Recarsi in massa alle urne
è un primario impegno civile
Il voto è come una “festa” della partecipazione dei cittadini al futuro della loro comunità. Alcune ironie su vari casi della nostra campagna elettorale. Il proverbiale equilibrio di Macerata minacciato da qualche capogiro
di Giancarlo Liuti
Assenteismo. Fra poche ore si vota e siccome l’elezione del sindaco è per ogni città un fatto di grande significato civile mi auguro che la gente vada assai numerosa alle urne e ci vada con animo sereno, dimenticando l’aspro e confuso frastuono della campagna elettorale nella consapevolezza che ogni crocetta messa sulla scheda esprime il desiderio – la coscienza – di partecipare alla vita della comunità. Quasi una festa, dunque. Col medesimo successo popolare che di recente hanno avuto gli “Aperitivi europei” (un aperitivo anche questo, sì, visto che il piatto forte sarà servito dopo, nel ballottaggio). M’illudo? Probabile, con l’aria che tira sulla politica nazionale e locale. Ma per quanto numerosi possano rivelarsi gli astenuti – magari la maggioranza, magari il novanta per cento – un vincitore ci sarà comunque. E chi decide di restarsene a casa ottiene l’unico scopo di dire a se stesso “io, come cittadino , non conto niente, non esisto”. Difficile, coi tempi che corrono, scegliere il meglio? Può darsi, ma nella vita di ciascuno di noi sono tante le occasioni nelle quali ci tocca rimpiangere di non avere scelto il meno peggio. Andiamo a votare, dunque. E aggiungo che preferibile all’astensione è la scheda bianca o perfino l’annullamento della scheda. Anche così, in fondo, si esprime un giudizio, mentre col non votare non si esprime nulla.
Una città equilibrata? E’ questa, per tradizione, una delle caratteristiche di Macerata: rifuggire i clamori, i rischi e le avventure in una sorta di persistente equilibrio fra le cose, i fatti, i sentimenti, le passioni. Vediamo. Sono 36.136 i maceratesi di nascita o di adozione (19.209 donne e 16.927 uomini, dalla qual cosa risulta che la natura non rispetta l’equilibrio fra i sessi ) chiamati alle urne per eleggere il sindaco e il consiglio comunale scegliendo fra ben nove candidati alla fascia tricolore e ben 607 candidati consiglieri suddivisi in ben 23 liste (dalla qual cosa risulta che lo sfarinamento della politica non rispetta l’equilibrio della ragione). Rapportati alla popolazione, i minori di diciott’anni, cioè coloro che non possono votare, sono pochini, circa 6.000 su circa 42.000 abitanti (dalla qual cosa risulta che Macerata sta invecchiando e non rispetta l’equilibrio delle generazioni). Esagero? E sia. Ma da questi pur opinabili punti di vista rischia di saltar fuori che Macerata va perdendo il suo proverbiale equilibrio. La definitiva verifica verrà ora dal voto, che ci darà la consistenza delle irragionevolezze viscerali, estremistiche, fondamentalistiche e antisistema, Staremo a vedere, nella speranza che cessino i capogiri.
Transumanza. Per transumanza s’intende il trasferimento del bestiame – pecore, di solito – dai monti al mare e viceversa, secondo le stagioni. Qualcosa del genere è accaduto pure nella nostra politica col trasferimento dal centrosinistra al centrodestra di un gregge di per ora ignote dimensioni in conseguenza non già di mutamenti climatici ma dell’esito delle “primarie” del Pd. Pecore? Nient’affatto. Sono invece persone animate da alti ideali, specie urbanistici.
E chi se ne frega? E’ assolutamente normale che i vari candidati affiggano manifesti e inviino messaggi chiedendo che gli elettori votino per loro. Assai curioso è invece che semplici elettori, ossia persone non candidate a nulla, ci dimostrino con corpose spiegazioni depositate nelle nostre cassette della posta le loro scelte di campo. Intendiamoci: essi – mai fare nomi, per carità! – meritano rispetto per le opinioni che esprimono, ma la risposta che spontaneamente mi viene è “chi se ne frega?”.
Raccolta differenziata. Nei muri e stavolta anche sulle strade c’è un’alluvione di fotografie di singoli candidati con le loro promesse. Così, dopo le elezioni, si renderà necessario smaltire tali rifiuti secondo il sistema della raccolta differenziata. Dove finiranno le immagini di coloro che si battono contro il dissesto idrogeologico? Ovvio: nell’umido. E quelle di coloro che esaltano la trasparenza? Ovvio: nel vetro. E quelle di coloro che allegano documenti? Ovvio: nella carta. E quelle di coloro che promettono tutto e di più? Ovvio: nell’indifferenziato, il reparto di gran lunga più pieno.
L’incubo Rom. A parte Civitanova, dove l’arrivo e la sosta di due camper di zingari suscita sempre una clamorosa rivolta, Macerata non ha il problema dei Rom. Ma il leader nazionale di una grossa forza politica – mai fare nomi, per carità! – l’incubo dei Rom ce l’ha proprio di natura e nei suoi comizi ne ha parlato pure da noi, in piazza dello Sferisterio e all’Abbadia di Fiastra. Per quale motivo? Perché ha scoperto che la parola “Rom” incombe anche a Macerata, trattandosi delle prime tre lettere di “Romano”, il nome di battesimo di un candidato sindaco. Attenzione: ho fatto soltanto uno scherzoso gioco di parole in cui non c’è alcuna indicazione di voto (ci mancherebbe altro, visto che siamo in “silenzio elettorale”). Del resto l’ho già detto all’inizio: chiunque voti per chiunque, l’importante è che si vada a votare.
Ballottaggio. L’etimologia di questa parola allude alle “balle” e, a prescindere dal ballottaggio elettorale, che è solo questione di numeri, di “balle” ne sono state dette parecchie e da ogni parte, evitando cioè di prendere atto del perdurare della crisi economica , dei tagli imposti dal governo e dall’Europa, e della oggettiva scarsità di risorse a disposizione della civica amministrazione di qualunque colore essa sarà. Sarebbe stata, questa, una prova di responsabilità . Ma è mancata. E adesso aspettiamo il futuro, quando la realtà farà valere la propria inesorabile forza e le “balle” si riveleranno per quello che sono: una presa in giro.
Ed io? Una domanda di scarsissima importanza, questa, ma alla quale intendo rispondere per correttezza verso i lettori. Ovviamente andrò a votare e altrettanto ovviamente non dico per chi. E’ una regola che per quanto riguarda la mia settimanale “Domenica del villaggio” mi sono imposto da alcuni mesi, ossia da quando scoprii che considerando la situazione della politica – quella generale e quella locale – il nuovo sindaco, chiunque egli sia, dovrà essere un eroe. E lo diceva pure il grande Bertolt Brecht: “Beato il paese che non ha bisogno di eroi”. A proposito, infine, dell’ironia forse impertinente di quanto ho scritto sopra, si tratta, appunto, di un tentativo di considerare la realtà con la leggerezza fantasiosa e sarcastica che è propria dell’ironia. E’ un invito che rivolgo a tutti gli elettori: rinuncino, per una volta, alle rabbie, alle delusioni , ai rigurgiti del mal di pancia. E, magari con un pizzico di fatalistica ironia, vadano in massa a votare, coscienti del diritto e del dovere di sentirsi non soltanto persone ma qualcosa di più: cittadini.









































































Nun te pijjà ggatti a ppelà, Ggiuanni;
chi impiccia la matassa se la sbrojji:
stattene a ccasa co li tu malanni,
ché er monno tanto va, vvojji o nun vojji.
Io nun vorrìa sta un caz.zo in de li panni
de sti sfrabbica Rome e Ccampidojji
ché er mettese a cozzà ccontro li bbanni
è un mare-maggna tutto pien de scojji.
Sai quanto è mmejjo maggnà ppane e sputo,
che spone a rrepentajjo er gargarozzo
pe ffà strozzate de baron fottuto?
Tù lassa annà a l’ingiú ll’acqua in ner pozzo;
e hai da dí che Iddio t’ha bbenvorzuto
com’e cquarmente t’arimedia er tozzo.