Venti uomini e dodici donne
Il Pd schiera la squadra

VERSO IL VOTO - L'assemblea dei democrat ha ratificato i nomi dei 32 candidati alle comunali. Deroga accettata ad Ulderico Orazi, fuori Claudio Machella. Quasi pronta la squadra di "Macerata Bene Comune" (Sel, Rifondazione e Verdi) che ripropone gli assessori Monteverde e Valentini e i consiglieri Tartabini e Ciarlantini. Maurizio Mosca torna ad attaccare l'amministrazione sui mali della sanità: "Ospedale impoverito dalle reti cliniche e dall'inadeguatezza della classe dirigente cittadina"
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LA NOTTE DELLE PRIMARIE - Bruno Mandrelli e Romano Carancini davanti alla sede di via Spalato

Bruno Mandrelli e Romano Carancini sfidanti alle primarie correrranno insieme alle comunali

di Claudio Ricci

Il Pd schiera la formazione definitiva. L’ufficialità dei nomi arriva dopo l’assemblea di ieri che ha ratificato le candidature dei 20 uomini e 12 donne che scenderanno in campo per la coalizione di centro sinistra guidata dal sindaco uscente Romano Carancini. In forza alla quota rosa ci saranno Chiara Bisio, Stefania Cicconi, Michela Cinti, Ninfa Contigiani, Ilina Angela Iryna, Miriam Moretti, Paola Ottaviani, Eleonora Rastelli, Caterina Rogante, Alessia Scoccianti, Mirella Staffolani e Tiziana Tomassini. Tra gli uomini confermata la deroga per il consigliere al terzo mandato Ulderico Orazi, ma non per Claudio Machella che lascia il posto al consigliere uscente Maurizio Romoli. Tra i nomi maschili molti erano quelli già resi noti nei giorni scorsi: Alferio Canesin (attuale assessore allo Sport) Francesco Ciccarelli, Maurizio Del Gobbo (consigliere), Mario Iesari, Bruno Mandrelli (consigliere), Paolo Manzi, Marco Morresi (consigliere), Luca Mercuri, il segretario autosospeso Paolo Micozzi, Maurizio Natali, Nicola Perfetti, Andrea Perticarari, Narciso Ricotta (attuale assessore ai Servizi Sociali), Renato Rocchi, Maurizio Saiu, Daniele Staffolani, Aldo Tiburzi e Andrea Tonnarelli.

Intanto gli altri partiti e liste civiche si scatenano in una vera e propria caccia all’ultimo uomo, o sarebbe meglio dire all’ ultima donna, per completare le liste entro il 30 aprile. Intanto ieri pomeriggio le forze di centro sinistra si sono riunite intorno al sindaco Romano Carancini per discutere del programma  da portare in campagna elettorale. Le sei le liste in campo  Pd, Idv, Pensare Macerata, Udc, “Macerata Bene Comune” e la civica per Romano Carancini si sono confrontate stilando già una bozza di programma che verrà ripresa nel prossimo incontro di venerdì sera. «E’ stato un confronto molto pratico e proficuo – commenta Carancini – abbiamo individuato temi, settori di intervento e parole chiave e i lavori procedono nel migliore dei modi».

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Gabriella Ciarlantini e Pierpaolo Tartabini candidati della lista “Macerata Bene Comune”

Dettagli formali ancora da definire invece per la lista “Macerata Bene Comune” che raccoglie Sel, Rifondazione e Verdi. In campo ci saranno sicuramente gli assessori Stefania Monteverde ed Enzo Valentini, il capogruppo di Sinistra per Macerata, Pierpaolo Tartabini e il consigliere Gabriella Ciarlantini mentre si lavora ormai solo alla definizione degli aspetti formali. Una compagine, che potrebbe essere ufficializzata negli ultimi giorni prima della scadenza per la presentazione delle liste (29 o 30 aprile) che aspira alla parità dei sessi con 16 uomini e 16 donne in campo.«L’obiettivo è quello di portare la quota rosa al 50% – dice il capogruppo consiliare di Sinistra per Macerata, Pierpaolo Tartabini – non parliamo di uomini e donne di partito catalogabili con degli acronimi ma di persone con una storia e una sensibilità verso i temi che abbiamo avuto a cuore in questi anni. Lavoratori, e studenti che vogliono proseguire il lavoro fatto in termini di cultura, ambiente e tematiche sociali».

Latita ancora Anna Menghi. L’ex sindaco di Macerata non ha ancora annunciato la sua candidatura anche se nei giorni scorsi senza smentire aveva detto: “Ci sto pensando, valuto con la mia squadra”. Se il consigliere dovesse scendere sarebbe l’ottavo candidato sindaco e potrbbe dare asilo alla Lega Nord che a Macerata ancora non si è schierata.

Maurizi

Maurizio Mosca

La campagna elettorale di Maurizio Mosca, prosegue intanto a suon di stoccate all’amministrazione Carancini. Il tasto dolente all’ordine del giorno è quello della sanità, con l’ospedale del capoluogo soggetto ai tagli di reparti e personale imposti dalla riforma delle reti cliniche a causa, dice Mosca, dell’inerzia politica dell’amministrazione:

« Pur rimarcando il fatto che l’Asur preferisce assumere nuovi dirigenti amministrativi (bando dell’agosto 2014), e lasciare sguarniti i reparti e il pronto soccorso di personale sanitario – scrive in una nota il candidato sindaco viene da chiedersi come mai la politica maceratese (o almeno una sua parte) consideri di secondaria importanza il tema della Sanità: a parole è tutto un fervore, mentre i fatti dimostrano il contrario. Eppure questo è un argomento che riguarda tutti. A Macerata manca una visione di insieme: l’ospedale provinciale cade letteralmente in rovina e viene smantellato pezzo per pezzo, in mezzo a molte chiacchiere e pochi fatti. A Macerata pare debba valere il principio delle “reti cliniche”. In teoria il sistema di assistenza “in rete” prevederebbe per il paziente un team più allargato e competente di professionisti. In pratica, però, le”reti”, da noi hanno coinciso con la chiusura dei piccoli ospedali e il depotenziamento di quelli rimanenti tramite la falcidia dei reparti, mentre altrove si costruiscono ospedali nuovi, funzionali e con reparti specialistici all’avanguardia».

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Microchirurgia al sesto piano dell’ospedale. L’apertura è a data da destinarsi

«I fatti sono chiari – argomenta – ed è difficile smentirli: al pronto soccorso i lavori sono fermi, ma abbiamo, sempre sulla carta, rassicurazioni che finiranno l’anno prossimo; al sesto piano siamo in attesa di verificare se effettivamente il reparto di microchirurgia verrà aperto fra poche settimane, come ha dichiarato il direttore dell’Area Vasta Pierluigi Gigliucci, dopo che per decenni è stato abbandonato a se stesso e, alla fine, risistemato anche grazie alla pressione continua dei cittadini. Attendiamo, quindi, con vera speranza la riapertura piena non solo del reparto, ma anche della microchirurgia oculistica. Un altro problema di cui si è parlato troppo poco in questi anni è la mancanza, nei vari   reparti, del primario: manca un primario a Medicina, manca un primario al pronto soccorso, manca, inoltre ormai cronicamente, il personale paramedico ormai ovunque e quello che va in pensione non viene sostituito con aggravio dei carichi di lavoro. L’altra nota dolente riguarda la cosiddetta “stroke unit”, che potrebbe salvare molti pazienti dalle gravi conseguenze di un ictus. A Macerata non esiste: in provincia di Ancona ce ne sono tre, due ad Ancona ed uno a Jesi. In pratica, con questo illogico smantellamento dell’ospedale provinciale, non si colpirà solo Macerata, ma l’intero territorio e, soprattutto, si andrà ad incidere sulla vita dei pazienti, che in questa vicenda sono tristemente stati declassati a ruolo di comprimari».

«Difficile, poi, comprendere come mai Macerata debba sempre soccombere a scapito di Civitanova – incalza Mosca –  su cui già da tempo sono confluiti i pazienti e i medici di Otorinolaringoiatria, nonostante l’ospedale abbia dei flussi di ricoveri sostanzialmente della metà rispetto a Macerata, o San Severino. Certo è che il principio dell’eccellenza e delle reti cliniche sono solo il dito dietro il quale nascondersi, se si pensa, ad esempio che il punto nascita di San Severino ha contato nel 2013, 393 parti contro i 1.088 di Macerata. Non per questo il primo è stato chiuso, nonostante non abbia la neonatologia e quindi neanche quindi la motivazione dell’ “eccellenza”. Pure non si spiega, se confermata, la dismissione del reparto di chirurgia vascolare – angiologia dell’ospedale di Macerata a fronte del fatto che lo stesso nel 2013 ha eseguito 1.491 prestazioni specialistiche ambulatoriali a fronte delle 430 di Civitanova e delle 355 di San Severino.

«Potrei continuare, snocciolando altri dati – conclude – ma mi fermo e mi domando: tutte queste considerazioni sono o no arcinote alla classe politica maceratese? Che cosa ha espresso la classe politica dirigente in materia di sanità in questi anni? Nulla, ad ennesima dimostrazione dell’ inadeguatezza della attuale amministrazione e del Pd maceratese sulle questioni vitali per la nostra città. A queste domande sarebbe retorico rispondere, per cui rilancio e dico che il difficile compito del nuovo sindaco, chiunque sarà, della città capoluogo non sarà litigare con i propri colleghi (come purtroppo è successo), ma fare fronte comune con loro e pretendere in sede provinciale e soprattutto regionale il riconoscimento e la valorizzazione del nostro Ospedale come confermato dai numeri che ho elencato, piuttosto che sempre puntare  al ribasso come è stato fatto in questi anni, a discapito – lo ripeto – non solo di Macerata, ma di tutto il suo territorio».

 

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