Affidamento piscina di viale don Bosco,
il Comune: “Tutto in regola”

MACERATA - L'amministrazione risponde agli esposti presentati dalla Multisport Marche e dal M5S per l'assegnazione della gestione alla Centro Nuoto: "Espletato nel pieno rispetto della normativa vigente dato che il valore di gara è inferiore a 40mila euro"
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La piscina di viale Don Bosco

La piscina di viale Don Bosco

 

«La procedura per l’affidamento della gestione della piscina di Viale Don Bosco è stata espletata nel pieno rispetto della normativa vigente che prevede l’affidamento diretto nel caso in cui il valore di gara sia inferiore a 40mila euro». Così l’amministrazione comunale di Macerata risponde agli esposti sulla gestione del polo natatorio di viale Don Bosco. Sull’affidamento della piscina alla società Centro Nuoto, l’Asd Multisport Marche e il M5S di Macerata hanno presentato esposto in procura come riportato da Cronache Maceratesi. «L’esiguo valore posto a base di gara e la durata limitata della gestione giustificano ampiamente il ricorso all’affidamento diretto – risponde l’amministrazione – Non hanno senso quindi le prese di posizione di questi giorni che avrebbero preteso che per la gestione dell’impianto natatorio si dovesse applicare una modalità diversa. Il Comune ha deciso, anche se non ve ne era necessità, di vagliare più di un’ offerta. Ha quindi selezionato tre operatori che ha ritenuto avessero i requisiti per garantire una efficiente gestione dell’impianto, pur con un budget limitato, e che fossero anche in grado di sostenere al meglio la crescita dell’attività agonistica natatoria maceratese. La durata dell’affidamento, il suo valore, la necessità di dare adeguato supporto all’attività agonistica hanno quindi motivato le scelte del Comune».

Roberto Cherubini

Roberto Cherubini consigliere del M5S

«Nessun deficit di trasparenza quindi – ribadisce l’amministrazione – e nessuna cattiva gestione della cosa pubblica. Il verbale della selezione dà conto con precisione delle scelte della commissione. Esso non si limita (come vorrebbe far credere il consigliere Cherubini) a registrare un mero giudizio numerico sui progetti presentati, ma invece riporta con puntualità le motivazioni che hanno determinato i voti. Il progetto della Asd Marche Multisport e di Ramundo, per esempio, viene ritenuto insufficiente con questo giudizio: “La proposta progettuale presentata risulta poco sviluppata ed articolata. Mancano elementi essenziali quali l’indicazione del numero e della qualifica del personale addetto. Non risultano, inoltre indicati i giorni e gli orari di apertura dell’impianto”. Viceversa il progetto della società a cui viene assegnata la gestione della piscina di Viale Don Bosco viene così giudicato:  “La proposta progettuale presentata risulta ben strutturata, descrive bene gli aspetti in cui si articola. Risulta completa nei contenuti con alcuni elementi di pregio quali numero e qualifica del personale addetto, con presenza in organico di 25 assistenti bagnanti e 25 esecutori blsd abilitati all’uso del defibrillatore in dotazione alla società. Le proposte migliorative presentate risultano apprezzabili ed interessanti. Le iniziative specifiche proposte risultano di rilievo. Occorre dire che l’affidamento odierno oltre a mantenere in piena efficienza l’impianto natatorio, ha realizzato anche il non trascurabile obiettivo di contenere ulteriormente gli oneri di gestione della piscina, che oggi costa al Comune 20mila euro l’anno, con un risparmio rispetto alla passata gestione di circa 10mila euro annui».

«Del resto basta leggere i progetti presentati per verificare la correttezza del lavoro -continua la nota – della Commissione, che non è stato oggetto di alcun ricorso amministrativo, neppure da parte del signor Massimo Ramundo della Asd Marche Multisport. Fino ad oggi invece si è intenzionalmente scelto di non entrare nel merito delle questioni e preferendo adombrare inesistenti questioni formali, dare voce alla cultura del sospetto, ricorrere all’espediente della denuncia sommaria. A questo riguardo è intenzione dell’amministrazione di chiedere agli operatori invitati il nulla osta per poter rendere pubblici i loro progetti. In questo modo chi vuole sarà messo nelle condizioni di valutare l’operato della commissione e di farsi un’idea sulla fondatezza delle censure e delle recriminazioni».



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