Biogas tra leggi ad personam
e consiglieri regionali che tengono famiglia

Martedì in aula si deciderà la sorte delle centrali già autorizzate
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bommaritodi Giuseppe Bommarito

Ho già  sostenuto, e qui lo confermo in pieno, che a mio avviso la Giunta Regionale di centrosinistra nel settore del biogas ha sin dall’inizio scelto di muoversi in piena sinergia e oggettiva complicità con le potenti entità societarie entrate nel settore della “green economy” con intenti totalmente e palesemente improntati ad una speculazione bella e buona, fatta con soldi pubblici (quelli delle incentivazioni, che ovviamente paghiamo tutti noi)  e ai danni di decine di migliaia di cittadini, trattati con disprezzo, come se la ragione ed il buon senso fossero prerogative solo di un altro mondo, come se, anziché persone con il diritto alla salute ed alla salubrità dell’ambiente, i malcapitati residenti od operanti nei pressi di questi mostri spacciati per strutture ecologicamente all’avanguardia fossero sudditi destinati a sopportare tutto e il contrario di tutto per rendere ricchi e contenti lorsignori. Lo dimostra con evidenza la successione dei provvedimenti regionali (culminata nella famigerata legge regionale n. 3 del 26 marzo 2012, impugnata per incostituzionalità dal Consiglio dei Ministri), arrivati a porre qualche tiepida restrizione ai biospeculatori (imprenditori finti, perché quelli veri investono e rischiano di tasca propria, mentre questi invece sono entrati nell’affarone del biogas esclusivamente per venire a riscuotere con il cappello in mano le ingentissime sovvenzioni pubbliche ottenute con l’appoggio della politica, e quindi usando carte truccate) solo quanto le conferenze dei servizi avevano già autorizzato tutte quelle domande che ad ogni costo dovevano essere autorizzate in fretta e furia: ben 15 autorizzazioni nell’arco di pochissimi mesi, un vero e proprio record di efficienza amministrativa! In pratica, i cittadini marchigiani in qualche modo coinvolti nella vicenda del biogas speculativo hanno assistito ad un film già visto, quello che ha avuto come protagonista il fotovoltaico selvaggio a terra, altra indegna speculazione ai danni dell’ambiente fatta in nome dell’ambiente e anch’essa favorita dai pubblici poteri regionali. Pure in quel caso, infatti, le stalle sono state chiuse quando i buoi erano già scappati.

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Una protesta dei comitati in Regione

Qui ci sta bene una piccola digressione di carattere generale: certo che seguitando di questo passo sarà difficile per le istituzioni regionali marchigiane recuperare quella credibilità largamente perduta di cui ha parlato pochi giorni fa il Presidente Spacca in relazione ai sempre più  inaccettabili costi e privilegi della politica e ai sempre più  insopportabili scandali che hanno interessato vari enti regionali sparsi un po’ in tutta Italia, da nord a sud!

Torniamo ora però ai nostri beneamati impianti a biogas e al marchingegno tecnico-burocratico-legislativo studiato nel fabrianese per far camminare velocemente le varie pratiche e per farle arrivare in gran fretta e con un preciso e inderogabile mandato politico davanti alle varie conferenze dei servizi, tutte o quasi tutte presiedute da un dirigente assunto a termine e poi stabilizzato nei primi giorni di agosto di quest’anno dal Consiglio Regionale insieme ad altri 15 dirigenti con una legge cucinata e cotta in pochissimi giorni, in teoria finalizzata al contenimento della spesa (non ridete, ma in questo caso, con un notevole aggravio di spesa ma pur sempre in nome della spending review, sono stati fatti passare senza pubblico concorso a tempo indeterminato ben 16 dirigenti regionali) ed anch’essa finita davanti alla Corte Costituzionale a seguito di impugnazione da parte del Governo Monti (e qui le possibilità sono due: o Monti ce l’ha proprio con Spacca e le Marche, oppure sarà il caso che il Consiglio Regionale queste leggi le scriva con maggior rispetto dei principi costituzionali che puntellano il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente e che pongono i sacrosanti principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione).

Insomma di questo marchingegno costruito ad arte ero e sono sempre più convinto. Tuttavia non riuscivo a credere ai miei occhi quando in questi ultimi giorni mi è capitata sotto gli occhi la documentazione concernente la centrale a biogas di Sarrocciano, nel territorio di Corridonia (oggi – quasi completata nella realizzazione – la si può ammirare nel suo amabile colore verde pisello, il verde dà sempre un tocco di ecologico, lungo la superstrada tra l’uscita di Morrovalle e quella di Corridonia, lato destro procedendo verso Corridonia), qui infine sbarcata a titolo di grazioso regalino proveniente dalla limitrofa Morrovalle, per il quale la Sindaca Nelia Calvigioni sa bene chi deve ringraziare all’interno della triade regionale dei bioassessori Giannini-Petrini-Donati.

In questo caso di Corridonia la VBIO1 Società Agricola s.r.l. (agricola sulla carta, in realtà inattiva, facente parte del potentissimo gruppo che sta cercando di costruire impianti del genere anche a Loro Piceno, Montegiorgio, Potenza Picena, ecc., ) ebbe a presentare presso la Provincia di Macerata nei primissimi giorni dell’ottobre 2011 la domanda per sottoporre il progetto di cui sopra, da 999 kilowatt, a verifica di assoggettabilità alla VIA (valutazione di impatto ambientale), una procedura all’epoca prevista al fine di stabilire se l’opera progettata potesse o meno avere apprezzabili effetti negativi sull’ambiente e quindi se dovesse o meno essere assoggettata a VIA. Iniziata la procedura, subito l’ARPAM rilevò, oltre ad una serie di criticità dell’impianto relativamente al regime delle acque di percolazione e di condensa e in merito all’utilizzo del digestato, anche l’inadeguatezza del progetto in ordine alle emissioni in aria. Insomma, le cose si stavano mettendo in modo tale che la VIA vera e propria cominciava a delinearsi come pressochè inevitabile, con la conseguenza di un notevole allungamento dei tempi per il necessario espletamento di diversi accertamenti e di riscontri tecnici di una certa complessità.

E allora – attenzione, perché il passaggio è molto istruttivo – guardate bene cosa successe proprio pochi giorni dopo a livello regionale. Il 31 ottobre del 2011 il Consiglio Regionale delle Marche approvò la legge regionale n. 20, il cui titolo è: “Assestamento di bilancio 2011”, al cui interno compare un incredibile art. 24 che modifica la normativa vigente in quel momento in materia di VIA e la elimina per gli impianti a biogas e biomasse di potenzia inferiore a 1.000 kilowatt.

Beh, come possiamo definirla questa norma (anticipatrice della famigerata legge regionale n. 3 del 2012, che arriverà in seguito per meglio razionalizzare il famoso marchingegno) inserita quasi di soppiatto, senza azzeccarci per nulla, in una legge regionale di assestamento di bilancio, che elimina la VIA per le autorizzazioni degli impianti in questione e spedisce direttamente gli aspiranti beneficiari delle sostanziose incentivazioni pubbliche dinanzi alle conferenze regionali dei servizi dove essi hanno poi ottenuto a tutta velocità le agognate autorizzazioni senza avere tra i piedi l’ASUR e l’ARPAM e contro le volontà dei cittadini, delle Province e dei Comuni interessati? Chissà, si potrebbe forse parlare a buon ragione di legge berlusconiana “ad personam” o per essere più precisi (scusate il falso latinetto, ma serve per rendere meglio l’idea), di legge berlusconiana “ad aziendam”? Insomma, qual è la vostra risposta positiva al riguardo?

Ma adesso lasciamo da parte questi riferimenti al passato, sia pure recente, e veniamo ai giorni nostri, caratterizzati in primo luogo da un paio di interessanti recenti scoperte. La prima è che si è saputo dalla stessa Regione che gli obiettivi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili previsti dal PEAR, il mitico piano energetico ambientale regionale, sono stati già pressochè raggiunti quasi per intero. La seconda è che la Coldiretti Marche, con ben due comunicati in pochi giorni, ha esternato tutta la propria contrarietà alle megacentrali a biogas da 999 kilowatt, considerate assolutamente nocive per l’agricoltura, ed è tornata a chiedere con forza la revoca delle autorizzazioni sin qui concesse dalla Regione per questa tipologia di impianti. Due colpi secchi che hanno repentinamente tolto ai grandi manovratori regionali gli alibi dietro ai quali essi sino ad oggi si sono nascosti per autorizzare queste schifezze a gran velocità: la necessità di produrre energia alternativa per raggiungere gli obiettivi del PEAR e la tutela dell’agricoltura.

Poi, sempre nelle ultimissime settimane, abbiamo assistito al furbesco tentativo della Giunta Regionale di uscire, salvando capra e cavoli, dal vicolo cieco in cui si è cacciata con le scelte sin qui perseguite sul biogas speculativo. La Giunta, infatti, nascondendosi dietro un parere dell’Avvocatura Regionale, ha per adesso adottato questa linea: le autorizzazioni sin qui rilasciate (quelle che veramente contavano) non possono essere toccate, perché altrimenti la Regione potrebbe essere attaccata dalle imprese con richieste di danni anche per milioni di euro; per le istanze ancora in corso, invece, certo, è cosa buona e giusta prevedere la VIA, l’intervento dell’ARPAM e dell’ASUR, tenere conto delle istanze degli enti locali e dei cittadini (che evidentemente, secondo Spacca, si dividono in due categorie: quelli di serie A, che vedranno esaminate le istanze per installare le centrali a biogas con tutte le garanzie che la ragione e il buon senso, ed anche le leggi preesistenti se solo fossero state correttamente interpretate, impongono; quelli di serie B, che invece si dovranno sorbettare impianti devastanti sotto il profilo della salute e della salubrità ambientale senza il minimo di garanzie e di obiettivi riscontri). E poi ha concluso: ci pensi semmai il Consiglio Regionale ad intervenire sulle autorizzazioni già rilasciate, qualora se la senta di intervenire in via retroattiva con una nuova legge!

E qui la palla è passata al Consiglio Regionale, che su questa vicenda si è ormai diviso con spaccature anche interne sia alla maggioranza di centrosinistra che all’opposizione di centrodestra. La competente Commissione ha velocemente licenziato una proposta di legge che interviene solo sulle future richieste per impianti a biogas, senza nulla dire sulle autorizzazioni già rilasciate. Tuttavia diversi emendamenti sono stati presentati da alcune forze politiche in tal senso (i consiglieri Marangoni e Pieroni, e credo anche l’IDV, salvo altri), per cui  martedì prossimo in aula consiliare sarà battaglia durissima sul vero nodo della questione: che fine facciamo fare alle autorizzazioni già graziosamente concesse?

Certo, sul piano tecnico-giuridico non è una decisione facile, ma i Comitati nei giorni scorsi hanno tirato fuori un vero e proprio asso nella manica e lo hanno distributo a tutti i consiglieri regionali: un importantissimo parere dell’avvocato Ranieri Felici (che io – e qui mi scuseranno i tanti bravissimi colleghi che operano nella nostra regione – considero l’avvocato amministrativista più bravo e preparato delle Marche, insomma, detta in poche parole, un vero e proprio genio del diritto), il quale, con il supporto di numerose sentenze anche della stessa Corte Costituzionale, ha chiarito che le leggi regionali possono tranquillamente essere retroattive, e anzi, in alcuni casi, quando serve per eliminare storture e irragionevolezze di un precedente provvedimento legislativo, è proprio doveroso legiferare anche con effetti retroattivi. Lo stesso parere, parlando di possibili risarcimenti, ha poi evidenziato che le imprese già autorizzate, avendo fatto affidamento su una legge regionale già impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale e comunque contrastante con tutta la normativa europea in materia, avrebbero poche possibilità di ottenere significativi risarcimenti, mentre invece enormemente più pesante sarebbe il conto di migliaia e migliaia di cittadini e di operatori economici che potrebbero richiedere all’ente Regione i danni per la minor vivibilità dell’ambiente, per il deprezzamento dei loro immobili, per la perdita di redditività delle loro aziende situate vicino agli impianti a biogas, e così via discorrendo.

Insomma, i Comitati hanno servito al Consiglio Regionale su un piatto d’argento il modo per fare giustizia, per non avallare ingiuste discriminazioni tra cittadini di serie A e cittadini di serie B e per contenere al massimo i danni che la Regione potrebbe essere esposta a dover pagare. Eppure molti consiglieri regionali, anche tra quelli che sin qui hanno appoggiato più o meno convintamente le battaglie dei Comitati, nicchiano e fanno capire che essi difficilmente voteranno gli emendamenti che prevedono di sospendere o revocare in via retroattiva le autorizzazioni già rilasciate. E sapete qual è il vero motivo di una tale incomprensibile presa di posizione? E’ che anche i nostri consiglieri tengono famiglia e dicono: sin qui il casotto l’ha fatto la Giunta, e solo la Giunta. Se un domani ci saranno da pagare danni a destra o a manca, e se per questi danni aventi natura erariale si muoverà la Corte dei Conti, allora, se noi ce ne stiamo zitti e buoni, ne risponderanno solo Spacca e i suoi fidati assessori. Se invece noi, avallando le richieste dei Comitati e di tanti Comuni e Province, dovessimo intervenire sulle autorizzazioni già date e un domani ci fosse da risarcire o le imprese o i cittadini, allora la Corte dei Conti potrebbe venire a bussare pure da noi. Sì, c’è il parere di grande spessore dell’avvocato Felici, ma noi non possiamo rischiare, siamo in gran parte padri di famiglia e quindi la palla la lasciamo alla Giunta Spacca, che sinora ha gestito la faccenda in questa maniera così assurda.

Mah, di sicuro martedì in Aula nel Consiglio Regionale ne vedremo delle belle!

Intanto che dire? Secondo me, che non ci sono parole per un siffatto modo di ragionare, ma solo parolacce. I nostri consiglieri regionali, tutti, sia quelli di maggioranza che quelli di opposizione, sono stati mandati in Consiglio non per fare i conti della serva e pararsi il sedere, ma per tutelare sino in fondo le collettività rappresentate. E tutti i consiglieri sappiano che i cittadini marchigiani questa volta li aspettano al varco, li stanno osservando molto da vicino e non perdoneranno loro posizioni ambigue o contraddittorie.

Quanto poi ai consiglieri dell’opposizione, questi, politicamente parlando, non dovrebbero tuffarsi al volo in una situazione che vede i partiti della maggioranza di centrosinistra spaccati al loro interno ed incerti sul da farsi? Quale migliore occasione per incunearsi nelle difficoltà e nei contrasti della controparte politica per acuirli sino a farli esplodere?



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