«Pamela grida giustizia»
la famiglia e gli amici a Macerata

DOPO ANCONA, hanno raggiunto il tribunale del nostro capoluogo. Intanto i giudice si sono riservati di decidere per l'udienza in cui la procura chiedeva la misura cautelare per Innocent Oseghale per la violenza sessuale sulla 18enne. Il legale: «In carcere lavora, ma è previsto dall’ordinamento penitenziario»
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Lo striscione davanti al tribunale di Macerata

 

di Gianluca Ginella

Prima la manifestazione davanti al tribunale di Ancona, poi la famiglia e gli amici di Pamela Mastropietro hanno raggiunto il palazzo di giustizia di Macerata. Una visita breve quella nel capoluogo per poi ripartire per Roma. La famiglia chiede giustizia per la 18enne morta e che venga fatta luce sia sull’omicidio sia su ciò che ha preceduto il delitto, aveva spiega lo zio di Pamela, l’avvocato Marco Valerio Verni, questa mattina al tribunale di Ancona.

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Lo zio e la mamma di Pamela

Partiti con un’auto e un pullmino (per ospitare gli amici di Pamela), dalla capitale hanno raggiunto la città dorica dove questa mattina alle 9,30 si è svolta l’udienza in cui la procura chiedeva che venisse applicata la misura cautelare in carcere per Innocent Oseghale (uno dei tre nigeriani indagati per il delitto della 18enne) anche per l’accusa di violenza sessuale. Presenti all’udienza c’erano sia il procuratore Giovanni Giorgio che i legali di Oseghale, gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi. Il procuratore Giorgio ha sottolineato come a parere della procura sussistano i gravi indizi di colpevolezza per quanto riguarda il reato di violenza sessuale. La difesa dal canto suo replica che non c’erano segni di violenza. Presente in udienza anche Oseghale. I giudici si sono riservati sulla decisione.

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Il procuratore Giovanni Giorgio

Ieri la Lega, nel corso di una visita nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli, aveva criticato il fatto che il 29enne nigeriano in carcere lavorasse: «Se è vero la cosa deve immediatamente interrompersi» avevano detto. «Sì, Oseghale in carcere lavora – dice l’avvocato Matraxia –. Si tratta di pochissime ore e riceve un compendo simbolico ogni due mesi. Sono poche decine di euro. Non è un regalo che gli fanno ma è previsto dall’ordinamento penitenziario. Tengo a precisare che non è vero che è stato ammesso al gratuito patrocinio».

Mentre si svolgeva l’udienza davanti al tribunale gli amici di Pamela hanno steso alcuni striscioni. Lo zio di Pamela ha detto di sperare che «le indagini stiano riempiendo quei buchi neri che in un caso complesso come questo ci possono stare. Siamo qui con mia sorella e gli amici di Pamela perché ci auguriamo che la giustizia vada fino in fondo, a 360 gradi, cercando di far luce non solo sul tragico e barbaro omicidio perpetrato su una ragazzina di 18 anni, ma anche sui fatti che lo hanno preceduto. Tra cui allontanamento dalla comunità». 

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L’avvocato Simone Matraxia

Da Ancona lo zio, la mamma e gli amici di Pamela si sono poi spostati al tribunale di Macerata per portare sempre il messaggio di avere giustizia. La famiglia sottolinea l’importanza che ogni circostanza venga chiarita. «Pamela grida giustizia e noi siamo la sua voce» dice uno degli striscioni della famiglia.

La 18enne Pamela Mastropietro è stata uccisa lo scorso 30 gennaio dopo essersi allontanata dalla comunità Pars di Corridonia dove era ospite. Secondo la ricostruzione della procura la ragazza, dopo aver conosciuto Oseghale ai Giardini Diaz, è poi stata uccisa a casa del nigeriano dopo aver subito una violenza.

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