«Truffato per 52mila euro:
in un pomeriggio ho rischiato di perdere
i risparmi di una vita»
TOLENTINO - Vittima del raggiro un professionista dell’entroterra che ha ricevuto un "sms civetta" che avvisava di un addebito sospetto sul conto. Per aiutarlo a recuperare i soldi si è messa in moto una catena di persone: dalla direttrice della filiale della sua banca, ai carabinieri della stazione di Urbisaglia, alla procura. «Oggi è arrivata la notizia: l’intera somma mi è stata riaccreditata sul conto. Questa vicenda si è conclusa positivamente solo grazie al valore profondo delle persone che ho incontrato sulla mia strada»

di Francesca Marsili
«Ti stringono in una morsa, ti azzerano la capacità critica, ti isolano e ti guidano passo dopo passo a consegnargli i tuoi risparmi di una vita. Oggi, rivedere quei 52mila euro riaccreditati sul mio conto è una gioia indescrivibile». È finito un incubo per un professionista dell’entroterra maceratese che lavora a Tolentino (e chiede di mantenere l’anonimato), rimasto vittima di un “sms civetta”. Lo scorso 22 giugno, sul suo cellulare è arrivato un sms truffa. Il mittente sullo schermo indicava “Nexi”, principale circuito italiano dei pagamenti digitali. Il testo avvisava di un presunto addebito sospetto sul conto corrente e di contattare il servizio clienti se la spesa non fosse stata effettuata. È l’inizio di una sofisticata truffa finanziaria, una combinazione di smishing (Sms civetta) e vishing/spoofing telefonico pensata nei minimi dettagli per far cadere nella trappola anche i cittadini più accorti.
Preoccupato per la notifica e dalla spesa non effettuata, l’uomo ha subito composto il numero indicato nel messaggio. «All’altro capo del filo – racconta – una persona dai modi estremamente formali e senza alcun accento particolare, che si è presentata come un operatore dell’Ufficio antifrode Nexi. Con la scusa di verificare la reale titolarità, ha chiesto e ottenuto i numeri della carta di credito e del bancomat. Poi mi ha detto di riagganciare e che sarei stato contattato dall’Arma dei carabinieri per coordinare il blocco».
Pochi minuti dopo, ecco la telefonata. «Questa volta l’interlocutore si è spacciato per un maresciallo dei carabinieri della Compagnia di Macerata – racconta il professionista – confermando che era in corso una truffa partita dall’interno della banca verso i correntisti, ed era necessario un intervento tecnico immediato». Due chiamate arrivate proprio in un orario strategico, tra le 14 e le 16, così da impedire alla vittima di contattare le banca e fare verifiche fino a chiusura della filiale, tenendola occupata al telefono. Sfruttando l’autorevolezza della figura istituzionale, il falso militare ha avuto accesso completo da remoto all’home banking del malcapitato. «A quel punto mi ha fornito un codice, con il quale sarei dovuto andare in caserma per bloccare la truffa». A tradire il finto maresciallo però è stato un dettaglio: «A un certo punto – prosegue la vittima – fa riferimento a un “ispettore”, grado che appartiene alla polizia e non all’Arma».
Un lapsus che ha insospettito definitivamente il professionista. Con la complicità di un collega, che gli ha prestato il proprio telefono per non interrompere la linea che lo teneva impegnato, l’uomo è riuscito ad avvisare la direttrice della sua banca, la cui prontezza è stata determinante. «Si è collegata immediatamente al sistema, verso le 18, ha scoperto la truffa in corso – spiega l’uomo – due bonifici istantanei per un totale di quasi 52mila euro erano stati bloccati dal sistema di sicurezza interno dell’istituto. Mentre altri due ordinari per lo stesso importo, indirizzati a un conto corrente postale, erano in partenza». La vittima è stata quindi subito indirizzata all’Ufficio postale per iniziare la pratica di frode.
«La mattina seguente, la direttrice della banca è andata in filiale con mezz’ora di anticipo per verificare lo stato della pratica, mettendosi subito in contatto con il maresciallo dei carabinieri della stazione di Urbisaglia che, rientrato appositamente prima dalle ferie – prosegue il cittadino – mi ha fissato un appuntamento per raccogliere la denuncia e l’ha inoltrata tempestivamente alla procura per congelare la somma». Grazie alla tempestività delle indagini e alla perfetta sinergia istituzionale, «la Procura la scorsa settimana ha emesso il decreto per il dissequestro dei fondi. E questa mattina è arrivata la notizia: l’intera somma mi è stata riaccreditata sul mio conto corrente».
Nel riassaporare la serenità dopo settimane di angoscia, il professionista desidera rivolgere un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno reso possibile il lieto fine di una vicenda che purtroppo, spesso, termina in modo diverso.
La direttrice della filiale di Tolentino della Bcc di Recanati e Colmurano, Sonia Monteverde, e tutti i dipendenti «per essersi trattenuti ben oltre l’orario di lavoro, la prontezza, la sensibilità e il supporto costante». La sede Centrale Bcc di Recanati: Francesco Rango, Valentina Tran e a tutto il team Antifrode «per l’efficacia dei blocchi e la tempestività operativa». L’Arma: il comandante della Stazione dei carabinieri di Urbisaglia, il maresciallo Giovanni Galante, e tutti i suoi collaboratori «intervenuti con dedizione nella raccolta della denuncia e nello svolgimento delle indagini». La sede centrale di Tolentino di Poste Italiane: la direttrice Orietta Settimi e il dipendente Simone Mari «per la pazienza e l’immediato inoltro dei documenti al servizio Antifrode Poste». La procura di Macerata: i magistrati e agli Uffici giudiziari «per essersi attivati con straordinaria sollecitudine nell’emissione del decreto di dissequestro».
«Se oggi posso raccontare questa vicenda conclusasi positivamente – conclude – è solo grazie al valore profondo delle persone che ho incontrato sulla mia strada: professionisti esemplari e servitori dello Stato che non si sono limitati a fare il loro dovere, ma lo hanno fatto con una dedizione, una tempestività e un’umanità fuori dal comune. A ciascuno di voi va il mio più profondo, sentito e commosso grazie».