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Piscine, il grande flop di Carancini:
un delirio di favori non dovuti
che ha ferito e lacerato Macerata

LA RICOSTRUZIONE dell'avvocato Giuseppe Bommarito. Dodici anni di rinvii, ultimatum scaduti e bellamente ignorati, lamentele e interrogazioni fino alla transazione contestata con la Fontescodella spa delle scorse settimane. Al centro la disperata ostinazione del sindaco, ora inseguito anche dalla polemica sul conflitto d'interessi con il ruolo di avvocato dei Paci della moglie
giovedì 11 Aprile 2019 - Ore 13:02 - caricamento letture
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Piscine a Macerata (foto-ritocco di Filippo Davoli)

 

di Giuseppe Bommarito

Romano Carancini iniziò ad occuparsi nel 2007 della vicenda del nuovo polo natatorio a Fontescodella (le cui origini risalgono addirittura ad una convenzione del 2002 tra Comune di Macerata e l’ateneo maceratese) allorché era ancora capogruppo dei Ds, poi divenuti Pd, e in giunta e nel partito di maggioranza spadroneggiavano gli ex repubblicani, nell’inerzia dell’allora sindaco Meschini e nello sconcerto silente dei diessini già comunisti.

Giuseppe Bommarito

Si era appena rivisitato il progetto iniziale, più contenuto, prevedendone, per i maggiori costi sia di costruzione che di gestione, un deciso ampliamento con “la previsione di spazi di tipo commerciale e di ristoro” che facessero entrare nell’operazione anche capitali privati. Carancini difese accanitamente l’operazione di ampliamento e, nel rispondere ad una accesa critica di un consigliere di opposizione, profeticamente disse a proposito dei nuovi futuri impianti: «Noi abbiamo un grande difetto: sappiamo vendere poco le cose che riusciamo a fare e allora, a differenza di altri, abbiamo tentato in questi anni di tenere un profilo basso, facendo parlare i fatti piuttosto che le chiacchiere». E saranno proprio i fatti a parlare negli anni a venire e a raccontare il più grande flop amministrativo dal dopoguerra in poi.

Il progetto originario del 2002 prevedeva che il Comune avrebbe ceduto gratuitamente in diritto di superficie l’area di Fontescodella e l’ateneo avrebbe realizzato il nuovo impianto destinato sia ai cittadini che agli universitari. Poi si era invece deciso che l’Università avrebbe provveduto alla stesura del progetto preliminare e definitivo e avrebbe coperto solo la metà del costo della realizzazione; mentre il Comune avrebbe ceduto in comproprietà l’area prescelta, avrebbe predisposto la progettazione esecutiva e sopportato la restante metà dei costi per l’edificazione della struttura, da affidare poi comunque a terzi per la gestione. A fronte di tre vasche, due coperte e una scoperta, con i servizi di supporto, un parcheggio e un po’ di verde circostante, il costo complessivo dell’opera, destinata ad essere completata nel 2006, sarebbe stato di quattro milioni di euro, interamente finanziato con un mutuo di pari importo acceso nel dicembre 2004 alla Cassa Depositi e Prestiti (mutuo che da allora ad oggi è stato pagato interamente a vuoto, in quanto tuttora del tutto inutilizzato).

Il sindaco Carancini dopo l’approvazione del progetto esecutivo delle piscine di Fontescodella nel dicembre 2013

Ma in quegli anni bisognava a tutti i costi assecondare aspettative e interessi di gruppi imprenditoriali privati, in una fase in cui il mattone ancora tirava molto, e quindi, a ruspe rigorosamente e inspiegabilmente ferme, si decise in amministrazione, sulla base di assurde previsioni di grande affluenza, di aumentare le dimensioni dell’opera, nonché gli annessi e i connessi, facendo così salire a quasi otto milioni di euro i costi di costruzione. Per far fronte ai maggiori oneri, circa 3.700.000 euro in più rispetto al mutuo acceso, occorreva ormai prevedere spazi di tipo commerciale e di ristoro al fine di portare dentro l’iniziativa anche capitali privati – chiaro, no? – e affidare poi a loro in concessione sia la costruzione che la futura gestione degli impianti e degli spazi destinati ad attività commerciali.

Ecco così spuntare la delibera comunale 60 del 2007, a favore della quale l’allora capogruppo Carancini, perseguendo appunto i fatti e non le chiacchiere, si spese caldamente al fine di approvare senza ulteriori esitazioni il bando per individuare il privato interessato all’affare. Affare che nel frattempo si era abbastanza ingrossato. Trionfalisticamente si parlava di tre piscine, più grandi ovviamente di quelle previste in precedenza, due coperte e una scoperta, con aggiunta di spogliatoi, infermeria e pronto soccorso, magazzino, una zona per ginnastica, una tribuna per circa 500 spettatori, servizi igienici, locali per attesa e relax, reception, uffici, bar ed eventuale ristorante, un’area verde da piantumare. Una favola, insomma. La gara, con due soli partecipanti, venne vinta nel luglio 2008 da un raggruppamento temporaneo di importanti imprese locali che poi dettero vita alla “Fontescodella Piscine s.p.a.”. Nel contratto, finalmente stipulato nel giugno 2009, si prevedevano tempi ristrettissimi per il deposito del progetto esecutivo e per la consegna dell’opera, che doveva avvenire chiavi in mano entro il 13 giugno 2011.

Fabio Paci, presidente della Fontescodella spa, dopo la consegna della fideiussione in Comune

Tuttavia la società concessionaria, ignorando tranquillamente i rigidi termini per la progettazione esecutiva e senza che dall’amministrazione venissero minacciate e tanto meno irrogate nei suoi confronti le sanzioni previste nel contratto, rimase in realtà ferma, zitta e buona per oltre un anno, per poi sparare a sorpresa nell’agosto 2010 la richiesta al Comune (ormai sindaco da aprile era divenuto Romano Carancini) e all’Università, a modifica di quanto pattuito, di una somma aggiuntiva di ben 2.600.000 euro, nonché di un contestuale aumento delle tariffe di ingresso del 10%, motivando con la cosiddetta sorpresa geologica (sarebbe all’epoca emersa una fragilità geologica della zona di Fontescodella, ignorata dai tecnici al momento dell’offerta, sebbene da sempre ben conosciuta da qualsiasi abitante della zona), con i maggiori costi di costruzione discendenti dall’entrata in vigore della nuova normativa antisismica e (incredibile a dirsi, ma vero!) con l’apertura di una piccola piscina a Piediripa, in via Volturno – in realtà poco più di una vasca da bagno –, che avrebbe potuto causare una contrazione dell’affluenza preventivata.

Nel frattempo – e per fortuna, possiamo oggi dire a ragion veduta – era stato deciso dalla vecchia giunta Meschini di rattoppare la vecchia ed esigua piscina di viale don Bosco per tenerla in qualche modo in funzione a disposizione dei maceratesi sino all’entrata in funzione del nuovo polo natatorio. La sistemazione e la gestione del vecchio impianto vennero concesse alla Fontescodella Piscine s.p.a., questa volta addirittura a trattativa privata. Bisognava però decidere sulla richiesta di aumento della Fontescodella Piscine s.p.a. per il nuovo polo natatorio, che il sindaco Carancini definiva ormai addirittura come la priorità delle priorità e la condizione per la propria rielezione («Se non ci riesco entro il 2015, mandatemi a casa», disse all’epoca nel corso di un pubblico dibattito). Nei primi mesi del 2011 Carancini chiese infatti un costoso parere legale sulle ulteriori pretese della Fontescodella Piscine s.p.a. e subito dopo, senza consultarsi con nessuno, nemmeno con i suoi, cercò di inserire all’ultimo minuto nel bilancio preventivo la somma di 1.500.000 euro aggiuntivi per il polo natatorio. Uno scandalo nello scandalo, un tentativo inquietante e piuttosto maldestro, che tuttavia non riuscì perché questa volta, oltre al centrodestra che minacciava denunce, si misero di traverso gli stessi gruppi consiliari della maggioranza di centrosinistra.

L’area dove sarebbero dovute sorgere le piscine

Carancini tuttavia non demorse. Si attaccò alla risibile sorpresa geologica e agli ulteriori lavori necessari per motivi di maggiore sicurezza. Sicché nel maggio 2011 sottoscrisse con la società concessionaria un accordo con il quale il Comune riconosceva che il maggiore onere ammontava all’incredibile cifra di 2.200.000 euro circa e tuttavia, a livello transattivo, si impegnava a corrispondere alla Fontescodella Piscine s.p.a. la somma aggiuntiva una tantum di 1.500.000 euro. Ma i soldi non c’erano nel bilancio e l’ateneo non voleva saperne, ed ecco allora un’altra soluzione prendere piede: Carancini si inventò, nel caldo del mese di agosto 2011, che si potevano ridurre per un pari importo i lavori da effettuare, ridimensionando la metratura delle piscine e l’intero manufatto, mantenendo però inalterato il compenso per la società concessionaria. E così, grazie a questo gratuito e indebito “regalino” poteva ripartire la travagliata avventura del nuovo polo natatorio, avendo però l’amministrazione nel frattempo cancellato d’un tratto tutti i ritardi e gli inadempimenti già maturati della Fontescodella Piscine s.p.a. e compromesso ogni ipotesi di avviare una seria trattativa con la Filarmonica per la ristrutturazione congiunta della sede estiva di via Valenti, probabilmente l’unica possibilità di affrontare in maniera realistica e ragionevole, in breve tempo e a costi sicuramente inferiori, il problema delle nuove piscine.

Comunque sembrava cosa fatta, se non che iniziò a questo punto, complice la crisi economica sempre più forte, una ulteriore serie di ritardi, di proteste, di ultimatum scaduti e rinnovati, di inutili interventi diretti dello stesso sindaco (divenuto quasi il promotore finanziario della società concessionaria) al Credito Sportivo affinché venisse concesso il mutuo necessario alla Fontescodella Piscine s.p.a., a sua volta travagliata dai problemi di alcuni degli stessi soci. Insomma, un delirio di rinvii, di termini ultimativi bellamente ignorati, di lamentele, di interrogazioni, senza che il Comune, pur avendone il pieno diritto, se non l’obbligo, si decidesse a risolvere il contratto con la società concessionaria una volta per tutte. Nel 2014 intervenne pure l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), che denunciò come illegittimo il mancato svolgimento di una nuova gara pubblica dopo la modifica del progetto originario.

Il progetto della Fontescodella spa

Nel maggio 2015, poco prima delle ultime elezioni comunali, avvenne l’ennesimo ridicolo e vergognoso colpo di scena: con tanto di nastro adesivo bianco e rosso l’area prevista per l’opera venne formalmente delimitata e consegnata alla società concessionaria, che avrebbe dovuto completare i lavori entro 19 mesi, cioè entro il 2016. Carancini, raggiante ed evidentemente privo di senso del pudore, affiancato da Fabio Paci, presidente della Fontescodella Piscine s.p.a., annunciò in piena campagna elettorale che la realizzazione dei nuovi impianti era ormai cosa fatta. Nessuno però ci credette, tant’è che, rieletto Carancini, le ruspe rimasero ancora tristemente immobili e nel cantiere nulla si mosse, salvo qualche biscia e qualche cane portato lì a spasso dai padroni. L’Università, probabilmente schifata dalla vicenda, annunciò di lì a poco il proprio ritiro dalla convenzione, chiedendo il rimborso delle rate di mutuo che sino ad un certo punto aveva anch’essa pagato per la sua quota parte.

Nel settembre 2016 Carancini, omettendo ancora di risolvere il contratto, annunciò infine di aver dato incarico ad un legale di Ancona per valutare la situazione, peraltro sin troppo chiara. Ma ancora una volta si trattò solo di un annuncio, poiché la risoluzione contrattuale, dovuta da anni, non arrivò nemmeno questa volta. Cominciò infatti una nuova tiritera, una nuova eterna attesa, interrotta solo dalla notizia di qualche giorno fa relativa all’intervenuta transazione con la Fontescodella Piscine s.p.a. per 700.000 euro circa, una transazione non sottoposta preventivamente al Consiglio nonostante un’esplicita richiesta in tal senso della commissione Affari Istituzionali e ancora non conosciuta dai consiglieri comunali, comunque molto al di sotto delle spese e dei danni che l’amministrazione comunale ha ricevuto. Basti pensare agli interessi passivi pagati a vuoto sul mutuo acceso inutilmente, alle ripetute spese di consulenza legale e tecnica, alle spese di validazione del progetto modificato in corso d’opera, alle spese per presentare in una fiera a Milano il progetto in questione, ai costi del personale comunale impegnato per anni e anni a seguire a vuoto tutto l’iter procedimentale della vicenda, al gravissimo danno d’immagine dell’amministrazione comunale. Sarà quindi interessante, non appena possibile, leggere la transazione in questione, che sembra peraltro aver accordato alla Fontescodella Piscine s.p.a., nonostante un inadempimento clamoroso e di fatto quasi decennale, lo stesso trattamento di favore riservatole nel 2015 in un’altra transazione, quella concernente il mancato pagamento di utenze per la vecchia piscina di viale don Bosco, allorché, a fronte di un credito del Comune (o dell’Apm) per circa 950.000 euro, vennero graziosamente abbonati ben 458.000 euro (per opere eseguite senza autorizzazione e senza alcuna gara di appalto, che contrattualmente dovevano comunque restare a carico della Fontescodella Piscine s.p.a.), per di più con un piano dilazionato di rientro del residuo.

Lo targa sullo studio legale di Carancini

Nel frattempo, il sindaco, in missione in Cina dopo la clamorosa vicenda delle quote e il conseguente scontro col Pd, è adesso inseguito, uscita la notizia dell’ultima transazione, pure dalle polemiche circa il rapporto professionale che sua moglie, anch’essa avvocato, ha intrattenuto con una società del gruppo Paci, la S.c.i.e. Società Costruzione Impianti Elettrici s.n.c. (presieduta da quello stesso Fabio Paci presidente anche della Fontescodella s.p.a.), inviando mail e richiedendo pagamenti dall’indirizzo di posta elettronica dello studio Carancini (il riferimento è, ad esempio, alla mail del 17 luglio 2014 avente ad oggetto la sentenza  721/14 del Tribunale di Macerata resa nella causa S.c.i.e/Gi.ga. Immobiliare s.n.c.). Insomma, mentre il sindaco Carancini, eufemisticamente parlando, accordava, negli anni passati e sino alla data odierna, alla Fontescodella Piscine s.p.a., presieduta da Fabio Paci, una continua serie di favori e cortesie non dovuti e assolutamente non adoperati verso situazioni consimili, la moglie del sindaco Carancini – a questo punto è irrilevante che la stessa fosse legata o meno da un rapporto di associazione professionale con il marito – assisteva un’altra società del gruppo Paci, anch’essa presieduta da Fabio Paci. Viene allora da chiedersi: questa concomitanza di situazioni politiche, familiari, professionali, pone solo una questione di opportunità? Oppure è tutta una barzelletta? No, è quanto avvenuto a Macerata negli ultimi anni in riferimento ad una vicenda che ha lacerato e ferito la città di Macerata per la costante preso in giro dell’intera cittadinanza, non tutelata in alcun modo dai suoi amministratori, nell’omertoso silenzio del Pd e dell’intera maggioranza.

 

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