Il presidente della Palace Ginnobili:
“Il 10% di Civita Park non crea rischi,
potremmo anche liquidarla”

CIVITA CRAC - Il manager, comunque, dice che occorrerà attendere l'udienza di fallimento, fissata a marzo 2016. Unico creditore dell'azienda fallita sarebbe l'architetto Domizi. Si prospettano lunghi gli accertamenti del curatore che dovrà anche analizzare gli incastri nelle varie società anticipati da CM nei giorni scorsi
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Giulano Ginnobili, presidente della Palace

Giuliano Ginnobili, presidente della Palace durante una partita della Lube al palazzetto di Civitanova

di Laura Boccanera

L’architetto Franco Domizi sarebbe l’unico creditore della Civita Park. Dopo che il vaso di pandora è stato scoperchiato emergono gli incastri nelle varie società del gruppo Mattucci che hanno realizzato il comparto commerciale del Cuore Adriatico, palas e fiera (leggi l’articolo). Dopo la presa di posizione della politica, con i consiglieri di centrodestra, ad intervenire è Giuliano Ginnobili, presidente della Palace srl, la società che possiede il palas e in quota 10% alla Civita Park. Una percentuale esigua che però ha destato le preoccupazioni e le perplessità da parte dell’opposizione e del Movimento 5 stelle: “Non c’è alcun rischio per il Comune – ribadisce anche Ginnobili – basterebbe che oggi chi critica si informasse con un commercialista o con un avvocato. Per quanto riguarda la Palace, per il 10% della mia azienda nella Civita Park non c’è problema e potremmo anche liquidare la Civita Park, ma aspettiamo l’udienza per discutere del fallimento è stata fissata a marzo 2016, abbiamo fatto ricorso ed è ancora tutto da verificare. Non c’è alcun rischio dal momento che ente fiera e palazzetto sorgono su terreno comunale, ne sono proprietari quindi non c’è alcun rischio sigilli”.

La notizia del fallimento ha mostrato però una serie di scatole cinesi di società su società, conferimenti, come in un sistema di trasferimento dei liquidi, dove soldi e presidenti scivolano da un contenitore all’altro. E così dopo il fallimento si è scoperto che la Civita Park in realtà non era intestata a Mauro Mattucci, ma, come anticipato sabato da Cronache Maceratesi, ad un certo Vincenzo Misso, un 50enne di Pescara, pressochè sconosciuto referente mai comparso in nessuna occasione ufficiale. La Civita Park in quota è composta da M costruzioni e da Euroinvestimenti. Prima dell’inaugurazione del centro, la società ha conferito tutti i contratti commerciali fatti attraverso un contratto di affitto ramo d’azienda alla Cuore Adriatico Snc di cui è a capo Mattucci. E questa sarebbe la scatola piena, al 100% di proprietà dell’imprenditore. A gestire i contratti commerciali e il centro commerciale è la Cogest. Non c’entra nulla invece la Guscio snc, di cui ha parlato un altro quotidiano, che è solamente un’azienda con sede legale a Colonnella che commercializza e realizza cover e che ha stipulato un contratto di natura commerciale, come gli altri esercenti presenti con i punti vendita all’interno del centro commerciale. L’attività presenta uno stand nei corridoi all’interno del Cuore Adriatico e ha con la stessa società solo un rapporto di affitto dello spazio, non gestisce quote e non è proprietaria di nulla al di fuori del proprio ramo imprenditoriale.

fabio mazzante, commercialista

Il commercialista Fabio Mazzante, curatore fallimentare della Civita Park

Sul fallimento, legato a mancati pagamenti all’architetto Domizi, il curatore fallimentare, Fabio Mazzante, in questi giorni è al lavoro per esaminare tutta la documentazione sull’azienda e ancora non ha ricevuto gli atti della contabilità. I tempi per le verifiche del curatore, vista la mole della documentazione, si prospettano lunghi. Le cifre del crac sono ballerine: danzano tra chi parla di 60mila euro e chi, vicino al creditore, dice si tratti di 90mila euro. Le prestazioni lavorative fatte dall’architetto ammonterebbero sui 106mila euro. Di questi, 16mila sono stati versati. Poi la società e l’architetto avevano trovato un accordo per il pagamento complessivo di 48mila euro. Di cui 16mila già versati e 32mila che restavano da pagare. Per farlo la Civita Park aveva fatto un bonifico di 32mila euro che però era stato rifiutato dall’architetto che aveva deciso di andare avanti e chiedere tutto quanto dovuto: ossia i restanti 90mila euro.

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