Quattro donne nel Maceratese
per il marzo femminile del 2013

Laura Boldrini, Irene Manzi, Sara Giannini e Paola Antolini. Un solo dubbio, che riguarda la terza: “Green economy” o “Brown economy”?
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Giancarlo Liuti

di Giancarlo Liuti

Visto che il mese di marzo è dedicato alla donna, mi pare giusto, stavolta, parlare di quattro donne maceratesi, due nate in città e due in provincia, che proprio in questi giorni hanno avuto gli onori della cronaca e suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica.

Il primo posto spetta senz’altro a Laura Boldrini, già portavoce dell’Onu per i rifugiati politici, eletta nelle file di Sel e ora presidente della Camera dei Deputati. Il discorso che lei ha pronunciato dopo la designazione a un incarico così importante (solo due donne, prima, nella storia della Repubblica: Nilde Jotti e Irene Pivetti) è stato un messaggio di solidarietà verso gli ultimi della terra sostenuto dall’esperienza maturata alle Nazioni Unite, reso attualissimo per l’omaggio alla figura di Papa Francesco e caratterizzato dall’appello, rivolto all’intero Parlamento italiano, di aprirsi al mondo (un discorso che Michaela Biancofiore del Pdl ha rozzamente disprezzato – questo è il suo stile e magari fosse soltanto il suo! – definendolo scritto da Nichi Vendola, quasi a dire che la Boldrini non è nessuno). Nata a Macerata nel 1961, Laura si è poi trasferita coi genitori a Jesi. Ma lasciatemi fantasticare che qualcosa dell’aria di questa città le sia entrato nei polmoni col primo vagito ed è quell’antico civismo per cui l’intolleranza e l’egoismo sociale non vi hanno mai preso il sopravvento. Un saluto, dunque, a Laura Boldrini: questo marzo è suo.

Il discorso di insediamento di Laura Boldrini

Il discorso di insediamento di Laura Boldrini

 

Irene Manzi a Montecitorio

Irene Manzi a Montecitorio

 

Ma a Montecitorio è salita un’altra donna, maceratese e non solo di nascita: Irene Manzi, 35 anni, già funzionario della Provincia per i beni e le attività culturali, poi vicesindaco e assessore alla cultura della giunta Carancini e adesso deputato nella lista regionale del Pd. In quanto maceratesi, lei e la Boldrini erano state precedute, nel lontano 1948, solo dalla democristiana Maria Pucci, che risiedeva  sì a Macerata ma era nata a Catanzaro. Donna, giovane e approdata al Pd senza alcuna precedente militanza politica, la Manzi è figlia, su scala nazionale, di quell’esigenza di cambiamento di generazione e di genere che ormai è ineludibile a ogni livello. Il suo impegno da deputato? Intende occuparsi, in aula e in commissione, del settore della cultura. Il suo carattere? Tranquillo, tollerante, non incline agli eccessi. E, come per la Boldrini, chissà che qualcosa dell’aria di questa città non le sia entrato nei polmoni col primo vagito. Un saluto, perciò, vada pure a Irene Manzi: Macerata può dire che questo marzo appartiene anche a lei.

Intendiamoci: non si creda che la mia personale soddisfazione per il successo di queste due donne dipenda dalle loro scelte di campo, che ovviamente possono non essere condivise da chi ne ha fatte altre di segno diverso. Del resto sappiamo quanto sia difficile la formazione di un nuovo governo e quanto sia probabile che prima o poi si torni a votare, la qual cosa significherebbe, per entrambe, l’abbandono di Montecitorio. No, non è questo il punto. La mia soddisfazione riguarda Macerata e il fatto che l’elezione della Boldrini e della Manzi è stata un segnale – uno dei pochissimi – di legittimo orgoglio per una città cui voglio bene. Al saluto, allora, aggiungo la speranza  che se anche si tornasse a votare tutte e due vengano rielette. Per i loro meriti, certo. Ma, consentitemi questo pur opinabile soprassalto di patriottismo cittadino, perché esse sono di Macerata.

 

L'assessore regionale Sara Giannini

L’assessore regionale Sara Giannini

La terza donna che marzo ha portato alla ribalta è la morrovallese Sara Giannini, assessore regionale del Pd per industria, artigianato e sostegno all’innovazione nei settori produttivi, materie, queste, in cui rientra l’idea-forza della “green economy”. Ora è noto che, tradotta nei fatti, questa idea si è indebolita e ha cambiato colore, passando dal “green” (il verde, tipico della natura) al “brown” (il marrone, con sfumature escrementizie). E questo perché la speculazione ha colto al volo l’occasione fornita da leggi che danno consistenti incentivi finanziari a chi realizza, nelle campagne, impianti fotovoltaici e biogas per produrre, in teoria, energia pulita. Non metto in dubbio la buona fede dei legislatori. Sta di fatto però che un agguerrito numero di  imprenditori privati (la cosiddetta e onestissima società civile) ha snaturato lo spirito di quelle norme, ne ha eluso le regole e ha messo a ferro e fuoco l’agricoltura, il paesaggio e l’ambiente approfittando anche dei varchi procedurali apertigli dalle pubbliche istituzioni, cui – stranamente ? –  è sfuggita di mano la distinzione fra “green economy” e “brown economy” (la centrale “Vbio2” di Loro Piceno ha provocato una fuoriuscita di liquami che inquinerà, forse per anni, il Fiastra fino al Chienti, e un incidente simile si è verificato pure a Morrovalle, il paese della Giannini).

Non la tiro per le lunghe – si legga in proposito l’ampio articolo di Giuseppe Bommarito su Cm – e mi limito a sottolineare che presso la Procura di Ancona è in corso un’indagine su privati e funzionari regionali per abuso d’ufficio, truffa e associazione a delinquere. Indagine pure sui politici? Non risulta, per ora. E mi astengo da ogni sospetto. Tuttavia la Regione ha pur avuto un ruolo nell’autorizzare quegli impianti, nell’escludere, per un solo kilowatt di differenza, l’obbligo della valutazione di impatto ambientale e nella costante sordità rispetto alle vibrate proteste di ben cinque sindaci della nostra provincia. Un po’ misteriosa, questa Regione, col presidente Spacca che ora si schiera con indignata fermezza contro l’eventuale malaffare ma solo dopo avere appreso dell’inchiesta della magistratura. E con Sara Giannini che esclude qualsiasi responsabilità politica dicendo che la legge tassativamente imponeva di concedere le autorizzazioni nonostante le due mozioni consiliari con cui se ne chiedeva la sospensione. Ne prendo atto. Resta però che il suo nome è rimbalzato nei giornali rendendola una delle nostre importanti donne di marzo. “Green” o “brown”? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma sarebbe stato tutto più “green” se lei – da donna –  avesse speso qualche parola a favore delle mille “garibaldine” di Matelica che sono scese in piazza contro le industrie insalubri. In tal modo avrebbe pienamente meritato l’aureola positiva – “green”, non “brown” – di maceratese del marzo 2013.

 

Paola Antolini

Paola Antolini

 

E vengo alla numero quattro: Paola Antolini, civitanovese, titolare di “Donna & Uomo In”, che ha lanciato la proposta di istituire una moneta locale diversa dall’euro allo scopo di stimolare il consumo di prodotti di qualità a un prezzo scontato. Come si chiamerà questa moneta? “Civitino”, “Paolino” o, in omaggio al primo cittadino ora in carica, “Corvattino”? L’idea, già realizzata in altre parti d’Italia, non piace molto allo Stato, se non altro perché non prevede il rilascio dello scontrino fiscale e quindi incoraggia l’evasione. Tuttavia è una proposta che ancora una volta pone lo spirito di Civitanova all’avanguardia, in provincia, nel campo della novità e dell’iniziativa imprenditoriale. Cose, queste, da non sottovalutare. Ed ecco perché Paola Antolini merita di entrare fra le donne maceratesi del  marzo 2013. Un saluto, e auguri, pure a lei.

 

 

 

Il corteo delle donne di Matelica

Il corteo delle donne di Matelica



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