Spacca difende se stesso e i suoi assessori
con la proposta di legge
sul biogas speculativo

Il governatore vuole correre ai ripari permettendo il rinnovo delle autorizzazioni e consentendo che le stesse possano essere sottoposte ad una VIA postuma
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bommaritodi Giuseppe Bommarito 

Una parte di verità, anche se molto limitata e di comodo, sulla recentissima proposta di legge della Giunta Regionale in materia di biogas (quella che, contro ogni norma di legge e contro la stessa sentenza della Corte Costituzionale del maggio 2013, sta cercando di salvare a tutti i costi le illegittime autorizzazioni concesse alle imprese del biogas speculativo), l’ha detta proprio il governatore Spacca in una recente conferenza stampa: si tratta di una proposta difensiva, puramente protettiva (leggi l’articolo). A suo dire, l’esigenza di difesa scaturirebbe dalle richieste di risarcimento delle imprese già autorizzate, che ora, trovandosi bloccate e con investimenti ormai effettuati, minacciano cause di risarcimento che potrebbero costare alla Regione cifre milionarie, intorno ai 13 milioni di euro: per meglio “difendersi”, secondo Spacca bisognerebbe rinnovare le autorizzazioni illegittimamente rilasciate, applicando la normativa vigente all’epoca (!!!) e addirittura sospendere i provvedimenti di annullamento in autotutela, ove fossero stati già adottati. E magari – aggiungo io – per prevenire ancora di più eventuali azioni risarcitorie sarebbe stato bene dare pure una bella onorificenza agli imprenditori-prenditori del settore in occasione della recente Giornata delle Marche!

La conferenza stampa di ieri mattina in Regione

Il governatore Spacca con le assessore Malaspina e Giannini durante la conferenza stampa di ieri mattina in Regione

Battute a parte, in effetti è vero che quest’ultima provocatoria sortita della Giunta Regionale, questa vera e propria presa per i fondelli, integri una proposta di legge di stampo difensivo (in ogni caso del tutto illegittima e da rigettare). Sin qui possiamo essere d’accordo, a patto però di chiarire che il vero soggetto da tutelare e da difendere è non tanto la Regione Marche, ma Spacca stesso, e con lui gli altri componenti della Giunta Regionale, in primis la Giannini, e pure Donati e Petrini (questi ultimi due sino a quando ne hanno fatto parte), i quali, insieme ai funzionari apicali che si sono prestati al giochetto, hanno favorito il biogas speculativo contro ogni logica, contro ogni forma di tutela dell’ambiente e della salute collettiva, contro ogni regola prudenziale di sana amministrazione, contro i ripetuti richiami dello stesso Consiglio Regionale, contro gli esposti dei vari Comitati sparsi in tutte le Marche, in definitiva contro i tutti i cittadini marchigiani.
E non solo hanno sfacciatamente e palesemente favorito questo stramaledetto biogas speculativo, ma lo hanno anche fatto procedere alla velocità del suono, perché bisognava chiudere in fretta: c’era un termine da rispettare per l’entrata in funzione degli impianti e per passare poi alla cassa delle incentivazioni milionarie per quei gruppi che, forti di evidenti appoggi in Giunta e di un meccanismo studiato preventivamente a tavolino con i loro stessi referenti politici, si sono buttati a capofitto in questo grande affare, il tutto naturalmente sulla pelle dei marchigiani, trattati ancora una volta da sudditi e non da cittadini.
Basti pensare che la Giunta Regionale, prima ancora che uscisse la legge regionale n. 3/2012, quella poi dichiarata incostituzionale che escludeva dalla verifica di VIA gli impianti sino a 999 kilowatt, aveva addirittura fatto furbescamente inserire nella legge di assestamento del bilancio 2011 un articolo specifico, il cui contenuto, del tutto estraneo al resto di quella legge, anticipava appunto la stessa legge regionale n. 3/2012, così legittimando e agevolando già a partire dalla fine del 2011 la costruzione di questi mostri falsamente ecologici dovunque e senza il benchè minimo controllo del loro impatto ambientale. Basti pensare che solo a cose fatte, cioè allorchè erano state concesse tutte le autorizzazioni che dovevano essere concesse, la Regione si è preoccupata di individuare i siti non idonei (ciò che qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso avrebbe fatto prima di ogni altra cosa) e di prevedere con norme più stringenti la partecipazione alle relative conferenze dei servizi dei Comuni interessati, nonché dell’Asur e dell’Arpam, sino a quel momento considerati sgraditi ospiti, privi di alcuna voce in capitolo.

La centrale a biogas di Morrovalle

La centrale a biogas di Morrovalle

E va anche ricordato che, allorchè il Governo Monti impugnò la legge regionale n. 3/12 e da più parti, non solo dai Comitati ma pure dalla stessa maggioranza, si levarono molteplici voci per invitare la Giunta a sospendere, per un elementare principio di cautela amministrativa, i procedimenti autorizzativi in corso, l’arrogante risposta di Spacca e della Giunta fu: noi andiamo avanti, la Corte ci darà ragione, i cittadini marchigiani le centrali a biogas se le devono tenere e basta!
Insomma, un atteggiamento politico, istituzionale ed amministrativo assolutamente censurabile, meritevole non solo dell’attenzione della Procura della Repubblica di Ancona (che già si è mossa con una clamorosa inchiesta, per adesso a carico di 13 indagati, tra i quali funzionari regionali apicali, alcuni cosiddetti “imprenditori” del biogas e diversi tecnici del settore, e che a mio avviso dovrà muoversi anche per l’ulteriore capitolo della stretta connessione tra politica ed affari rappresentato da quest’ultima proposta di legge della Giunta Regionale, a sostegno della quale il nostro buon Governatore non ha mancato di inventarsi la storiella dello Stato “cattivo” che su tale aspetto discriminerebbe la Regione Marche), ma anche della Corte dei Conti. E proprio qui, se non vogliamo raccontarci le barzellette, sta il punto veramente dolente della vicenda di cui stiamo parlando.

Una delle proteste in Regione da parte dei Comitati per il no al Biogas

Una delle proteste in Regione da parte dei Comitati per il no al Biogas

Va infatti riportato alla memoria, per meglio capire chi deve difendersi e da cosa in effetti deve difendersi, che i vari esposti dei Comitati, a suo tempo trasmessi anche alla Corte dei Conti, avevano già evidenziato che, qualora la Giunta non avesse sospeso i procedimenti autorizzativi in corso in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, e qualora tale sentenza avesse infine dichiarato l’incostituzionalità della legge regionale n. 3/12 (come poi in effetti è successo), si sarebbe allora verificato un danno erariale del quale avrebbero personalmente risposto, oltre all’ente Regione, anche i suoi vertici istituzionali e amministrativi (cioè i componenti della Giunta ed i funzionari apicali), i quali – con tutta evidenza – stavano deliberatamente e assurdamente assumendo, pur di far andare avanti a tutti costi le imprese del biogas speculativo, un rischio che non poteva certo ricadere alla fine del giro sulla collettività.
Oggi, quindi, tornando alla proposta di legge “difensiva”, Spacca e la Giunta Regionale (spiace a questo riguardo non sentire più sul biogas speculativo la voce critica di Paola Giorgi, a suo tempo molto vicina ai Comitati, ma silente da quando è entrata a far parte dell’esecutivo regionale) stanno cercando solo di proteggere la loro posizione, omettendo di fare l’unica cosa che sono invece obbligati a fare: imporre prima possibile l’annullamento in autotutela delle autorizzazioni già concesse, tutte o quasi in violazione di direttive comunitarie e della Costituzione. I nostri eroi del biogas pensano quindi di correre ai ripari, tirando fuori dal cilindro una proposta di legge che punta a permettere il rinnovo di queste autorizzazioni e consentendo così che le stesse possano essere sottoposte ad una VIA postuma (nonostante che tutte le leggi ambientali ed anche il buon senso vietino una cosa del genere ed impongano che la valutazione dell’impatto ambientale debba essere preventiva, e non certo a cose fatte).
Ma è un’illusione. In primo luogo perché è impensabile che i consiglieri regionali, pure della maggioranza di centrosinistra, vogliano dare copertura, accollandosene le relative conseguenze dinanzi alla Corte dei Conti, a quello che è non solo un maldestro tentativo dei componenti dell’esecutivo regionale di schivare personali responsabilità politiche e di tipo giuridico, ma anche un vero e proprio ulteriore regalo a favore delle imprese del biogas speculativo (a proposito: che hanno da dire i renziani marchigiani, ormai padroni del PD regionale, su questa bella “marchetta” – il copyright è dello stesso Matteo Renzi – di Spacca e della Giunta? Il nuovo modo di fare politica forse nelle Marche non vale?). In secondo luogo, perché tale legge, ammesso e non concesso che venga infine alla luce, sarebbe anch’essa palesemente incostituzionale. Infine perché, a parte il dovuto intervento della magistratura, i Comitati ed i cittadini marchigiani “sbranerebbero”, politicamente parlando, quei consiglieri regionali che si dovessero prestare a questo ulteriore sfregio alla legge e a questa ennesima beffa.
Quanto agli imprenditori del settore, la gran parte di loro ha preteso di proseguire nei procedimenti autorizzativi e poi nella realizzazione degli impianti ben sapendo che sulla legge regionale n. 3/2012, da loro stessi propugnata, pendeva un ricorso alla Corte Costituzionale, e quindi si sono anch’essi del tutto consapevolmente assunti il rischio della pronunzia di incostituzionalità e di investimenti fatti a vuoto. Non sono loro le reali parti lese, quindi. I veri danneggiati sono solo ed esclusivamente i cittadini, che, nella sostanziale incuranza della politica regionale (anche delle forze di opposizione, in verità), già hanno dovuto subire deturpazioni ambientali, rumori ed esalazioni, sversamenti nei corsi d‘acqua, ripetute prese in giro e la costruzione di inquietanti mostri verniciati di verde, anche a ridosso di parchi naturali, aziende preesistenti, ristoranti, alberghi. Questa volta pertanto – lorsignori si preparino – sarà dai cittadini che, comunque andranno le cose, arriveranno le vere e fondate richieste di risarcimento danni a carico di chi ha deliberatamente consentito un tale scempio giuridico e ambientale.
Insomma, la vicenda del biogas speculativo non è certo chiusa qui, ne vedremo ancora delle belle, a partire dai risultati ormai prossimi della Commissione Regionale di inchiesta presieduta dal consigliere Francesco Massi.

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