Lo zio di Pamela alla procura:
«Continuate ad indagare»

MARCO VALERIO VERNI fa un invito pubblico agli inquirenti: «Perchè non ci sia una giustizia parziale. Non credo che sia possibile che Oseghale abbia fatto tutto da solo»
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L’avvocato Marco Valerio Verni

 

di Gianluca Ginella

«Faccio un invito pubblico alla procura: continuate a indagare». Così lo zio di Pamela Mastropietro, l’avvocato Marco Valerio Verni, dopo che la procura ieri ha annunciato che per due degli indagati per l’omicidio della 18enne, Desmond Lucky e Lucky Awelima, entrambi nigeriani, ha deciso di chiedere al gip la revoca della misura in carcere (che rimane però per l’accusa di spaccio di droga). Resta indagato per omicidio il 29enne Innocent Oseghale. «Il fatto che dei tre indagati, due escano dalle indagini dopo quattro mesi, è preoccupante – dice l’avvocato Verni –. Si aprono due scenari. Uno che Oseghale abbia fatto tutto da solo. Il secondo, che ritengo più credibile, è che Oseghale abbia avuto la complicità di qualcuno. Vuol dire allora che questi altri sono ancora in giro. Da zio, da avvocato, da italiano mi preoccupo sia del processo specifico, sia del fatto che simili bestie siano ancora in giro nel nostro Paese. Inoltre non vorremmo che chi parla di giustizia sommaria lo faccia solo nei confronti degli indagati. La giustizia sommaria non ci deve essere soprattutto per una ragazzina uccisa e fatta a pezzi a quel modo».

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Pamela Mastropietro

Lo zio di Pamela, poi, si rivolge direttamente al procuratore Giovanni Giorgio: «Gli chiediamo di non fermare le indagini. Non credo che sia possibile che Oseghale abbia fatto tutto da solo. Noi confermiamo la nostra fiducia nella procura e nei carabinieri. Ma chiediamo pubblicamente che le indagini continuino a 360 gradi». Il 29enne nigeriano, se avesse agito da solo, nel giro di poche ore, lo scorso 30 gennaio, dovrebbe avere non solo ucciso la 18enne nella sua casa di via Spalato 124, ma anche averne fatto a pezzi il corpo in un modo che può fare un esperto, che ci impiegherebbe circa 4 ore in ambiente idoneo e con gli strumenti adatti. Oseghlae l’avrebbe fatto, forse in un tempo anche più breve, su un terrazzo, con un coltello e una mannaia. Lo zio di Pamela dice comunque che «magari tutti i procuratori avessero questa onestà intellettuale. Peccato che non avvenga sempre, anche in altri casi». Il rischio ora è che si arrivi ad un processo, dice ancora l’avvocato Verni, «dove si avrà una giustizia parziale per Pamela». E aggiunge: «Rischia di diventare il crimine da manuale che può essere preso da esempio da altri malintenzionati che si sentiranno liberi di uccidere le persone e prendere spunto da questo caso abominevole a non lasciare tracce e quindi a non essere sottoposti a processo». La decisione della procura è arrivata dopo che dagli esiti degli esami dei carabinieri del Ris e da quelli tecnici sui telefoni non sono emerse prove contro Awelima e Lucky.



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