Omicidio Pamela, prima udienza
Una cinquantina i testimoni:
si parte col pentito che accusa Oseghale

CORTE D'ASSISE per l'uccisione della 18enne. I giudici hanno respinto le istanze preliminari della difesa. Per l'accusa saranno 33 le persone da sentire ad iniziare dall'uomo che dice che l'imputato gli confessò di aver ucciso la ragazza. Diversi i consulenti che verranno ascoltati. Fissate 8 udienze fino a maggio
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Innocent Oseghale oggi in tribunale

 

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

E’ durata circa 5 ore la prima udienza del processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Una cinquantina i testimoni ammessi, tra cui diversi consulenti medico legali di accusa, difesa e parti civili e il pentito che accusa l’imputato Innocent Oseghale. In aula oggi c’erano tutti: dall’imputato, ai genitori della ragazza uccisa (parte civile al processo e assistiti dallo zio della ragazza, l’avvocato Marco Valerio Verni), e poi il procuratore Giovanni Giorgio e il sostituto Stefania Ciccioli, che hanno coordinato le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Macerata.

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Il procuratore Giovanni Giorgio con Marco Valerio Verni e Alessandra Verni

C’erano i difensori dell’imputato, gli avvocati Umberto Gramenzi e Simone Matraxia. E poi le altre due parti civili: si erano costituiti nel corso dell’udienza preliminare il Comune, tutelato dall’avvocato Carlo Buongarzone, (presente il sindaco Romano Carancini), e il proprietario della casa di via Spalato 124, a Macerata, in cui è stata uccisa Pamela lo scorso 30 gennaio (assistito dall’avvocato Andrea Marchiori).

LE QUESTIONI PRELIMINARI – Il processo di Corte d’assise, presieduto dal giudice Roberto Evangelisti affiancato dal giudice Enrico Pannaggi e dai componenti della giuria popolare, si è aperto con alcune richieste della difesa. Una delle questioni, prettamente tecnica, riguardava le notifiche per gli accertamenti irripetibili (i giudici hanno respinto l’istanza). La seconda richiesta era di non ammettere le parti civili, il Comune e il padrone di casa di Oseghale. Anche questa richiesta è stata respinta.

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Pamela Mastropietro

LE PROVE – L’accusa ha chiesto vengano ammesse le intercettazioni ambientali e telefoniche. Le immagini di videosorveglianza della farmacia di via Spalato dove Pamela entrò prima di andare a casa di Oseghale. Un dvd con le riprese di sopralluoghi e accertamenti nella casa di Oseghale. Uno del traffico telefonico. Inoltre il procuratore ha chiesto che venga sentito un medico che aveva visitato Pamela il 21 giugno 2012. Un testimone «che per l’accusa può essere particolarmente importante» ha detto il procuratore, perché il medico dava atto nella sua visita che Pamela aveva molti nei, diffusi sul corpo. Una circostanza di cui avrebbe parlato il pentito che è stato in carcere con Oseghale e al quale il nigeriano avrebbe riferito questi particolari che altrimenti non poteva conoscere.

I TESTIMONI – Alla fine 33 quelli dell’accusa. Il primo sarà proprio il pentito che dice che Oseghale gli avrebbe confessato il delitto. Sarà sentito la prossima udienza, fissata per il 6 marzo. Ma tra i testimoni compariranno anche Lucky Awelima, Desmond Lucky, entrambi erano stati indagati per l’omicidio di Pamela (la procura ha poi chiesto l’archiviazione). Con loro sarà sentito anche un terzo nigeriano, pure lui a suo tempo indagato per l’omicidio (anche per lui è stata chiesta l’archiviazione).

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Alessandra Verni

Per i tre connazionali di Oseghale l’udienza in cui verranno sentiti potrebbe svolgersi in aprile. La procura ha sfoltito i principali 58 testimoni fino a 33, per molti verranno acquisite le sit, dopo essersi consultata con la difesa dell’imputato e le parti civili. Tra le persone che verranno sentite anche i consulenti medici delle parti (per loro le udienze si svolgeranno il 20 e 27 marzo). Tra le chiavi del processo ci saranno proprio le consulenze mediche visto che la difesa sostiene che Oseghale non avrebbe ucciso la ragazza ma ne avrebbe fatto a pezzi il corpo dopo che la giovane era morta per overdose. Altre importanti consulenze sono quelle tecniche svolte da Luca Russo per la procura, oggi presente in aula ad assistere all’udienza. A lui la procura aveva conferito l’incarico di analizzare il telefono di Oseghale una volta che erano giunti al 30enne nigeriano come sospettato del delitto della 18enne. Verifica di account Instagram, Facebook, messaggistica Whatsapp e Messenger: da queste verifiche erano emersi collegamenti con Lucky Awelima e Desmond Lucky una volta superata la difficoltà di dare una identità agli interlocutori. Perché Oseghale non aveva salvati nomi reali in rubrica ma fittizi. In seguito all’arresto degli altri due nigeriani gli accertamenti sui telefoni avevano portato a scoprire l’attività di spaccio dei tre nigeriani, poi indagati per questo reato (Awelima e Desmond Lucky sono stati condannati in abbreviato per spaccio). Altro step erano state le indagini, affidate sia a Russo che al collega Daniele Peroni, dei tabulati ed in specifico delle localizzazioni dei tre indagati attraverso analisi tecniche con apposite attrezzature che hanno permesso di studiare il territorio e le celle di copertura delle zone interessate dell’omicidio e gli eventi ad esso collegati. Una analisi certosina, durata mesi che sarà anch’essa una parte importante del processo.

Processo_Oseghale_FF-1-325x217LE DATE – Processo che i giudici hanno definito, per ora, con 8 udienze: il 6, 13, 20 e 27 marzo. Il 3 e 24 aprile, l’8 e il 15 maggio. Il sei marzo sarà sentito il pentito, mentre il 13 marzo compariranno 8 militari del Racis che si sono occupati delle indagini e la compagna di Oseghale.

OSEGHALE – L’imputato non ha mai incrociato lo sguardo con la mamma e il padre di Pamela. Si è presentato in udienza con jeans chiari e felpa blu. Il 30enne nigeriano, circondando dalle guardie penitenziarie, ha assistito al processo in silenzio, e di tanto in tanto ha chiesto consulenza alla traduttrice che si è seduta di fianco a lui.

LO ZIO – «Il processo dovrebbe concludersi per la fine di maggio – ha detto l’avvocato Marco Valerio Verni – , attendiamo la prossima udienza. Il pentito è ritenuto importante perché era in carcere con Oseghale, vorrei precisare che è un elemento importante per acclarare la colpevolezza ma non è l’unico, ad esempio ci sono le consulenze sia della procura che quelle di parte. E’ stato un lavoro di indagine lungo e complesso, non possiamo fare altro che fidarci di quello che hanno accertato gli inquirenti. Ma non possiamo escludere che siano coinvolte altre persone». La famiglia al processo presenterà dei propri testimoni, la convinzione dei famigliari resta quella che ad uccidere Pamela non sia stato il solo Oseghale.

(Ultimo aggiornamento delle 16,55)

 

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Il tenente colonnello Luigi Ingrosso con i famigliari di Pamela

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Simone Matraxia, avvocato di Innocent Oseghale

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Gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi (in primo piano)

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L’avvocato Marco Valerio Verni

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Legali Oseghale scortati fuori dal tribunale

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Al via il processo Oseghale, manifestanti davanti al tribunale: «Giustizia per Pamela» (FOTO/VIDEO)

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