Pambianchi: “La Fontescodella spa
ha carte perdenti e rovescia il tavolo”

MACERATA - Mentre sta per scadere l'ultimatum del Pd sull'impianto natatorio, l'avvocato maceratese commenta le ultime vicende legate all'opera. Dal sito del Comune scompare la graduatoria per l'affidamento della piscina di viale Don Bosco in cui la Fitness Best, attuale gestore, è settima
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La piscina di viale Don Bosco

La piscina di viale Don Bosco

 

di Alessandra Pierini

Il 30 giugno scadrà l’ultimatum dato dal Pd al sindaco Romano Carancini per le piscine di Fontescodella. Con l’ordine del giorno approvato lo scorso aprile (leggi l’articolo), i democratici hanno invitato Carancini a consegnare il cantiere o a prendere provvedimenti e persino, se necessario, risolvere il contratto.  Nel frattempo è emersa la questione sui debiti della Fontescodella Spa con il comune di Macerata e la successiva comunicazione della società che invece rivendica persino un credito da parte dell’amministrazione (leggi l’articolo). La questione non è stata ancora risolta.

In seguito al bando per la gestione della piscina di viale Don Bosco, scaduto nel marzo scorso, è stata stilata una graduatoria in cui la Fitness Best, socia della Fontescodella spa e attuale gestore, si è classificata solo al settimo posto. Al momento, come segnala una nostra lettrice, la graduatoria non è rintracciabile online. Alfredo Camilloni,  presidente della Macerata Nuoto, ha convocato per mercoledì una conferenza stampa per discutere dell’esito della gara e del futuro delle  squadre agonistiche della società. 

Sulla questione piscine di Fontescodella interviene l’avvocato maceratese Graziano Pambianchi:

L'avvocato Graziano Pambianchi

L’avvocato Graziano Pambianchi

«E’ noto che Fontescodella Piscine S.p.a. (ovvero la società che dovrebbe costruire il nuovo impianto natatorio ed annessi a Fontescodella, presieduta dall’ingegner Fabio Paci, che si avvale della consulenza di Francesco Pallotta, presidente dell’Apm, quindi uomo di fiducia del Sindaco Carancini, che l’ha nominato a tale prestigioso incarico) nel giugno 2013 si è rifiutata di rimborsare al Comune la somma di 561.207,11 euro , iva compresa, complessivamente portata fatture emesse dal Comune, per l’addebito alla Società delle spese sostenute dal Comune per il pagamento delle utenze relative alla gestione dell’impianto di viale Don Bosco negli anni dal 2010 al 2012 (peraltro, sino al 2013, la s.p.a. ha goduto di un contributo annuo di 90mila euro.
L’ingegner Paci obiettava che la Spa aveva affidato l’impianto di viale Don Bosco in gestione alla Società Fitnessbest srl socia della Spa. e all’associazione sportiva dilettantistica Macerata Sporting Club; poiché le due società non avevano corrisposto alla Spa gli importi relativi alle utenze, la Spa non poteva versare al Comune la somma che “legittimamente dovrà essere corrisposta” (l’unica osservazione, circa la correttezza e legittimità delle somme fatturate dal Comune, veniva mossa relativamente alla somministrazione dell’energia elettrica, che sarebbe stata conteggiata soltanto alla Spa, quando invece veniva utilizzata anche da altri soggetti).
Poiché la Fontescodella Piscine Spa nulla ha versato al Comune per il 2013 e per il 2014 per le utenze dell’impianto di viale Don Bosco (che, secondo la nota di Paci, non sono state pagate dalla Fitnessbest srl e dalla Macerata Sporting Club), il credito del Comune, è stato determinato in 686.819,72 euro al 30 giugno 2013 come da richiesta di pagamento a firma del dottor Gianluca Puliti, dirigente del Comune di Macerata, datata 14 maggio 2014 ed indirizzata alla Fontescodella Piscine Spa.

Alla richiesta ha replicato il 26 maggio 2014  il presidente della Fontescodella Piscine Spa contestando qualsivoglia credito del Comune nei confronti della Società, giacché, secondo lui:

1.in base al contratto di affidamento della  concessione di “costruzione e gestione” della piscina di viale Don Bosco, la società non sarebbe tenuta al pagamento dei costi per il gas;
2. la richiesta di pagamento dei costi da parte del Comune in modo difforme da quanto stabilito avrebbe causato un danno alla Società;
3. la società sarebbe creditrice del Comune, come più volte ribadito per le vie brevi (a chi? in quali occasioni?) ed anche con nota del 9 gennaio 2013 (alla quale non si fa cenno nella lettera del 14 giugno 2013 a firma dello stesso  Paci) per l’esecuzione dei lavori di completamento della piscina di viale Don Bosco inizialmente non previsti, della somma di 566.319 euro, ovvero, alternativamente della somma di  336.650 euro, nonché di circa  100.000 euro, a fronte del mancato versamento del contributo a carico del Comune.
4. il Presidente di Fontescodella Piscine Spa conclude diffidando il Comune a provvedere al pagamento di quanto dovuto alla Società entro e non oltre 15 giorni dal 26 maggio 2014 (termine scaduto l’11 giugno) avvertendo che in caso contrario i diritti di Fontescodella S.p.a., verranno fatti valere in giudizio.

Mi trovo d’accordo con l’ingegner Paci: quando tra una società privata ed una Pubblica Amministrazione (che tra l’altro dovrebbe affidare alla prima la realizzazione di un’opera così rilevante ed al centro di non poche discussioni, critiche e perplessità, quale l’impianto natatorio di Fontescodella) si arriva al punto in cui si è arrivati dopo 7 anni di trattative, delibere di Giunta e chi più ne ha più ne metta, per la piscina di viale Don Bosco, certamente importante, ma pressoché irrilevante e comunque “strumentale” rispetto ad un’opera di 12/13 milioni di euro (chissà poi, cammin facendo!), è assolutamente opportuno che sia la magistratura a far chiarezza: non c’è più spazio per pareri “pro veritate”, “arbitrati”, “asseveramenti” o tentativi in extremis, comunque li si voglia chiamare, per ricucire il violento “strappo”.
Vorrei chiarire il mio pensiero.
I lavori di ristrutturazione della piscina comunale di viale Don Bosco sono stati oggetto di diverse delibere comunali dalle quali emerge chiaramente ed indubitabilmente la volontà dell’Amministrazione che i lavori relativi alla piscina comunale di viale Don Bosco, per assicurarne il funzionamento nel rispetto della normativa vigente, dovessero essere eseguiti a cura e spese del concessionario, che poi è lo stesso dell’impianto di Fontescodella, che a suo tempo aveva chiesto di poter gestire anche la piscina “comunale” per comprensibili motivi “funzionali” alla gestione dell’impianto di maggior rilievo.
Perché Fontescodella Piscine Spa non ha tentato di arginare sin dai primi momenti la inequivoca e dichiarata volontà dell’Amministrazione comunale?
Forse il concessionario di viale Don Bosco non voleva rendere ancora più difficile il percorso che l’avrebbe portato a realizzare il nuovo impianto di Fontescodella?
Il contrasto interpretativo circa il contenuto di delibere e contratti (che si vorrebbero, questi ultimi, sostanzialmente in contrasto con la volontà espressa dagli amministratori comunali nei loro atti) appare francamente tardivo (se non altro tenuto conto delle tante occasioni in cui poteva manifestarsi) ed in qualche modo “strumentale”.
E’ possibile, persino probabile, che il presidente della Fontescodella Piscine S.p.a. non immaginasse che la Fitnessbest S.r.l. socio della S.p.a., scelto per la pretesa competenza nel settore, non saldasse il debito (comunque ingente) nei confronti del Comune e che ad un certo punto l’Amministrazione Comunale fosse costretta ad attivarsi per il recupero.
E’ possibile, anzi sicuro, che il fallimento della Sielpa, socio primario di Fontescodella Spa, abbia creato una situazione di grande difficoltà, anche in relazione al reperimento del necessario credito (che però tutti avrebbero compreso e serenamente valutato).
Avanzare pretese compensative tra crediti certi, liquidi ed esigibili (quelli del Comune), peraltro in gran parte “riconosciuti” e presunti crediti derivanti da contrasti interpretativi decisamente “estemporanei”, minacciando azioni giudiziarie, sembra il comportamento del giocatore che, accortosi di avere in mano carte perdenti, “rovescia il tavolo” nella speranza che qualcuno sia ancora disposto a scommettere tutto o quasi sul perdente.
Una “stazione appaltante” particolarmente attenta dovrebbe chiedersi, da ultimo, per quale ragione la Fontescodella Piscine Spa, non abbia mai esternato, nei sette anni trascorsi, i dubbi interpretativi che oggi accampa, salva l’ipotesi che li abbia celati per manifestarli nel momento ritenuto più opportuno, ma questo sarebbe un comportamento che il “partner” pubblico dovrebbe censurare severamente, anche alla luce dell’art. 38 del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture».

 

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