Cinque anni di buona amministrazione
nonostante la crisi

MACERATA VERSO IL BALLOTTAGGIO - Carancini ha ben governato, basta vedere i risultati sulle scuole messe in sicurezza, sulla cultura e sullo spettacolo con i nuovi musei al Buonaccorsi, il totale rilancio dell' Opera Festival, il recupero dell’antico orologio sulla Torre, sullo sport con gli impianti di quartiere e le piscine finalmente al via, sull’ambiente con la chiusura dell’inceneritore, la raccolta differenziata schizzata al 77%, lo stop al consumo di suolo. Alla base di tutto una sana distinzione tra politica e amministrazione
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Massimo Lanzavecchia

Massimo Lanzavecchia

Cresce l’attesa per il ballottaggio che domenica 8 marzo decreterà il vincitore delle primarie di centro sinistra e quindi il candidato sindaco della coalizione. A favore del sindaco uscente Romano Carancini che sfiderà Bruno Mandrelli interviene Massimo Lanzavecchia, ultimo segretario cittadino dei Democratici di Sinistra,  co-fondatore del Pd a Macerata e membro del comitato elettorale di Carancini.

di Massimo Lanzavecchia

Al ballottaggio di domenica 8 marzo voterò Romano Carancini perchè la sua amministrazione ha ben governato e perchè una sana distinzione tra politica e amministrazione è essenziale per il buon governo. Nei programmi elettorali del 2010 quasi non si parlava della grande crisi, quella che invece era in pieno svolgimento e che avrebbe segnato pesantemente, per tutti gli anni successivi, l’amministrazione di Macerata come quelle a ogni livello, e soprattutto le vite di tante persone in carne e ossa. Il mondo di oggi è radicalmente diverso da quello di cinque anni fa. La crisi non ha allentato la presa e non stiamo certo meglio di prima, stiamo peggio. A Macerata come ovunque, pur tra tante risorse positive che fanno ben sperare, molte imprese e uffici hanno chiuso, tanti lavoratori hanno perso il lavoro, tanti giovani faticano a crearsi il futuro, tanti anziani – quando ci riescono – ammortizzano in famiglia le difficoltà dei più giovani. E molte amministrazioni pubbliche, anche nelle Marche, hanno rischiato il dissesto. In questi anni durissimi e considerando le competenze di un Comune, i tagli dei trasferimenti statali e le minori entrate a causa dell’economia stagnante, per un’Amministrazione la differenza sta in quello che è riuscita a fare.

Romano Carancini durante un incontro  in vista delle primarie

Romano Carancini durante un incontro in vista delle primarie

E a Macerata il solo binomio costituito dalla spesa per servizi sociali in crescita (al 53% della spesa disponibile) e dai conti di bilancio in ordine, dovrebbe bastare per dare un giudizio sostanzialmente positivo sull’amministrazione Carancini. Se a questo binomio affianchiamo poi le attività e i risultati su vari altri versanti, quel giudizio positivo non può che rafforzarsi: sulle scuole (tutte messe in sicurezza), sulla cultura e sullo spettacolo con le significative ricadute economiche e turistiche (i nuovi musei al Buonaccorsi, il totale rilancio del Macerata Opera Festival, il recupero dell’antico orologio sulla Torre e altro), sullo sport (con gli impianti di quartiere e le piscine finalmente al via), sull’ambiente (con la chiusura dell’inceneritore, la raccolta differenziata schizzata al 77%, lo stop al consumo di suolo) e su tanto altro di cui l’amministrazione Carancini sta dando ampiamente conto. Non è stato per niente facile, né scontato. Oltre alla crisi che toglieva respiro e risorse all’azione del governo cittadino, non si possono dimenticare le due “verifiche politiche” imposte da partiti e gruppi consiliari di maggioranza, che fin da subito hanno creato un clima che non ha certo aiutato. Eppure anche i 14 punti sui quali l’ultima “verifica” del 2013 aveva impegnato l’Amministrazione sono stati sostanzialmente raggiunti.
La consapevolezza è quindi di aver fatto molto, che certo di più si poteva fare e che molto altro si sta già programmando per i prossimi anni. La consapevolezza è soprattutto che la città e il territorio vivono ancora in pieno la crisi in cui versa tutto il Paese, e che solo un piano strategico e innovativo potrà consentire di affrontare con lucidità le prossime sfide, sapendo che molto non sarà più come prima. Macerata può riconquistare il proprio ruolo centrale e può farlo con intelligenza e sobrietà, in collaborazione con le altre comunità del territorio e in competizione con le migliori esperienze di altre città europee, per creare futuro puntando in primo luogo sui giovani. Su questo sono incentrate le “Linee d’indirizzo di un Programma per Macerata, una città innovativa, colta, sostenibile e inclusiva”, che il “Pd Nuovo Corso – Macerata Bella” ha contribuito in maniera determinante a definire e che ora sono alla base dei punti programmatici più specifici dei candidati‐sindaco del Pd.
Di solito, allora, un’amministrazione che al primo mandato raggiunge la gran parte degli obiettivi per cui è stata eletta, viene naturalmente riconfermata per un secondo (e ragionevolmente ultimo) mandato. E il senso di tale riconferma sta nel sano contemperare esigenze di ricambio ‐ più che legittime e ancor più auspicabili ‐ con la congruità temporale di un ciclo di rinnovamento, e per un sindaco e il suo progetto di cambiamento due mandati sono necessari oltre che sufficienti. Ma allora, perché il centrosinistra ha pregiudizialmente scelto le primarie? Se è stato per garantire possibile un’opzione di metodo democratico, può starci. Ma poi, al dunque, la scelta deve essere politica e di contenuti, mai solo di metodo. Allora e soprattutto, perché è nel Pd, il partito del sindaco uscente, che è nata una candidatura di contrapposizione? All’assemblea del Pd è stato risposto che “certo, è evidente la continuità con l’amministrazione Carancini”, però: “ci sono due modelli diversi  di rapporti tra partiti e tra amministrazione e partiti”. In definitiva: “Carancini non si ritiene vincolato a sentire i partiti prima di prendere le decisioni amministrative” (Altre risposte oggettivamente appaiono di contorno: “le piscine” … “il park Rampa Zara” … “la Lube” …). Allora: non c’è una ragione effettiva, che riguardi l’operato e i risultati dell’amministrazione Carancini, che giustifichi una contrapposizione così netta al sindaco alla fine del suo primo mandato. Del resto è paradigmatica anche la dichiarazione della vicesindaco, che più o meno ha balbettato: “La nostra Giunta ha amministrato bene e io sono leale con il sindaco, ma faccio parte della lista di Bianchini”. Ancora: è evidente il tentativo di voler archiviare un sindaco e una squadra di amministratori che non sono stati semplici esecutori di specifici referenti, dirigenti pro‐tempore di partiti o gruppi organizzati che siano. Il tema del rapporto tra partiti e amministrazione pubblica è reale e molto complesso, ha del resto attraversato la storia politica del nostro paese, nel bene e spesso anche nel male.
C’è però un punto politico che può riassumere la questione, ed è che il sindaco Romano Carancini ha avuto contro una parte del suo partito, quella che forse considerava normale condizionare il governo della città non accettando la distinzione fondamentale dei ruoli tra partiti e amministrazioni pubbliche, trai partiti che devono fare politica con i cittadini e organizzare il loro consenso su idee e progetti, e le amministrazioni che devono realizzare un mandato popolare e un programma contando sulla maggioranza consiliare e sul sostegno dei cittadini. Anche Pietro Marcolini, candidato presidente della Regione, lo ha detto con estrema chiarezza dal palco del cinema Italia: “Mi si chiese di fare l’assessore anche perché, con competenza, avevo una mia autonomia; una sana distinzione tra politica e amministrazione è essenziale per il buon governo”. Lo sfidante Bruno Mandrelli, del resto, è stato già assessore e vicesindaco negli anni ’80 del secolo scorso, poi all’opposizione del sindaco Maulo e di quella fase di rinnovamento negli anni ’90 (e oggi al suo fianco ritroviamo molti altri appartenuti a quelle vecchie stagioni). Può permettersi la città il rischio di tornare indietro, a quando l’invadenza dei partiti su ogni sfera delle decisioni pubbliche era la norma?

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