Tramonta dopo mezzo secolo
la Casa del Parmigiano
MACERATA - In via Garibaldi chiude una seconda attività storica dopo il bar Ezio. Sulle vetrine niente più formaggi e salumi in mostra ma solo il cartello "affittasi"

La vetrina de La Casa del Parmigiano col cartello “affittasi”
di Alessandro Vallese
Insegna spenta, vetrine coperte e un grande cartello giallo con la scritta “Affittasi”. È l’immagine che oggi accoglie chi percorre corso Garibaldi, a Macerata, dove un’altra attività storica della città si ferma dopo decenni di presenza. La Casa del Parmigiano, negozio di alimentari di riferimento per gli abitanti del centro storico e non solo, ha cessato la propria attività. Un’altra perdita per un tratto di città che negli ultimi tempi ha visto abbassarsi diverse saracinesche.
Solo pochi giorni fa la chiusura del bar Ezio (leggi qui), vera istituzione cittadina con oltre trent’anni di storia. Ora arriva anche lo stop di un’altra realtà che aveva accompagnato la vita quotidiana di tante generazioni di maceratesi. La Casa del Parmigiano era presente da oltre mezzo secolo e negli ultimi vent’anni è stata portata avanti con passione e grande disponibilità da Luigi Bianchi e dalla moglie Grazia, diventando un riferimento per chi cercava prodotti alimentari di qualità e soprattutto un rapporto diretto e familiare con i clienti. Già qualche anno fa i titolari avevano manifestato la volontà di cedere l’attività. Oggi sono alla ricerca di nuovi affittuari, nella speranza che quello spazio possa tornare ad avere una nuova vita.

La chiusura si inserisce in un quadro più ampio che riguarda uno dei tratti più suggestivi del centro storico, quello che dai cancelli conduce verso piazza della Libertà, collegandosi poi con corso Matteotti. Una zona ricca di palazzi storici e recentemente interessata anche da nuovi segnali di vitalità, come l’inaugurazione degli uffici e delle segreterie dell’Università di Macerata nel complesso storico dell’ex Banca d’Italia. Un patrimonio architettonico importante che però deve fare i conti con la difficoltà di mantenere vive le attività commerciali.

Il paradosso è che, nello stesso tratto di corso, una delle poche realtà che sembra aver trovato una propria formula vincente è Hanami. Il ristorante di cucina giapponese, oltre ad essersi allargato, è ormai diventato un punto di riferimento soprattutto per tanti giovani, ma non solo, che ogni giorno scelgono il locale per pranzo e cena. Una situazione che racconta anche il cambiamento delle abitudini e del commercio nei centri storici: da una parte le attività tradizionali che faticano a resistere, dall’altra nuove proposte capaci di intercettare un pubblico diverso.

Un tema che torna di grande attualità anche alla luce della recente legge regionale sulla valorizzazione dei centri storici approvata dal Consiglio regionale delle Marche, nata con l’obiettivo dichiarato di contrastare la desertificazione commerciale e sostenere le attività considerate legate all’identità dei territori. Il dibattito si è però concentrato soprattutto sulle norme relative alla possibilità di regolamentare alcune nuove aperture nei centri storici, con lo scontro tra chi vede nel provvedimento uno strumento per difendere il commercio tradizionale e chi teme limitazioni alla libertà imprenditoriale.