del 12 giugno scorso, all’epoca tranquillamente gettata nel cestino come carta straccia).

 

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La protesta in Regione di ieri del Comitato di Petriolo

In ogni caso, meglio tardi che mai. Attenzione, però, perché resta ancora in ballo la questione principale, cioè i 15 impianti, tutti – o quasi tutti – mostri da 999 kilowatt e tutti frettolosamente già autorizzati dalla conferenza regionale dei servizi in spregio alla VIA, alle osservazioni di Asur ed Arpam ove comunque presentate, alle posizioni dei Comuni e delle Province, alle proteste dei cittadini. Su quest’ultimo aspetto, peraltro decisivo, la Giunta per il momento ha infatti traccheggiato, decidendo di richiedere un parere all’Avvocatura regionale per capire se con una nuova legge potrà bloccare le autorizzazioni già concesse, passaggio indispensabile per verificare se nelle Marche esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, alcuni finalmente garantiti con le procedure minime di valutazione, peraltro già previste dalla legge oltre che dal buon senso, ed altri mandati invece allo sbaraglio, sfortunati per essere incappati nelle richieste di autorizzazione presentate più tempestivamente e quindi solo per questo dato temporale già approvate dalla Regione senza garanzia alcuna in termini di salute, vivibilità, tutela dell’ambiente, sostenibilità per l’agricoltura.

C’è quindi da attendere qualche giorno ancora per comprendere in qual modo la Giunta Regionale (sulla quale già pende l’impugnativa del Governo nazionale rispetto alla legge regionale del marzo 2012, che non a caso aveva escluso la VIA dagli impianti a biogas sino al 999 kilowatt) deciderà di uscire da una situazione gravissima da essa stessa creata senza discriminare tra le varie popolazioni interessate dagli impianti a biogas. Certo è che, qualora non si ripristinasse un’indispensabile parità di trattamento, la Regione, come ente e nella persona dei suoi vertici istituzionali e burocratici, sarebbe sommersa da ricorsi di ogni tipo e da elevatissime richieste risarcitorie. Nel frattempo, come è stato peraltro già anticipato, tutti i comitati sparsi nelle Marche si stanno già attivando e attrezzando in questo senso.

In attesa degli ulteriori sviluppi, che non mancheremo di seguire, facciamo però un piccolo passo indietro per tornare alla mozione di stop approvata dal Consiglio Regionale nei giorni scorsi, precisamente l’11 settembre, molto importante anche per capire come si sono mossi nella vicenda i nostri rappresentanti in seno alla massima assise della Regione Marche.

Quasi in contemporanea – è bene qui sottolinearlo perché si tratta di una circostanza che ha travolto un’altra delle strumentali argomentazioni a sostegno dei megaimpianti sinora autorizzati – c’era stato però un comunicato quasi a sorpresa della Coldiretti marchigiana, ove si affermava con nettezza e senza la minima perplessità che gli impianti a biogas vanno bene solo se di piccole dimensioni, a filiera corta e a servizio effettivo delle aziende veramente agricole, e al tempo stesso si manifestava tutta la contrarietà, in quanto dannosi per l’agricoltura e finalizzati solo ad una grossolana speculazione fatta con soldi pubblici, ai grossi impianti da 999 kilowatt, esattamente quelli sinora fortemente voluti, con l’appoggio del Presidente Spacca, dalla triade regionale del biogas a tutti i costi Donati-Petrini-Giannini. Che dire di questa interessante presa di posizione? Di certo che si è trattato di un bel pugno sotto la cintola per coloro che in Regione, per far passare il bioinganno del quale ci stiamo occupando, si sono nascosti, tra le varie cose, anche dietro le paroline magiche del doveroso sostegno all’agricoltura marchigiana!

Ma ancora più  interessante è ciò che è avvenuto l’11 settembre nei solitamente ovattati palazzi regionali. La mattinata era cominciata tumultuosamente con un incontro dei vari comitati marchigiani con il Presidente del Consiglio Regionale e con tutti i capigruppo regionali, durante il quale, tra cagnare trasversali e pesantissimi riferimenti all’assessore Donati, erano volate parole grosse e minacce esplicite di esposti alla Corte dei Conti e di dirette azioni risarcitorie da parte di centinaia di cittadini imbufaliti con la Regione. Subito dopo si era passati all’assise regionale vera e propria, dove, sia pure con molte assenze e con pesanti spaccature nei principali partiti, il Consiglio Regionale aveva infine votato, con una maggioranza di sedici consiglieri contro nove, quella mozione sopra ricordata che chiedeva alla Giunta di rivedere il piano energetico (anche perché – incredibile, ma vero – gli obiettivi di produzione di energia alternativa assegnati alla nostra Regione sono stati già sostanzialmente raggiunti), di imporre la VIA per tutti gli impianti al di sopra dei 250 kilowatt e comunque di sospendere in via di autotutela le autorizzazioni già concesse, proprio in quanto rilasciate senza l’effettuazione della VIA (cioè, in pratica, tutte quelle sin qui autorizzate).

E qui, come è  già noto, tutti i principali partiti al momento del voto si erano spaccati, dando così vita ad una maggioranza che più trasversale non si può, con notevoli sorprese anche per quanto concerne i consiglieri regionali eletti in provincia di Macerata. Sul punto però è bene essere precisi al massimo, perché la questione è di estrema importanza e i lettori meritano di essere informati in maniera corretta.

Tra i pasdaran degli impianti a biogas, quelli che volevano andare avanti a tutti i costi, fregandosene altamente delle osservazioni dei cittadini, delle Province e dei Comuni interessati, e che quindi hanno votato contro la mozione di sospensione, troviamo i nostri piddini (nel senso di PD) Sara Giannini e Angelo Sciapichetti. Per la prima non c’erano dubbi, visto che sin dall’inizio, dopo aver sapientemente dirottato sul terreno confinante di Corridonia, esattamente al di là del confine comunale, un impianto che rischiava di sorgere nel territorio a lei caro di Morrovalle, è stata dura e pura sulle posizioni portate avanti dalla Giunta: autorizzare tutto prima possibile, comunque entro il 31 dicembre 2012, perché altrimenti chi di dovere avrebbe perso gli ingentissimi finanziamenti regionali. Quanto a Sciapichetti, beh, credo che nessuno in tutta la provincia ed anche in tutta la regione sia riuscito a comprendere la sua posizione, dapprima di pieno sostegno ad uno dei comitati (quello di Petriolo) in lotta contro la conferenza regionale dei servizi, conclusasi proprio un paio di settimane fa con il rilascio dell’ennesima l’autorizzazione per l’ennesimo impianto a biogas, per passare poi spericolatamente al voto contrario alla mozione che chiedeva di sospendere le autorizzazioni rilasciate, peraltro da lui motivato in modo ancora più spericolato proprio con gli errori della Regione in materia. Mah, chi ci capisce è bravo!!! Sempre dalle parti del PD è risaltata, e sicuramente non è stata gradita dai suoi concittadini, l’assenza del consigliere Francesco Comi, proprio per il fatto che pure la città di Tolentino è interessata da uno o forse anche due impianti a biogas in dirittura d’arrivo. Così come certamente non è sfuggita e non è piaciuta, passando al campo avverso, la strana ed incomprensibile astensione di Francesco Massi, capogruppo PDL, non saprei dire come motivata ma comunque singolarmente difforme dal prevalente voto del centrodestra di appoggio alla mozione di sospensione del megabiogas.

Per la sospensione delle autorizzazioni, e sempre a proposito dei nostri consiglieri regionali, si sono invece espressi, confluendo nell’inedita e trasversale maggioranza di 16 contro 9, Paola Giorgi (IDV), che molto si è spesa dal versante della maggioranza nella vicenda del biogas, nonché Francesco Acquaroli (PDL), Erminio Marinelli (gruppo “Per le Marche”) ed Enzo Marangoni (gruppo “Popolo e Territorio”).

La partita non è comunque ancora finita e riserverà ancora molte sorprese, anche in considerazione del recentissimo diniego del TAR Marche di provvedimenti cautelari che nel frattempo bloccassero l’iter delle autorizzazioni già concesse. D’altra parte, la posta in gioco è altissima, costituita com’è da centinaia di milioni di euro in incentivazioni pubbliche destinati ad essere pagati da tutti noi senza un’oggettiva esigenza e senza utilità alcuna per l’ambiente e l’agricoltura (e alla faccia dello spending review) a gruppi imprenditoriali che nulla c’entrano, se non in maniera fittizia, con il settore agricolo. Un giochetto sinora avallato dalla Giunta Regionale e dalla sua maggioranza di centrosinistra, che, se non sarà del tutto stoppato, consentirà infatti ai proprietari dei megaimpianti in via di realizzazione di mettersi in tasca – ricordiamolo ancora una volta per far meglio arrabbiare i lettori – tolte le spese e tenendoci bassi, ma proprio bassi, oltre un milione di euro l’anno da moltiplicare per 15 anni, la durata delle incentivazioni pubbliche riconosciute.

Il tutto grazie ad una Regione sfacciatamente debole con i forti e brutalmente forte con i deboli, a palese vantaggio di pochi (gli aspiranti beneficiari delle notevolissime incentivazioni pubbliche, che, guarda caso, fanno in gran parte riferimento al fabrianese, cuore pulsante della green economy in salsa marchigiana) e ai danni di migliaia e migliaia di cittadini lasciati senza tutela, i quali da un giorno all’altro rischiano di trovarsi (o già si stanno trovando) vicino casa, vicino alla scuola dei loro figli, nei pressi del ristorante dove ogni tanto vanno a mangiare o del bar dove si recano per una partita a carte, accanto a riserve naturali che dovrebbero essere valorizzate e non offese, grossi mostri tinteggiati di verde – spacciati per strutture ecologicamente ineccepibili – che “digeriscono” le peggiori schifezze, che puzzano, che causano un rumore continuo, che emettono polveri sottili, che richiedono un via vai continuo di camion carichi di liquami, di letame, di mais sottratto alla normale funzione alimentare, anche di rifiuti di ogni genere (tanto chi mai potrà controllare il carico di centinaia di autocarri e autoarticolati?) che poi finiranno come concime sui campi.

A questo punto, sperando nella definitiva vittoria della ragione in Regione (anche se qui in ballo non c’è solo una vocale, ma una serie di interessi corposissimi), non resta che attendere gli ulteriori sviluppi della vicenda, insieme all’ennesimo immancabile comunicato dell’ormai improponibile assessore Donati, il quale sicuramente ci ribadirà che la Regione Marche ha sempre tenuto in somma considerazione l’ambiente e la salute dei marchigiani.



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