Il bandierone della Lega e Carlo Cambi
affiancano Anna Menghi:
“Salvini l’unico contro lo strapotere del Pd”

MACERATA VERSO LE ELEZIONI - I grillini hanno segnalato la presentazione della lista ai vigili perchè troppo vicina al loro comizio, ma l'ex sindaco ha tenuto duro ed è andata avanti
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Anna Menghi conferenza Venanzetti 1

Anna Menghi a colloquio con i vigili prima dell’inizio della sua presentazione

Anna Menghi conferenza Venanzetti 2

L’intervento di Anna Menghi

di Maurizio Verdenelli

(foto di Andrea Petinari)

Prima della ‘prima’ di Anna Menghi, nel nome della politica cultural-musicale a Macerata, sono scintille. Anzi, ‘stelle’. Per la precisione, cinque. Al ‘Venanzetti’, nello spazio di galleria Scipione, ad ‘incontrare’ per primi il candidato sindaco della Lega sono stati infatti due tenenti (un uomo ed una donna) della Polizia municipale. Latori di una segnalazione da parte del movimento pentastellato che contemporaneamente teneva comizio in piazza Battisti. A meno di duecento metri, dunque, dalla manifestazione a carattere elettorale organizzata dal Comitato dell’ex sindaco.
Nella sostanza, tuttavia, un ‘incontro al bar’ con tanto di consumazione’. C’è pure regolare richiesta di autorizzazione in Questura da parte dal segretario amministrativo della Lega, l’ex assessore provinciale (giunta Capponi) Milko Mariani, presente con il segretario provinciale Luigi Zura Puntaroni. Una richiesta che pare appianare le acque mentre la Menghi, a sostegno della liceità dell’evento, rivela: “Poco fa, passando, è venuto a farmi gli auguri anche il questore…”. I due tenenti (convinti?) se ne vanno e l’incontro può iniziare seppure con qualche strascico d’ordine psicologico. “Mi sono scaldata…” e sdrammatizzando “mi stranisco e divento subito leghista” fa l’ex sindaco degli anni 97-99.

Il coordinatore della Lega Mariani

Il coordinatore della Lega Milko Mariani

“Io insieme alla Lega?” s’interroga poi Anna rispondendo ad una muta ma quasi certamente dibattuta domanda in città: “Non ci trovo nulla di strano (ripete ndr). Questo partito nasce dai territori e Salvini è l’unico che s’oppone allo strapotere del Pd”. Ancora: “Mi è stato chiesto un ‘prezzo’ particolare per questa alleanza? No: solo avere chiarezza sulla gestione del sociale” (Mariani accenna al ‘sì’ con il capo aggiungendo: “Soprattutto in contrasto ai professionisti del sociale”). Ancora, una precisazione da parte della Menghi: “Gli incontri sono avvenuti mesi fa” a chiarire che non c’è stata una ‘via di Damasco’, un’illuminazione a tempo quasi scaduto. Intorno all’ex sindaco, nello spazio occupato dal caffè Venanzetti in galleria, ‘all’ombra’ del bandierone della Lega, la sua famiglia (madre, sorella, nipote e pronipotina) la prof.ssa Gabriella Almanza Ciotti, il giornalista Carlo Cambi, il critico Gianni Gualdoni, il direttore d’orchestra Massimo Paolella, candidate e candidate della lista. Più distanti tra ‘il pubblico’ l’ex assessore della giunta Menghi, l’arch. Silvano Jommi, e l’avv. Giampiero del Bigio. E, naturalmente, tante amiche. Tra queste Maria Perillo (Il Glomere), la prof. Daniela Gasparrini, Anna Costa Volpini (FAI), la madre del premio Andersen Mauro Evangelista -“Sono qui a titolo personale perché mio figlio è fuori da logiche politiche” puntualizza. C’è pure Giovanni Cappelloni con il suo notissimo Tommy, piccolo, amabile‘terrore’ acustico del centro storico: tuttavia l’abbaiare del cagnolino non viene considerato ‘turbativa’ di comizio anche se più volte deve chiaramente a questo soccombere la voce della prof. Almanza che conduce l’incontro. Ci sono anche intervalli dedicati al belcanto, in particolare alla voce della cantante lirica Baydyanova Gulnora. Grande armonia nel contesto delle ‘bacchettate’ sul caso Sferisterio.

Il giornalista Carlo Cambi

Il giornalista Carlo Cambi

Un dibattito in ogni caso scintillante con un animatore d’eccezione: Cambi. Ad introdurlo, la Menghi, la quale dichiara “come la cultura a Macerata faccia fatica a diventare sistema ed opportunità di valore economico. Se mi eleggono sindaco? riequilibrerei le provvidenze alle associazioni, chiederei ai dipendenti di essere tutt’uno con gli obiettivi dell’amministrazione, tenendo presente che la cultura è di tutti, non solo del sindaco”. Gabriella Almanza, da parte sua, invoca un coordinamento culturale tra Unimc, Comune ed Accademia: “Anna è stato l’unico sindaco ad intervenire nel Cda dell’università: dopo di lei non si è visto alcun altro primo cittadino”.
Poi tocca a Cambi, pantaloni rosa (“dicono che siano vincenti perché di solito l’indossa Carancini”) e gag da gastronomo sull’assessore ai Servizi sociali. Poi attacca: “Macerata è l’Atene delle Marche, ma se da quando sono qui Pericle non l’ho mai incontrato!”. “Da giornalista sono stato abituato a stare dietro le quinte, rispetto al protagonismo attuale: ma qui mi si sono trovato sempre dietro una quinta”. Duro su Unimc: “Cosa ha prodotto a favore del capoluogo oltre agli affitti in nero agli studenti (naturalmente da parte dei privati ndr) e, peraltro, cosa ha chiesto al capoluogo all’Ateneo?”. Su Palazzo Ricci: “Da aprire per la splendida Pinacoteca d’arte contemporanea”. Inoltre la rivelazione dell’esistenza di un nuovo …centro urbano dal nome antico: “Macedonia: un insieme di Macerata e Corridonia. Sta a valle dove il capoluogo ha trascinato, con smottamento franoso, tutte le sue attività”. Applausi convinti contro la ‘Torre dei tempi’: “Un maxi orologio Swatch: se lo potevano far sponsorizzare, sarebbero stati tanti soldi!”. Sulla presenza di Tèa Leoni: “Accolta come una star, certo, ma se avesse saputo che la tomba del celebre avo, Maffeo Pantaleoni, cade letteralmente a pezzi…”. Sferisterio: “Non è laboratorio culturale: mancano scuola di canto, conservatorio, attrezzeria, un’attività artigianale che produca scenografie, costumi” e via elencando.

Luigi Zura Puntaroni ha partecipato alla presentazione

Il candidato della Lega in Regione Luigi Zura Puntaroni ha partecipato alla presentazione

Tuttavia, nel ‘coro da tragedia greca’ delle testimonianze alla ricerca di una cultura che sia ‘confronto’ e non orticello di questo o quello, o di gruppi (è stato sottolineato), quella del maestro maceratese Massimo Paolella è stata la voce più intrinsecamente critica. Ha raccontato di sé, degli studi anche in Bulgaria. “A Macerata mi sono trovato in una specie di labirinto. Io che vado puntualmente agli incontri fissati nel tempo dai vari sindaci. Uno, due e tre e poi finisco nel porto delle nebbie. Alla fine mi sono fermato al primo di questi appuntamenti.. che data l’esperienza mi aveva indicato qualcosa di noto”. Sulla sua esperienza allo Sferisterio: “Ho cominciato da sorvegliante, in modo difficile, poi sono passato al ruolo di maestro collaboratore. Tre, quattro anni. Man mano mi accorgevo però che più passava il tempo, più mi era impossibile fare passi in avanti. Non crescevo e dunque non ho potuto fare altro che lasciare. Ecco: secondo me è mancata in conclusione una cosa e mi riferisco ad un arco che arriva a quindici anni: è sembrata mancare la gioia di fare musica e questo alla fine si sente”.
E’ stato un lungo dibattito, protrattosi oltre il comizio dei candidati pentastellati in un centro storico dove i candidati sindaci, data il numero elevato, sgomitano negli spazi, pochi in riferimento alle aree en plein air (moltissimi però in riferimento ai negozi vuoti ora occupati, sia pure per un mese, dalle sedi elettorali). Una contiguità forzata che può indurre, come stasera, a ‘corto circuiti’. Vicini competitors, come l’attuale sindaco Romano Carancini alle porte della sua sede in via Gramsci, ieri in contemporanea alle testimonianze (critiche) del Comitato Menghi by Lega. Tuttavia pronto a smentire Carlo Cambi a cominciare dal vestiario: niente rosa, indossando pantaloni rossi…

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