«Dopo 3 anni la tomba di mio fratello
è praticamente scoppiata.
Mi chiedono di pagare ma non ho colpe»
PORTO RECANATI - Il caso al cimitero raccontato da Elena Di Giovanni, sorella di un 54enne morto nel 2022: «Servono 600 euro per una nuova bara e 580 euro per la manutenzione straordinaria ma prima di chiedere i soldi nessuno ha fatto una perizia. Incuria e mancanza di rispetto». Intanto scatta l'ordinanza per l'apertura del feretro

Il cimitero di Porto Recanati
di Laura Boccanera
«La tomba di mio fratello è praticamente scoppiata a tre anni e mezzo dalla sepoltura. Ora mi ritrovo con una doppia richiesta di pagamento, senza che sia stata ancora fatta una perizia per accertare le responsabilità». È il duro sfogo di Elena Di Giovanni, professionista e docente universitaria originaria di Porto Recanati che denuncia quanto accaduto al cimitero cittadino e alla tomba del fratello Enrico Maria Di Giovanni, morto a soli 55 anni nell’ottobre 2022.
La donna racconta che il fratello è stato sepolto in un loculo di misura speciale, insieme a una bara acquistata della stessa tipologia «Per la sepoltura – spiega – la famiglia ha sostenuto una spesa complessiva di circa 8mila euro, comprensiva di loculo, bara e servizi cimiteriali». I problemi al cimitero sono cominciati circa due settimane fa: «Un’amica di famiglia di passaggio nei pressi della tomba – dice Elena Di Giovanni – ha notato che era praticamente scoppiata. La sigillatura in cemento è spaccata e fuoriesce dalla fessura un liquido pestilenziale. Io non sono neanche riuscita ad andare, ma anche mia figlia mi ha detto che è veramente indecente. Ho dovuto anche fermare per l’installazione della lapide, si è spaccato il cemento ed esce un liquame maleodorante. Ma se non avvisavo io il Comune nessuno se ne era accorto. Credo sia un problema di igiene anche per le altre tombe e per i loro familiari. Ho avvisato il responsabile delle pompe funebri che mi ha detto avrebbe informato il Comune. Per un nuova bara mi ha detto servono 600 euro».
Successivamente, racconta ancora Di Giovanni, avrebbe contattato direttamente il comune di Porto Recanati, senza ricevere inizialmente riscontri. Dopo alcuni giorni ha quindi inviato una Pec per segnalare formalmente l’accaduto, sostenendo che il problema sarebbe stato visibile già da almeno dieci giorni. Secondo Di Giovanni il Comune le avrebbe risposto qualificando l’intervento come «manutenzione straordinaria e chiedendomi il pagamento di circa 580 euro, proponendo contestualmente una verifica tecnica alla presenza di propri tecnici e di un eventuale consulente di parte».
La donna contesta sia la richiesta economica sia le modalità con cui sarebbe stata gestita la vicenda. «Nessuno si è preoccupato di fare una perizia sull’accaduto prima di chiedere soldi – scrive – di certo il problema non è provocato da me, abbiamo pagato per un servizio. Mi dicono oltretutto che è qualcosa che non succede quasi mai. Il sindaco mi ha riferito che è capitato ad un altro defunto, ma morto 80 anni fa. Solo dopo che ho mandato una pec mi hanno detto che l’intervento è urgente e addirittura sono oggetto di un’ordinanza per intimarmi al pagamento. Mi hanno proposto una perizia con tecnici loro, alla mia presenza ed eventualmente di un mio tecnico. Questa è una storia di incuria, superficialità e totale mancanza di rispetto. Sono profondamente rammaricata per quanto accaduto».
Nel frattempo il comune di Porto Recanati ha emanato un’ordinanza contingibile e urgente firmata dal sindaco Andrea Michelini. Nel provvedimento si dà atto della segnalazione ricevuta il 31 luglio dal concessionario del loculo e del successivo sopralluogo effettuato il primo agosto dalla ditta appaltatrice dei servizi cimiteriali, che ha confermato la presenza di percolazione di liquidi cadaverici e di miasmi, ritenuta un potenziale pericolo per la salute pubblica e per l’igiene dei luoghi. L’ordinanza dispone l’immediata apertura del loculo per verificare lo stato del feretro ed eseguire gli interventi necessari, alla presenza del personale dell’Ast, dei custodi cimiteriali e della ditta incaricata, con la temporanea chiusura al pubblico dell’area interessata. Il provvedimento stabilisce inoltre che tutti gli oneri economici per apertura del loculo, messa in sicurezza del feretro, sanificazione, richiusura e smaltimento di eventuali materiali contaminati siano posti a carico del concessionario, che dovrà rimborsare al Comune le spese anticipate entro 30 giorni, con riscossione coattiva in caso di mancato pagamento.
È proprio quest’ultimo punto a essere contestato da Elena Di Giovanni, che nel suo sfogo sostiene di aver ricevuto la richiesta di pagamento prima che venisse accertata formalmente la causa dell’anomalia e ribadisce di voler fare chiarezza sulle responsabilità di quanto accaduto.
Stroncato da un malore a 55 anni, consulente finanziario trovato morto in casa
Questa è la burocrazia, la più inumana forma di organizzazione inventata dall’uomo.
Per individuare le responsabilità bisognerebbe leggere il regolamento di Polizia mortuaria di Porto Recanati.