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Omicidio di Pamela, lo zio:
«Dubbi che Oseghale fosse solo,
ci aspettiamo piena giustizia»

MACERATA - L'avvocato della famiglia della 18enne uccisa il 30 gennaio chiede che si continui a scavare per capire se ci siano complici. L'associazione "L'Esistenza ora" sollecita l'intervento del ministro Salvini: «Venga a Macerata come promesso per risolvere i problemi immigrazione e Hotel House»
mercoledì 13 giugno 2018 - Ore 15:50 - caricamento letture
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L’avvocato Marco Valerio Verni

 

di Giovanni De Franceschi

«Chiediamo che le indagini continuino a 360 gradi, affinché non ci sia una giustizia sommaria nei confronti di una ragazzina di 18 anni fatta a pezzi». E’ l’appello di Marco Valerio Verni, avvocato e zio di Pamela Mastropietro, la giovane romana uccisa a Macerata il 30 gennaio. Verni è intervenuto dopo che la procura ha dichiarato concluse le indagini: accusato di omicidio, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere è Innocent Oseghale. E’ lui l’unico indagato, dopo che sono cadute le accuse per Desmond Lucky e Lucky Awelima, rimasti in carcere solo per spaccio. «Ci aspettiamo – ha aggiunto Verni – che venga fatta piena giustizia e che si continui ad indagare sull’omicidio e sui fatti che l’hanno preceduto, compreso l’allontanamento di Pamela dalla Pars. Questo è un caso che merita tutta l’attenzione possibile, perché mette di fronte il mondo civile e il mondo delle barbarie. E se dopo quattro mesi di indagini, due degli indagati escono di scena, qualche timore che possa esserci una giustizia sommaria nei confronti degli indagati stessi, ma soprattutto della vittima, comincia a materializzarsi». L’avvocato della famiglia della 18enne ritiene improbabile che Oseghale abbia potuto compiere quella che definisce «una mattanza» da solo.

Pamela Mastropietro

«Secondo la consulenza del medico legale – continua Verni – pare dubbia la circostanza che ad agire sia stata una sola persona, per gli strumenti usati, per la perizia e la mestizia e per i tempi con cui è stata compiuta la mattanza. Quindi anche noi abbiamo dubbi. Perché se Oseghale ha fatto tutto da solo, allora dovrebbe spiegare come mai poi ha abbandonato i trolley sul ciglio della strada e perché ha lavato tutto con la candeggina per non lasciare tracce. Che cosa doveva nascondere? Questi interrogativi restano. In caso contrario, se ci sono stati dei complici e non sono i due indagati originariamente, significa allora che i veri complici sono ancora in libertà. Quindi siamo preoccupati, ma fiduciosi nel lavoro degli inquirenti».

Quindi Verni ricorda anche quanto detto dal procuratore generale delle Marche, proprio in un’intervista a Cronache Maceratesi (leggi l’articolo). «Innanzitutto – ha detto – ci rammarica il fatto che anche il procuratore generale abbia constatato che, per esempio, sul degrado dei Giardini Diaz e su alcune situazioni che si sono create a Macerata si sarebbe potuto intervenire prima e non solo con la repressione. Poi sfuma un po’ la presenza della mafia nigeriana, facendo distinguo tra organizzazioni criminali e organizzazioni mafiose. Però questo caso va sfruttato proprio per capire. Perché allora anche la procura ha fatto fatica a trovare interpreti? Perché evidentemente gli stessi interpreti hanno subito minacce da organizzazioni che incutono timore. E’ possibile che a fronte di un caso del genere, sia solo questo l’esito a cui si è arrivati. Se così fosse sarebbe un’occasione persa».

Deborah Pantana e Orietta Quarchioni

Anche l’associazione “L’esistenza Ora”, rappresentata dalla presidente Orietta Quarchioni e dal consigliere di Forza Italia Deborah Pantana, chiede che le indagini proseguano. «Siamo fiduciosi nell’operato della magistratura – ha sottolineato la Pantana – nessuno vuole mettere in discussione quanto fatto finora, però chiediamo verità e giustizia. E sopratutto che le indagini continuino per far piena luce sul massacro avvenuto nell’appartamento di via Spalato. Perché ancora non è chiaro cosa sia successo e noi non crediamo che Oseghale abbia potuto fare tutto da solo. Inoltre, visto che per Lucky e Awelima sono cadute le accuse di omicidio e restano in piedi solo quelle di spaccio, qualora dovessero uscire dal carcere, chiediamo che non venga loro permesso di mettere piede a Macerata. Vederli in giro per la città sarebbe terrificante». Quindi l’appello al neo ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Come aveva promesso in campagna elettorale – conclude la Pantana – chiediamo che torni a Macerata da ministro per presiedere un tavolo sulla sicurezza e prendere in mano per iniziare a risolvere i problemi dell’immigrazione e dell’Hotel House».

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