Branco di lupi a Civitanova Alta,
sbranate e uccise otto capre
BELVE - Incursione in una casa di campagna in contrada Mornano: tre animali sono stati portati via, uno divorato e quattro sgozzati. Il proprietario: «Adesso ho paura anche a uscire di notte»
(foto di Alessandro Panichelli)
Strage di bestiame a Civitanova Alta, branco di lupi sbrana otto capre in contrada Mornano. È successo nella notte tra venerdì e sabato quando alcuni lupi hanno saltato la recinzione di una casa di campagna e hanno predato gli ovini che si trovavano nel terreno.
La mattina il proprietario si è accorto di quanto era successo: «Tre capre sono state portate via, una è stata sbranata e quattro sgozzate. Ho anche due vitelli in un’altra stalla, ho dovuto mettere una rete elettrosaldata per proteggere anche loro – racconta – adesso ho pure paura ad uscire di notte. Ho saputo che sono stati anche da alcuni vicini e gli hanno ucciso il cane».

Non è la prima volta che vengono segnalati lupi nelle immediate vicinanze delle abitazioni di campagna tra Civitanova Alta e Montecosaro Alto. Il lupo è una specie tutelata, ma non è raro che per sfamarsi faccia incursione fin dentro le abitazioni in cerca di prede. Il residente ha dovuto poi smaltire le carcasse delle capre.
(l. b.)
…Lupus in tabula… m.g.
Ma le autorità competenti che fanno? Qui c’è lo scarica barile uso una parola che a molte persone non piace sentire ma servono i rastrellamenti signori altrimenti signori il problema non si risolverà mai.
Purtroppo i lupi padani, non leggendo CM, non sanno di essere timidi e innocui per l’uomo: https://www.liberta.it/news/attualita/cronaca/un-lupo-mi-e-saltato-addosso-58enne-aggredito-nel-cortile-di-casa/109075
E pensare che io credevo che dalle nostre parti ai Lupi le Capre facessero comodo.
— Poveri lupi se ne stavano tranquilli sui monti e boschi lontani dalle persone e case.!!!
— I cacciatori avidi e crudeli hanno fatto stragi di: cinghiali: 2, Mila ca. e migliaia e migliaia di altri animali selvatici. solo prov. di MC.!!!
— I poveri lupi pertanto sono costretti ad avvicinarsi alle abitazioni per mendicare rifiuti ed altro per sopravvivere.!!!!!
— SE AVETE CORAGGIO PERTANTO PRENDETEVELA CON I CACCIATORI, IGNORANTI E SADICI, FATEVI RISARCIRE DA LORO.!!!!
— I poveri lupi se ne stavano nell’ entroterra, tra boschi e monti, lontani da persone e case.!!!!!
— I cacciatori crudeli e ignoranti, ogni anno fanno stragi di migliaia cinghiali, e migliaia di animali selvatici, per DIVERTIMENTO SADICO e GOZZOVIGLIE SCHIFOSE.!!!
— I poveri lupi pertanto sono costretti ad avvicinarsi alle abitazioni per sopravvivere con rifiuti ed altro.!!!!
— FATEVI RISARCIRE DAI CACCIATORI, VISTO CHE È COLPA LORO, SE AVETE CORAGGIO.!!!!
— VE LA PRENDETE CON GLI INNOCENTI.????
Bel lavoro che hanno fatto, 40-45 annii faa !! E in ultimo, una decina di anni faa !!
Per molti il lupo è un business, in tanti col lupo ci mangiano: La protezione del lupo (direttiva Habitat, Legge 157/1992, piani di gestione nazionali e regionali, progetti LIFE, ecc.) ha generato un ecosistema di attività finanziate in larga parte con fondi pubblici o parastatali:
Monitoraggio e ricerca: biologi, tecnici, operatori di campo, esperti di genetica e telemetria impiegati da parchi nazionali, regioni, ISPRA, università e cooperative/consorzi che lavorano su committenza pubblica.
Gestione e prevenzione dei danni: tecnici che installano recinzioni elettrificate, cani da guardia, sistemi di allarme; personale che istruisce gli allevatori; funzionari che gestiscono i risarcimenti.
Comunicazione, educazione e “difesa” del lupo: associazioni ambientaliste, cooperative e enti del terzo settore che ricevono finanziamenti pubblici (o co-finanziati) per campagne informative, progetti scolastici, turismo naturalistico legato al lupo, lobbying e contenziosi.
Progetti europei e nazionali: i tanti progetti LIFE sul lupo (e più in generale sui grandi carnivori) hanno creato posti a tempo determinato o stabilizzati in enti pubblici, parastatali e organizzazioni no-profit.
Queste attività non esisterebbero (o esisterebbero in misura molto minore) senza lo status di specie rigorosamente protetta e senza l’aumento della popolazione che ha reso necessari piani di gestione, monitoraggio intensivo e misure di prevenzione.Precisazioni importantiNon è solo “parastato”: parte dei posti sono direttamente pubblici (parchi, regioni, ISPRA) e parte sono nel privato/no-profit che vive di bandi pubblici. Il confine è spesso labile.
L’aumento della popolazione non crea posti di lavoro da solo: crea la necessità di gestione, che a sua volta viene finanziata e genera occupazione.
Costo vs beneficio occupazionale: i posti creati esistono, ma sono finanziati dai contribuenti. Parallelamente esistono costi (danni al bestiame, conflitti sociali, risarcimenti) che gravano su altri settori.
In sintesi: sì, la protezione rigorosa e l’espansione del lupo hanno generato e mantengono un certo numero di posti di lavoro nel settore pubblico/parastatale e nel terzo settore dipendente da fondi pubblici. È un effetto collaterale reale delle politiche di conservazione.
Il dignor Pavoni nella sua disamina, evita, o non conosce, la funzione primaria del lupo: è al vertice della catena alimentare. I cinghiali creano danni all’agricoltura 8 volte superiori al lupo, ma nessuno ne parla. I caprioli e i cervi procedono danni all’agricoltura, ma nessuno ne parla. I lupi sono aumentati perché questi ungulati si sono diffusi. Poi, purtroppo, il lupo da animale intelligente, se trova prefe più facili da catturare, le mangia. È la natura.
Lapponi, Lapponi, restiamo educati. Partiamo dall’aritmetica, cosa che non fa nessuno ma che aiuta molto a capire: i cinghiali in Italia sono un milione e mezzo, i caprioli mezzo milione, i lupi 3500. Il contributo del lupo nel limitare l’invasione dei cinghiali è pressoché insignificante, se i cinghiali non ci arrivano ancora dentro casa il merito è tutto dei cacciatori, specie umana oggettivamente antipatica ma indispensabile. Il lupo non è per niente utile, tanto è vero che in Inghilterra il lupo non esiste e nessuno ne sente la mancanza. Resta da capire perché tanti sedicenti scienziati, con tutta la loro spocchiosa autorità, citando studi e scrivendo come Heidegger, cercano di convincere il popolo bue del contrario. Forse ci sarà una convenienza…
— In Inghilterra l’ ultimo lupo ucciso nel 1680.!!
— Vogliono reintrodurre il lupo per contenere l’ enorme diffusione di cinghiali, cervi, caprioli, daini, sika, muntjak.!!!
— In compenso in Inghilterra come nella maggior parte dei paesi europei è stato reintrodotto il Bisonte europeo.!!!
— In Italia nonostante l’ abitat. favorevole nelle foreste e praterie del Nord, ancora debbono decidere. Troppi cacciatori che fanno stragi di tutto e non vengono multati né sanzionati.!!!
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quanti cinghiali ci sono in inghilterra?
Ragionamento elaborato in 19 sec.
Circa 2.000-2.600 cinghiali (wild boar / Sus scrofa) selvatici in tutto il Regno Unito, di cui la maggior parte in Inghilterra; la stima più citata e aggiornata per il UK è intorno ai 2.600, ma i numeri precisi per la sola Inghilterra non sono ufficiali e sono incerti.
woodlandtrust.org.uk
La popolazione attuale deriva da fughe o rilasci illegali da allevamenti (non da una reintroduzione ufficiale).
Astenersi cabarettisti…
Un’ultima osservazione, senza polemica. Il lupo è autoctono, tanto che si parla di sottospecie appeninica del lupo italico. Il cinghiale no, è stato introdotto in Italia dalle associazioni venatorie per incrementare la caccia. Del cinghiale non ne avevamo proprio bisogno, però quante fucili, cartucce, permessi e lavori ha portato la reintroduzione del dannoso cinghiale?
La formulazione “il cinghiale non è autoctono, è stato introdotto dalle associazioni venatorie” è imprecisa. La specie Sus scrofa è originaria dell’Europa (e quindi anche dell’Italia). Storicamente era presente su quasi tutto il territorio nazionale.
Tra il XVI e la prima metà del XX secolo è andata progressivamente rarefacendosi fino a quasi scomparire in molte zone a causa della caccia intensa e delle trasformazioni ambientali. Restarono nuclei residui soprattutto in Maremma, Castelporziano, alcune aree appenniniche e Sardegna (dove esiste anche la sottospecie S. s. meridionalis).
Dal dopoguerra in poi la ripresa è stata fortissima e dovuta a tre fattori principali:Ricolonizzazione naturale (ad esempio dalle Alpi francesi verso Liguria e Piemonte).
Cambiamenti ambientali (abbandono delle campagne, aumento di boschi e risorse alimentari).
Massicci ripopolamenti e immissioni a scopo venatorio, spesso organizzati o favoriti da ambienti venatori, con animali provenienti da altre regioni italiane (soprattutto di ceppo maremmano) e, in misura minore, dall’Europa orientale, più eventuali ibridi con maiali domestici.
Studi genetici recenti (in particolare quelli dell’Università di Sassari del 2022 e documentazione d’archivio successiva) mostrano che il patrimonio genetico attuale è ancora in gran parte di origine italiana (ceppo maremmano / Sus scrofa majori), non un’invasione di “cinghiali dell’Est” che avrebbero sostituito quelli autoctoni. Le immissioni esterne e le ibridazioni ci sono state, ma non hanno cancellato l’identità genetica di base.
O cumitati pruvinciali d’ ’a caccia,
o ufficie che tenevano ’o potere
d’autorizzà e d’ordinà ’e trasporte,
vuie avite deciso pe’ tutti
chelle cose che nisciuno sulo
poteva canoscere nterra.
A Livorno avite aperto ’e porte
all’Isola d’Elba,
e ’e cinghiale so’ partute
nun pe’ na necessita’ naturale,
ma pe’ nu calcolo fatto ’a tavula.
O recinte d’ ’a Cornocchia,
o fureste demaniale
che moltiplicavano ’e animali
comme se fosse na fabbrica,
avite venduto e spartuto
pe’ Toscana, Romagna, Lazio,
Campania, Puglia e Calabria.
’E associazioni venatorie
pagavano e chiedevano cchiù,
e ’o sistema rispondeva
cu ’a stessa logica d’ ’o pianificatore
che crede ’e sape’ meglio
d’ ’o bosco stesso.
O pruvince, o reggione, o ministero
che firmavano ’e permessi
sott’ ’e legge vecchie,
vuie avite cuntato ncopp’ ’a scienza
d’ ’e cumitati e d’ ’e allevamenti,
e avite ignorato
che ’a canuscenza vera
sta sparpagliata
int’ ’e mille uocchie d’ ’e contadine,
d’ ’e cacciature, d’ ’e animali stessi.
Nun c’era divieto,
e allora se faceva:
na decisione concentrata
che ha creato
cunsequenze sparse
che nisciuno aveva previsto.
E adesso ’e bosche so’ chine
d’una presenza
che nun è nata d’ ’o mercato
né d’ ’o tempo lungo,
ma d’ ’e firme e d’ ’e ordini.
O sistema istituzionale,
o leggi che permettono
l’intervento deliberato
sulla natura,
vuie avite mostrato
comme ’a pretesa d’ordinà
produce ’o disordine
che pò dura’ generazioni.
Ode alla sicurezza non negoziabile
O Noicattaro, terra di lama e di case
che si spingono verso i campi aperti,
dove la sera del Ferragosto
e i giorni che l’hanno preceduta
hanno visto l’ombra di un predatore
calcare i sentieri delle famiglie.
Due volte la piccola mano
e il corpo leggero di un bambino
hanno incontrato i denti della selva
nel cuore di ciò che dovrebbe essere rifugio:
il parco, l’area vicino al supermercato,
i luoghi dove le madri e i padri
affidano il domani.
Una bambina di sei anni,
ferite al collo, alla testa, al braccio,
ha conosciuto la rianimazione;
un altro, della stessa età,
azzannato al torace,
attende ora sotto osservazione.
Così la città ha imparato,
in una sola estate,
che la selvatichezza può perdere la paura
e che l’ibrido, più confidente del lupo puro,
sa avvicinarsi là dove l’uomo ha lasciato cibo
e ha disatteso i cancelli notturni.
Ma ascoltate:
la sicurezza dei bambini non è negoziabile.
Non è merce da bilanciare
con le ragioni della coesistenza,
né sacrificio da offrire
sull’altare di un equilibrio fragile.
Essa è il primo patto della civitas,
il limite che nessuna ordinanza può diluire
e che nessuna task force può trattare
come questione secondaria.
Sindaco, prefettura, esperti, Regione:
avete intensificato i pattugliamenti,
chiuso i parchi al buio,
proibito i resti per i randagi,
autorizzato il prelievo.
Fate che queste misure non restino parole
su un foglio che il vento della disattenzione
può ancora portare via.
Catturate l’esemplare.
Restituite alle famiglie
la possibilità di camminare senza il cuore in gola.