Pamela, il racconto del pentito:
«Oseghale affiliato alla mafia nigeriana
Mi offrì 100mila euro per mentire»

OMICIDIO, UN ANNO DOPO - Stamattina davanti alle telecamere della trasmissione "Storie italiane" di Rai Uno ha parlato la moglie dell'uomo che si trovò nel carcere di Marino del Tronto con il nigeriano accusato del delitto: «Gli disse di appartenere a un gruppo chiamato Black Cats. Gli offrì dei soldi: doveva raccontare che la ragazza era morta di overdose». Su Desmond Lucky: «Voleva un rapporto a tre, lei si rifiutò, lui la colpì con uno schiaffo facendola cadere»
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La moglie del pentito e lo zio di Pamela, Marco Valerio Verni

 

Innocent Oseghale un affiliato della mafia nigeriana, che cercò di corrompere un pentito con 100mila euro per farlo testimoniare a suo favore: avrebbe dovuto dire che Pamela era morta di overdose. Sono alcuni dei particolari raccontati dalla moglie del pentito stesso, l’uomo già sentito dalla procura e con cui Innocent Oseghale si sarebbe confidato nel carcere di Marino del Tronto. La donna ha parlato oggi, anniversario del ritrovamento del corpo fatto a pezzi della 18enne romana, nella trasmissione di Rai 1 “Storie italiane”.  Da premettere che l’uomo è un pentito di ‘ndrangheta che sta collaborando in alcuni processi e a cui però è stata tolta la scorta. La donna inizia dal trasferimento del marito nella struttura ascolana. «Il 5 luglio scorso – ha raccontato la donna –  mio marito è stato portato nel carcere di Marino del Tronto, è stato ubicato in una sezione con due celle: in una c’era lui insieme ad un altro collaboratore di Palermo, nell’altra Innocent Oseghale. Nonostante mio marito stia scontando una lunga pena non ha mai tollerato certi reati. L’8 luglio incontrò Oseghale e lo insultò, ci fu un’aggressione. Le guardie li allontanarono. In quei giorni mio marito stava collaborando a processi importanti, veniva trasferito in modo diverso da altri detenuti. Oseghale vedendo quel trattamento si rivolse ad uno dei suoi compagni di cella per riappacificarsi con lui. Mio marito accettò di conoscerlo. Oseghale gli chiese scusa, voleva il suo aiuto. Fu così che iniziò a confidarsi. Mio marito avvisò subito un ispettore del carcere e un brigadiere, riferì agghiaccianti rivelazioni».

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Innocent Oseghale

La donna ha poi aggiunto che l’uomo il 19 luglio raccontò tutto ciò che aveva ascoltato in lungo interrogatorio, partendo dal giorno della morte.  «Pamela – continua il racconto della donna – comprò la droga da Desmond Lucky con una collanina d’argento che le aveva regalato la madre, Oseghale gli diede 2 euro per la siringa, andarono al supermercato e poi a casa di Oseghale. Desmond voleva un rapporto con Pamela e Oseghale, ma Pamela, seppur sotto l’effetto della droga si rifiutò, si alzò dal divano e respinse Desmond. Lui le diede uno schiaffo e Pamela cadde vicino al seggiolone della figlia di Oseghale, sbattendo la testa. Desmond allora se ne andò. Oseghale le gettò dell’acqua in faccia per cercare di risvegliarla a quel punto la spogliò e abusò di lei. Quando pamela si riprese minacciò di chiamare la polizia e si avvicinò alla porta per scappare e cercò di difendersi graffiando Oseghale al collo. Oseghale in preda alla rabbia accoltellò Pamela, la lasciò che stava malissimo e in preda alla paura. Uscì per cercare Desmond, voleva farsi aiutare, ma Desmond si rifiutò. Oseghale tornò a casa convinto che Pamela fosse morta. Quando si accorse che non era così la colpì di nuovo e poi iniziò a sezionare il corpo per poi nasconderlo in due valigie». Ovviamente si tratta di dichiarazioni, quelle del pentito, che dovranno essere vagliate. Il racconto si conclude proprio con la tentata corruzione.

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«Oseghale disse a mio marito – spiega ancora la moglie del pentito –  che se lo avesse aiutato gli avrebbe fatto arrivare 100mila euro da Castel Volturno, gli rivela di essere un referente della magia nigeriana a Macerata e di appartenere a un gruppo criminale chiamato Black Cats. Gli fece vedere dei segni incisi sull’addome, simbolo di affiliazione a questa organizzazione. Voleva entrare in affari con mio marito, in carcere aveva molta disponibilità economica. Gli disse che il suo ruolo all’interno della mafia nigeriana era quello di trovare case per ospitare ragazze da avviare alla prostituzione e di gestire traffici di droga, il punto di arrivi e partenze è Castel Volturno. Per fare arrivare le ragazze la mafia nigeriana ha appoggi importanti in Libia. Gli disse anche che lui era ritenuto insospettabile in quanto compagno di una ragazza italiana. Da quando mio marito ha iniziato a collaborare ho paura. Ho chiesto a mio marito di non collaborare più». La donna, infatti, racconta anche di aver ricevuto minacce e intimidazioni sia lei che la la figlia dopo le rivelazioni del marito su Oseghale.

(redazione CM)

 

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