«Sarà surreale trovarsi
in aula con Oseghale,
Pamela non è morta di overdose»

DELITTO DI VIA SPALATO - Lo zio di Pamela Mastropietro, Marco Valerio Verni, sull’udienza di domani: «Una condanna a 25-30 anni o all’ergastolo è importante ma vorremmo fosse accompagnata da tutta una serie di indagini a 360 gradi, anche per capire se esista a Macerata e nelle Marche la mafia nigeriana. Per Lucky Awelima e Desmond Lucky l’archiviazione non è stata chiesta. Inutile arrampicarsi sugli specchi, mia nipote è morta per le coltellate»
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L’avvocato Marco Valerio Verni da sempre in prima linea per conoscere la verità sulla morte di sua nipote

 

di Gianluca Ginella

«Pamela non è certamente morta di overdose, sarà surreale trovarsi di fronte Oseghale in aula». Così lo zio di Pamela Mastropietro, l’avvocato Marco Valerio Verni, in vista dell’udienza preliminare che si svolgerà domani al tribunale di Macerata. Imputato per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale il nigeriano Innocent Oseghale, 29 anni accusato di aver ucciso la 18enne romana lo scorso 30 gennaio nella sua casa di via Spalato 124, a Macerata. Al processo si costituiranno parte civile la mamma (Alessandra Verni), e il papà di Pamela (Stefano Mastropietro), che verranno assistiti proprio da Marco Valerio Verni.

Come sarà trovarsi nella stessa aula con Oseghale?

Sarà dura. Sarà una situazione decisamente surreale.

Farete qualche iniziativa in occasione del processo?

Noi no, ma ho sentito che qualcuno vuole fare un sit in.

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Pamela Mastropietro

Dal processo cosa si aspetta?

Innanzitutto vorrei dire che per Desmond Lucky e Lucky Awelima non è stata chiesta l’archiviazione. Quindi tecnicamente non sono usciti dall’indagine. Certo, immagino che il problema sia quello di trovare elementi che possano collocarli nella casa in cui è avvenuto l’omicidio e che siano elementi sostenibili in un processo. Noi riteniamo che Oseghale non abbia fatto tutto da solo.

Però domani sarà lui il solo imputato… cosa vi aspettate da quell’udienza?

Ci aspettiamo quello che se è stato solo Oseghale che paghi Oseghale. Altrimenti speriamo che non sia un capro espiatorio di tutta una situazione che è complessa e complicata. Sapere Oseghale condannato a 25-30 anni o all’ergastolo è importante ma vorremmo fosse accompagnata da tutta una serie di indagini a 360 gradi e che ciò che finora non emerso venga fuori.

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Il procuratore generale Sergio Sottani

Ad esempio secondo lei cosa non è venuto fuori?

Ho letto un’intervista fatta al procuratore generale Sottani (comparsa su Cronache Maceratesi, ndr). Lui diceva che non c’era evidenza di mafia nigeriana perché nessuna indagine era stata fatta in quella direzione. Allora, quale migliore occasione di questa per fare quel tipo di indagine. Spaccio, prostituzione, gioco azzardo sono fonti principali di cui si nutre la mafia nigeriana. Awelima, Lucky sono stati condannati per spaccio. Lo stesso Oseghale è indagato per spaccio. E anche tanti altri che hanno ruotato intorno all’indagine di Pamela sono legati al mondo dello spaccio. Credo che quello che è successo debba spronare a indagare a 360 gradi. C’è la mafia nigeriana a Macerata e nelle Marche? A questo si dovrebbe rispondere. Ma nell’interesse di chi vive a Macerata e nelle Marche, per comprendere se esiste questo. Ciò che è stato fatto a Pamela è qualcosa di demoniaco, che non ha precedenti in Italia. Per questo vorremmo si indagasse a 360 gradi. Ed è un discorso che va oltre a Pamela.

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La Pars

C’è altro su cui si dovrebbe indagare?

Poi c’è la comunità. Non trovo normale questi episodi di allontanamento che avvengono, non solo Pamela ma ho letto anche di persone che stavano ai domiciliari alla Pars e si sono allontanate. Non trovo normale che chi è affetto, come Pamela, da patologie psichiatriche importanti, possa allontanarsi senza che, come dice la comunità, si possa intervenire per fermarlo. Se è vero che non si può fare nulla perché la legge lo impedisce, allora va modificata la legge. Vorremmo si facesse luce su tutto questo. Più è grave un delitto più da quello ci dovrebbe essere il massimo risultato possibile. E c’è una cosa su cui si è posta poca attenzione.

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Il procuratore Giovanni Giorgio

Quale?

Pamela quando si è allontanata dalla comunità era facilmente circuibile. Tutti si potevano approfittare di lei per la patologia che aveva. Si è posta poca attenzione su questo, eppure è importante.

Nelle scorse settimane siete stati in procura per ritirare le carte d’indagine. Le avete lette, cosa ci avete trovato?

Noi qualche spunto lo abbiamo ricavato dalle indagini, anche se il tempo è stato poco e il fascicolo è di 4mila pagine. Ci siamo fatti l’idea che di certo non è stata una overdose a ucciderla ma le coltellate. La consulenza della procura è chiara su questo. Non può essere morta per l’eroina.

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Innocent Oseghale

Cosa che invece sostiene la difesa di Oseghale…

Noi la perizia l’abbiamo esaminata anche con nostri consulenti e sono stati univoci nel dire che è inattaccabile. L’overdose è proprio da escludere. È inutile che uno si voglia arrampicare sugli specchi. Non può essere. È un dato di fatto che l’eroina avesse finito la sua azione. Non può quindi essere stata la causa della morte.

 

 

 

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Da sinistra: Marco Valerio Verni, Alessandra Verni, Stefano Mastropietro

 



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