Piscine, Micozzi: “La Fontescodella paghi subito i debiti”

MACERATA - Il segretario del Pd interviene sulla questione e propone la compensazione con i crediti. Operazione che vede contrario l'avvocato Graziano Pambianchi: "Versamento immediato delle somme dovute"
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"Il rovescio della piscina" di Filippo Davoli

Il montaggio di Filippo Davoli

Il segratario del Pd maceratese, l'avvocato Paolo Micozzi

Il segratario del Pd maceratese, l’avvocato Paolo Micozzi

I debiti accumulati dalla Fontescodella s.p.a, società che dovrà realizzare l’impianto natatorio di Macerata,  per la gestione della piscina di viale Don Bosco (leggi l’articolo), continuano a far discutere.
Il Pd ha già chiesto nella riunione della scorsa settimana di accertare la posizione della società e si rincontrerà la prossima settimana, dopo le elezioni, per valutare in completezza, la questione del polo natatorio (leggi l’articolo). Sono emersi nel frattempo dei crediti che la Fontescodella spa vanterebbe nei confronti del Comune per lavori di manutenzione alla piscina di viale Don Bosco. Questo però non può , secondo il segretario del Pd Paolo Micozzi, esimere la società dal pagamento dei debiti accumulati che sfiorano quota 800mila euro. «Venga coperta almeno la quota non soggetta a contestazioni – sottolinea il segretario- Il Comune  per correttezza e rispetto della legge  deve chiedere assolutamente la quota che gli spetta per il pagamento delle utenze. Se c’è un problema di contestazioni per una parte, quello che è dovuto venga riscosso, per il restante  vengano fatte le valutazioni necessarie». L’ipotesi che si sta facendo strada nel Pd è quella della compensazione tra crediti e debiti.

L'avvocato Graziano Pambianchi

L’avvocato Graziano Pambianchi

Contro questa ipotesi si è scagliato già nei giorni scorsi Graziano Pambianchi: «L’unica soluzione è che la Fontescodella Piscine S.p.a. versi immediatamente al Comune le somme dovute. Il classico “coniglio” che esce dal cilindro e cioè  una “partita” in compensazione dovrebbe innanzitutto avere tutti i “crismi” di legge (certezza, liquidità ed esigibilità), oltre tutte le forme e le cautele volute quando l’eccezione viene mossa nei confronti della Pubblica Amministrazione,  non è una strada percorribile».
Pambianchi annuncia inoltre: «Una notizia dell’ultimo momento che, se confermata, rafforzerebbe i dubbi che non pochi hanno circa la fragilità del “partner” Fontescodella Piscine S.p.a. che dovrebbe realizzare e gestire l’impianto. La Fitnessbest S.r.l., socia della S.p.a. e vocata alla gestione, non ha partecipato alla gara per la gestione delle piscine di Viale Don Bosco, essendo scadutoil 31 dicembre 2013 il termine della “concessione”. Alla gara ha partecipato la sola associazione sportiva dilettantistica Macerata Sporting Club che peraltro risulta essersi classificata quasi in coda alla graduatoria, quindi senza speranza alcuna.
Dove è finito il partner strategico entrato nella S.p.a. Fontescodella Piscine, senza avere partecipato alla gara d’appalto vinta dal raggruppamento temporaneo di imprese?
Chi è l’associazione sportiva dilettantistica Macerata Sporting Club? che ruolo ha avuto quanto alla gestione, ivi compreso l’onere delle utenze? ha forse beneficiato del contributo di 90.000 euro versato per 3 (tre) anni dal Comune.
Per il momento una sola conclusione. In questa storia sul palcoscenico è apparso un po’ di tutto: un Raggruppamento Temporaneo di imprese, una S.p.a. in cui è presente un socio (Fitnessbest S.r.l.) che non era nel RTI, una S.P.A. titolare della gestione di una piscina che non gestisce, una s.r.l. cui viene affidata la gestione di una piscina che non gestisce, una Associazione che forse gestisce la piscina insieme alla S.r.l. forse no, ma partecipa alla gara per la futura gestione della piscina di Viale Don Bosco, quando più o meno tutti si aspettavano che partecipasse la Fitnessbest S.r.l. La confusione regna sovrana, ma qualcuno troverà il modo di dire che la colpa è di chi la nota e la denuncia, non di chi ha fatto e fa tutto il possibile per aumentarla. A questo punto non sarebbe sbagliato incaricare qualcuno, non a pagamento, di emettere un “parere pro veritate”»

(a. p.)

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