Il centrodesta pungola sulla Palace:
“Dov’è la prima rata del mutuo?”

CIVITANOVA - I consiglieri Ciarapica, Morresi, Corallini e Marzetti chiedono le tracce del versamento della società che gestisce il palazzetto scaduto il 31 agosto
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I consiglieri del centrodestra Fabrizio Ciarapica, Claudio Morresi, Giovanni Corallini e Sergio Marzetti

di Marco Ribechi

Restano i dubbi sulla Palace srl all’interno del centrodestra civitanovese. Il gruppo politico chiede dove sono i documenti di pagamento della prima rata del mutuo al Credito sportivo. «Non vogliamo insinuare nulla – dice Fabrizio Ciarapica che interviene anche a nome dei consiglieri Claudio Morresi, Giovanni Corallini e Sergio Marzetti – ma ad oggi non risulta alcuna comunicazione del pagamento della prima rata scaduta il 31 agosto. Sappiamo che sono state inviate due comunicazioni al Credito Sportivo per controllare se la somma è stata versata. Semplicemente vorremmo entrare in possesso di eventuali documenti che lo certificano». Non sono bastate le risposte del segretario comunale Piergiuseppe Mariotti a tranquillizzare i consiglieri dell’opposizione, durante l’ultimo consiglio (leggi l’articolo), che insistono sulla possibilità di recedere dalla concessione del palazzetto concordata per i prossimi 30 anni. «Ringraziamo Mariotti a cui riconosciamo la capacità di dare le risposte che non vengono fornite dalla politica – continua Ciarapica – ma non siamo comunque sereni». Il mancato pagamento è una delle condizioni che permetterebbero al Comune di recedere dagli impegni presi con la Palace srl. Il consigliere di Vince Civitanova insiste poi anche su altre questioni emerse durante il consiglio del 20 ottobre. «Non concordiamo assolutamente con le dichiarazioni della sinistra riguardo gli esiti del consiglio comunale – conclude Ciarapica – anzi ribadiamo che l’amministrazione ha proseguito nella sua strada seguendo il principio che il fine giustifica i mezzi. In particolare a Silenzi, che parlava di un’incompiuta lasciata dal sindaco Mobili, mostrando anche le foto, rispondiamo che quella era un’opera privata e la responsabilità era quindi da rintracciare semmai negli esecutori. A Corvatta che ha ribadito che non voleva il centro commerciale invece diciamo che lui quel centro lo voleva eccome. Tanto da trasformare 6 mila metri destinati ad un albergo in 6 mila metri commerciali. Perché lo ha fatto se secondo lui le strutture commerciali erano già sufficienti?».

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