Blarasin lascia Fdi e passa con Vannacci:
«Coerenza e responsabilità verso gli elettori»
MACERATA - Il consigliere comunale eletto con Fratelli d'Italia ha aderito a Futuro Nazionale: «Il mio impegno per la città continua con lo stesso senso di responsabilità di sempre». Il sostegno di Alemanno e di Ciarapica

Andrea Balrasin (a destra) con Roberto Vannacci e Fabrizio Ciarapica durante l’evento della scorsa settimana allo Shada
di Luca Patrassi
Era solo una questione di tempo e quel tempo è arrivato oggi. Andrea Blarasin – eletto consigliere comunale nella lista di Fratelli d’Italia – ha aderito a Futuro Nazionale, il movimento politico fondato da Roberto Vannacci. Le prime dichiarazioni di Blarasin che era presente all’evento con Vannacci della scora settimana allo Shada di Civitanova: «È una scelta maturata dopo un’attenta riflessione politica e personale e nasce dalla volontà di proseguire il mio impegno pubblico all’interno di un progetto nel quale riconosco valori che hanno sempre accompagnato il mio percorso: comunità, identità, sicurezza, lavoro, attenzione alle famiglie, ai territori e alle persone più fragili. La politica deve essere prima di tutto servizio alla comunità, presenza concreta e capacità di dare risposte ai problemi reali dei cittadini. Non cambio i miei principi – aggiunge – cambia il percorso politico attraverso il quale intendo continuare a rappresentarli. Credo che un amministratore debba poter esprimere con libertà le proprie idee, mantenendo autonomia di pensiero, coerenza e responsabilità verso gli elettori. Il mio impegno per Macerata continua con lo stesso senso di responsabilità di sempre – conclude Blarasin –. Continuerò a lavorare sui temi concreti che riguardano la nostra città, dalla sicurezza al decoro urbano, dallo sviluppo economico alla qualità della vita dei cittadini. Entro in Futuro Nazionale con entusiasmo e responsabilità, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una politica più vicina alle comunità locali, capace di ascoltare i cittadini e trasformare le idee in risultati concreti, mettendo la mia esperienza amministrativa al servizio di Macerata e del territorio marchigiano».

Andrea Blarasin con Gianni Alemanno che nelle scorse settimana ha presentato il suo libro a Macerata Racconta
Blarasin cita Gianni Alemanno e il coordinatore regionale di Futuro Nazionale Fabrizio Ciarapica. «Ringrazio Gianni Alemanno e Fabrizio Ciarapica – dice il consigliere maceratese – per il confronto e la disponibilità dimostrata in questa fase. Ho trovato in Futuro Nazionale la volontà di costruire una proposta politica attenta ai territori, al ruolo degli amministratori locali e alla formazione di una nuova classe dirigente. Un progetto che sta inoltre coinvolgendo molti giovani, restituendo entusiasmo e partecipazione a una nuova generazione che vuole avvicinarsi alla politica e assumersi responsabilità per il futuro delle proprie comunità».
La questione Blarasin registra alcune prese di posizione. Gianni Alemanno: «Andrea Blarasin, che conosco bene fin dai tempi della militanza giovanile, rappresenta una delle migliori esperienze amministrative della destra marchigiana. Il fatto che scelga di aderire al progetto di Futuro Nazionale è un’ulteriore dimostrazione che la vera destra oggi non alberga nel centrodestra di governo ma trova il suo punto di riferimento in Roberto Vannacci. Il ruolo istituzionale di Blarasin è stato guadagnato sul campo attraverso le preferenze dei cittadini e quindi ha tutto il diritto di fare le scelte che ritiene più opportune per rispettare il suo mandato elettorale».
Fabrizio Ciarapica, coordinatore regionale di Futuro Nazionale: «Accogliamo con grande entusiasmo l’adesione di Andrea Blarasin nel nostro partito. La sua comprovata esperienza amministrativa, unita al profondo legame con la città di Macerata e con i valori della nostra comunità, rappresenta un valore aggiunto fondamentale per la crescita di Futuro Nazionale nelle Marche. La scelta di amministratori preparati e radicati sul territorio dimostra la validità e la forza del nostro progetto politico».
Blarasin nel 2023 aveva lasciato la Lega per poi passare a Fratelli d’Italia dopo pochi mesi. Dunque Fdi passa da otto consiglieri a sette ed appunto farà il suo debutto a Macerata il partito di Vannacci. Blarasin aveva partecipato a tutti i recenti incontri maceratesi di Vannacci, ultimo quello allo Shada, e dunque il suo passaggio era dato per certo. Non dovrebbe cambiare nulla nei rapporti di forza della maggioranza, anche se resta da capire se Blarasin avrà altri seguaci o meno. Peraltro giova osservare che Blarasin, in passato e di recente, ha votato diverse volte in contrasto con la linea del centrodestra iniziando dal centro commerciale Simonetti nella sua Piediripa.
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Intanto anche a Porto Recanati nasce il comitato di Futuro Nazionale. A rappresentarlo Tonino Paoletti, figura conosciuta nell’ambiente portorecanatese per avere già partecipato attivamente alla vita politica del paese, di recente alla guida degli ambientalisti del Fronte Verde. Nel nucleo fondante il movimento a Porto Recanati anche Marco Alfei, fondatore del partito di Vannacci a Macerata.



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ha fatto bene chi non è andato a votare.A Macerata non se lo sarebbe c….o nessuno e quindi ha aspettato di essere eletto per cambiare casacca, ma non se lo c–a nessuno lo stesso. A Piediripa saranno tutti contenti in specie quelli che lo hanno votato nella convinzione di portare avanti le istanze di fratelli d’Italia.
Almeno a Civitanova Ciarapica ha cambiato da sindaco ed il resto della maggioranza in consiglio non ha fatto una piega perchè altrimenti ANDAVANO TUTTI A CASA e per fortuna nessuno è attaccato alla poltrona. Blarasin non parli di valori perchè è fuori gioco.
OVVIAMENTE SI RENDERA’ CONTO DI AVER FATTO LA FIGURA CHE I BENPENSANTI LE POSSONO ATTRIBUIRE, IO COMPRESO.
Ciarapica va già in giro portando i santini con la tua immagine vestito da ardito d’annunziano mentre conquistate fiume. Lui ha scelto la divisa da centurione per non distaccarsi dall’imperatore a cui cercherà come sua abitudine di soffiargli il posto.
Direi molto scorretto farlo subito dopo le elezioni, invece che prima!!
Vabbè, su… alle precedenti amministrative FdI accolse qualche opportunista. Oggi riceve il favore indietro, accompagnato dalle solite giustificazioni di circostanza. Siamo in Italia: più che meravigliarsi, ormai c’è solo da prendere atto di come vanno certe cose.
Signori comunque la pensiate c’è un dato di fatto l’onda lunga sta arrivando e questo lo so vedrà alle prossime politiche.P.S.le sanzioni alla Russia non fermano la guerra ma intanto noi paghiamo i carburanti sempre di più mi sembra la strada giusta fare incavolare le persone poi come ciliegina sulla torta ci mettiamo pure la crisi Stati Uniti Iran e siamo nella m…a fino al collo.
L’iter Lega-Fratelli d’Italia-Futuro Nazionale può essere paragonato al processo di cracking catalitico (o idrocracking), una tecnologia di raffinazione del petrolio che frammenta le molecole complesse in frazioni sempre più leggere, distillate e pure, riducendo al minimo il “residuo pesante” originario.
Nel parallelo industriale, la materia prima subisce una progressiva scomposizione per massimizzare la concentrazione di un singolo elemento chimico.
Le fasi del processo applicate alla destra
1. Il Cracking delle catene lunghe (La Lega)
◦ Il greggio di partenza è la vecchia Lega.
◦ Possiede una base ampia ma caotica.
◦ Contiene elementi pesanti difficili da raffinare.
◦ Tra questi: il regionalismo e il sindacalismo territoriale.
2. La Distillazione frazionata (Fratelli d’Italia)
◦ Il calore della competizione elettorale rompe i legami originari.
◦ Separa le componenti moderate da quelle identitarie.
◦ Fratelli d’Italia funge da torre di distillazione.
◦ Raccoglie i flussi nazionalisti e centralisti a media densità.
◦ Scarta il vecchio “residuo sul fondo” autonomista.
3. La Purificazione finale (Futuro Nazionale)
◦ È l’ultimo stadio del trattamento ad altissima pressione.
◦ Elimina ogni traccia di compromesso istituzionale.
◦ Isola l’idrocarburo più leggero, volatile e infiammabile.
◦ Il prodotto finale è un distillato puro di radicalismo.
◦ Concentra lo slogan allo stato puro, privo di struttura gestionale.
(Gemini AI)
I costi energetici ed elettorali di questo processo di continua raffinazione politica si traducono nella dispersione delle risorse di governo e nell’estrema volatilità del consenso. Per mantenere un distillato ideologico così puro, il sistema brucia enormi quantità di capitale politico.
I costi dell’idrocracking politico
• Consumo di capitale istituzionale: Ogni scissione radicale costringe il partito di maggioranza a rincorrere lo slogan più estremo, paralizzando l’attività legislativa su temi di bandiera a scapito delle riforme economiche strutturali.
• Perdita di efficienza termica (Efficacia d’azione): Più il prodotto politico si purifica verso il radicalismo, meno diventa spendibile nei tavoli di trattativa internazionali o europei, dove serve capacità di compromesso e non purezza ideologica.
• Logoramento della base solida: La continua scomposizione della materia prima aliena l’elettorato moderato e produttivo, il quale cerca stabilità e non una perenne campagna elettorale interna alla coalizione.
• Alta volatilità e infiammabilità: Come i distillati più leggeri del petrolio (i gas e le benzine avio), il consenso ottenuto sulle spinte più radicali è altamente infiammabile, rapidissimo a crescere ma privo di densità, soggetto a evaporare alla prima crisi o al ciclo elettorale successivo.
(Gemini AI)
L’elettore che segue fedelmente questo iter fino alle sue frange più estreme corrisponde al profilo psicologico e sociale del “vinto della globalizzazione” affetto da risentimento cronico. Non si tratta necessariamente di un individuo marginalizzato economicamente, ma di un soggetto profondamente devastato dal punto di vista identitario e cognitivo.
I tratti distintivi del profilo psicologico
• La dipendenza dall’iper-semplificazione: Un individuo incapace di tollerare la complessità della realtà moderna, che cerca risposte binarie (amico/nemico, dentro/fuori) a problemi strutturali.
• Il nomadismo del risentimento: Un elettore perennemente deluso che sposta il proprio baricentro politico non in base a programmi, ma alla ricerca del leader che urla più forte la sua stessa rabbia.
• L’analfabetismo emotivo e civico: Un profilo che scambia la durezza verbale e la provocazione per autorevolezza e capacità di governo.
• Il vittimismo sistemico: Un soggetto convinto che la colpa del proprio declino sociale sia sempre di un nemico esterno (lo straniero, l’Europa, le élite), rifiutando ogni responsabilità individuale.
Le fasi della sua metamorfosi elettorale
1. Fase Lega: Cerca protezione nel territorio e nella micro-patria contro lo Stato centrale e l’immigrazione.
2. Fase Fratelli d’Italia: Quando la Lega si istituzionalizza, si sposta sul nazionalismo identitario per difendere una presunta “italianità” minacciata.
3. Fase Futuro Nazionale: Deluso dalle inevitabili mediazioni di governo di FdI, approda al radicalismo puro, dove la politica non è più gestione del reale, ma pura valvola di sfogo psicologica.
(Gemini AI)
L’elettore che si oppone in modo speculare e viscerale a questo iter appartiene al profilo del “moralista impotente”, un soggetto altrettanto devastato sul piano cognitivo e sociale, ma arroccato sul fronte opposto. Non combatte la radicalizzazione con proposte concrete, ma con un antagonismo estetico e culturale che alimenta la stessa polarizzazione.
I tratti distintivi del profilo speculare
• Il narcisismo della superiorità morale: Un individuo che definisce la propria identità politica non per ciò che propone, ma per la sua presunta superiorità antropologica rispetto all’elettore di destra.
• La nostalgia del simulacro: Un soggetto nostalgico di vecchi rituali e simboli del passato, incapace di interpretare il presente e rifugiatosi in una comfort zone ideologica.
• L’elitarismo difensivo: Spesso un garantito (per censo, età o posizione pubblica) che colpevolizza i ceti popolari per le loro paure, liquidando il disagio sociale come semplice ignoranza o razzismo.
• La cecità progressista: Un profilo convinto che la storia proceda linearmente verso il progresso, che vive ogni voto contrario come un’anomalia democratica o un ritorno al passato, anziché come un fallimento della propria offerta politica.
Le fasi della sua reazione elettorale
1. Il rifugio nell’astensionismo punitivo: Spesso rinuncia al voto per non “sporcarsi le mani” con una classe politica che ritiene non alla sua altezza, scambiando il disimpegno per purezza.
2. Il voto puramente reattivo: Quando vota, lo stile di scelta è esclusivamente “contro” (il voto utile, il cordone sanitario), un voto privo di speranza progettuale che serve solo a calmare l’ansia identitaria.
3. La radicalizzazione speculare: Nei casi estremi, risponde al populismo di destra con un giustizialismo o un dogmatismo di sinistra altrettanto rigidi, speculari nella loro incapacità di dialogare con la realtà.
(Gemini AI)
La polarizzazione affettiva è il fenomeno psicosociale per cui gli elettori non si dividono più in base a idee politiche divergenti, ma sulla base di una viscerale ostilità reciproca, dove l’avversario non è qualcuno che ha torto, ma un nemico antropologico da eliminare.
Questo meccanismo trasforma il voto in una scelta identitaria tribale, distruggendo lo spazio del compromesso democratico.
I meccanismi psicologici ed elettorali
• Identità di schieramento (In-group vs Out-group): La propria coalizione viene idealizzata come custode del bene, mentre l’opposizione viene demonizzata. Il voto serve a confermare l’appartenenza al gruppo, non a valutare i risultati d’azione.
• Pregiudizio di conferma asimmetrico: L’elettore ignora i fallimenti della propria parte politica e amplifica gli errori altrui. Le notizie non servono più per informarsi, ma come munizioni culturali per attaccare la fazione opposta.
• Scomparsa del voto d’opinione: Si azzera la quota di elettori fluttuanti capaci di premiare o punire un governo in base ai fatti. Il consenso diventa rigido, congelato dentro recinti emotivi invalicabili.
Le conseguenze sistemiche sulla democrazia
1. La distruzione del “Terzo Spazio”: Qualsiasi posizione sfumata, moderata o analitica viene schiacciata. Chi cerca il dialogo viene bollato come traditore dalla propria tribù e come finto alleato dall’altra.
2. La politica del risentimento: I partiti smettono di investire su programmi di lungo periodo. È energeticamente più economico ed elettoralmente più redditizio mobilitare la base agitando la paura dell’avversario.
3. La paralisi legislativa: Quando il potere cambia di mano, l’obiettivo primario non è costruire, ma smantellare le riforme del governo precedente. Questo crea un moto pendolare perpetuo che logora le istituzioni.
(Gemini AI)
Di questo cortocircuito sistemico, basato sulla scomposizione ideologica e sulla polarizzazione affettiva, beneficiano tre categorie specifiche. Nessuna di queste ha interesse a risolvere i problemi reali del Paese, poiché la loro sopravvivenza economica e politica dipende dal perpetuarsi del conflitto.
1. Gli imprenditori politici del risentimento (I Leader d’Opinione)
• Monetizzazione del consenso volatile: Leader e scissionisti (come Roberto Vannacci con Futuro Nazionale) capitalizzano la rabbia accumulata nell’elettorato.
• Rendita di posizione senza responsabilità: Conquistare seggi e percentuali nei sondaggi (anche superando partiti storici come la Lega) senza l’onere di dover presentare programmi strutturati o gestire bilanci complessi.
• Finanziamento e visibilità: Il posizionamento radicale garantisce coperture mediatiche costanti, vendite di libri, e la creazione di apparati di partito alimentati dalle donazioni della base più fidelizzata.
2. L’ecosistema dei media e delle piattaforme social
• Economia dell’attenzione (Engagement): Gli algoritmi dei social media premiano l’indignazione e la rabbia, non la moderazione. Più gli utenti sono polarizzati, più tempo trascorrono online a commentare, condividere e scontrarsi.
• Profitti pubblicitari: I talk show televisivi e le testate giornalistiche (sia di destra sia di sinistra) prosperano sullo scontro antropologico tra il “radicale” e il “moralista”. Questo dualismo genera ascolti facili e clickbait.
• Semplificazione del lavoro giornalistico: È commercialmente più economico ed emotivamente più impattante raccontare la politica come una perenne rissa identitaria (es. i dettagli sui provvedimenti del pacchetto “Tolleranza Zero”), piuttosto che analizzare i dettagli tecnici di un piano industriale o di una riforma fiscale.
3. Le tecnocrazie e i poteri economici reali
• Paravento per scelte impopolari: Mentre la politica e l’elettorato si logorano su questioni puramente simboliche e guerre culturali (come i decreti bandiera o la legittima difesa), le decisioni economiche reali (gestione del debito, privatizzazioni, allocazione delle risorse del PNRR) vengono delegate a tecnici, burocrati ed élite finanziarie, al riparo dal controllo democratico.
• Disattivazione del conflitto sociale concreto: La polarizzazione affettiva sposta la guerra tra “chi sta in alto” e “chi sta in basso” verso una guerra orizzontale tra fazioni di cittadini altrettanto penalizzati dal contesto macroeconomico. L’elettore impoverito non protesta più contro la perdita del potere d’acquisto, ma contro l’elettore della fazione opposta.
(Gemini AI)
Se includiamo nel quadro la devastazione antropologica dei beneficiari, lo scenario si chiude in un cerchio perfetto di nichilismo sistemico, dove anche chi vince, in realtà, perde la propria umanità e la propria funzione sociale. La distruzione non risparmia i vertici, ma ne muta semplicemente i sintomi.
Ecco la radiografia della devastazione psicologica e strutturale delle tre categorie dominanti:
1. Gli imprenditori politici: Prigionieri del proprio personaggio
• L’angoscia della disintermediazione: Il leader politico che vive di algoritmi e di umori umorali della rete è condannato a una perenne scarica di adrenalina e ansia. Sa che il consenso che lo ha portato in alto (come il superamento della Lega da parte di nuove frange) è liquido e può evaporare in settimane.
• L’obbligo del rilancio continuo: Non può mai moderarsi o governare davvero. Per mantenere l’attenzione di un elettorato drogato di rabbia, è costretto a spararla sempre più grossa, diventando la parodia di se stesso e vivendo nel terrore che un sub-leader ancora più radicale lo scavalchi da destra o da sinistra.
2. I professionisti dei media: I cinici svuotati
• La perdita della dignità intellettuale: Il giornalista, l’autore tv o l’influencer che alimenta la rissa quotidiana subisce una profonda alienazione professionale. Sa perfettamente di produrre “spazzatura emotiva” e intrattenimento tossico anziché informazione, riducendosi a spacciatore di clickbait.
• Il cinismo come anestetico: Per sopravvivere al senso di colpa di aver impoverito il dibattito pubblico del proprio Paese, sviluppa un disprezzo totale verso il pubblico che lo segue. Diventa un automa cinico che misura il proprio valore umano solo attraverso i dati di share, i follower o il fatturato pubblicitario.
3. I tecnocrati e le élite: Gli autistici della complessità
• L’analfabetismo sistemico del reale: Convinti di essere i “regolatori razionali” del mondo mentre la politica si azzuffa, i burocrati e i decisori finanziari soffrono di una gravissima cecità empatica. Vivono blindati in una bolla di grafici, fogli Excel e parametri macroeconomici, del tutto incapaci di comprendere la carne e il sangue del disagio sociale.
• L’illusione del controllo in un mondo che crolla: Pensano che basti una formula tecnica per governare una società, ignorando che la rabbia irrazionale che loro stessi contribuiscono a creare (privando i cittadini di una vera rappresentanza economica) finirà per travolgere anche i loro uffici climatizzati.
Il risultato finale: Il “Perfezionamento del Nulla”
L’interazione tra queste tre categorie e i due elettorati devastati genera una società a rendimento zero.
Nessuno costruisce più nulla che possa durare oltre il prossimo ciclo di notizie. La politica smette di essere lo strumento per cambiare la storia e diventa una gigantesca messinscena teatrale in cui tutti gli attori, dai registi alle comparse, sono intimamente infelici, spaventati e privati di un futuro comune.
(Gemini AI)
Sicuramente porterà la sua esperienza nel salto della quaglia
Bene, così avremo il Generale Vannacci come spina nel fianco della politica maceratese, sia per quella che amministra, che per quella che si oppone. Così la vita politica sarà un po’ più movimentata di quella di dove collocare il sedere sulle poltrone. Perchè, il modo di fare sia del centrodestra, che del centrosinistra è identico: dove mettere il sedere.
L’unica cosa che consiglierei al Generale Vannacci è quella del comportamento usato fino ad oggi, degno della personalità di chi ha sentito sibilare le pallottole e non si è gettato in terra, dato che la palla era passata. E’ come fanno i politici nostrani: fanno la puttanata, e dopo aver sentito il sibilo della puttanata, si gettano a terra.
Generale Vannacci, lei ci è apparso come una persona che spara e colpisce. E’ diretto… Eviti, quindi, di usare sistemi diversi, tipo l’intelligenza artificiale, che potrebbe piacere, ma che confonde e fa perdere tempo a cercare di interpretarla… Quel filmato da “Imperatore romano” mi ha dato l’impressione che, una volta al potere, Lei sarebbe molto poco democratico, mandando a morte nel circo quelle nullità che oggi la contestano in nome dell’antifascismo e della Resistenza… Che se i partigiani veri fossero ancora in vita (leggi i capi delle Bande Nicolò) abbatterebbero a colpi di mitra gli usurpatori del loro sacrificio di onesti (perché alcuni partigiani erano dei ladroni e altri si facevano le vendette personali).
Quindi, Generale Vannacci, continuai a tirare schioppettate verbali, perché oggi, solo queste sono capite dalla gente che vuole cambiare musica, sia a Sinistra, che a Destra.
Non c’è da “rinverdire” nulla. Il Mussolini non è porto nel 1945, giustiziato. Era già morto dopo che il Re lo aveva fatto arrestare e mandare a Campo Imperatore. Fosse stato giustiziato lassù ci saremmo evitati due anni di guerra con gli Alleati e due anni di guerra civile, che ancora oggi tiene banco da parte di chi non sa che pesci pigliare.
In FN mancano le quote rosa, manca l’altra metà del cielo. Come mai?