Massi, riorganizzare è la priorità:
“Regione più snella il mio slogan,
l’apparato è troppo costoso”

ELEZIONI- Ridurre i costi della macchina amministrativa, rivedere le funzioni dei centri per l'impiego e modificare la formazione professionale al centro del programma dell'ex consigliere regionale. "Ho scelto di candidarmi per portare la mia esperienza in questo nuovo esperimento, che prevede la nascita di un’area moderata, vera alternativa al Pd anche a livello nazionale"

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Francesco Massi, candidato di Area Popolare alle regionali

Francesco Massi, candidato di Area Popolare alle regionali

di Marco Cencioni

Francesco Massi è uno dei sei candidati al consiglio regionale della circoscrizione elettorale di Macerata per la lista Area Popolare. Ha 56 anni e vive a Tolentino. E’ segretario comunale e direttore generale degli Enti Locali. Ex consigliere regionale, già sindaco di Tolentino dal 1990 al 1994, è l’attuale coordinatore regionale di Ncd.

Perché ha scelto di candidarsi?
«Sicuramente se ci fosse stata una contrapposizione tradizionale tra il vecchio centro destra e il vecchio centro sinistra non mi sarei ricandidato. Ho scelto di farlo perché c’è un progetto nuovo che vuole l’ampliamento dell’area di centro a cui sempre sono appartenuto, programma che registra qui nelle Marche, con Spacca, una grande convergenza sia da destra che da sinistra. Partecipo per portare la mia esperienza in questo nuovo esperimento, il quale prevede la nascita di un’area moderata che sarà alternativa al Pd anche a livello nazionale».

Questa “area moderata” di cui parla cosa vuole per la regione?
«C’è da dire che oltre a questa convergenza politica, che rimette insieme molti centristi, laici e cattolici, si riparte da un’identità di vedute sul programma. Quella che riguarda gli aspetti votati insieme, su tutti la Macroregione. Spacca ottenne sostegno da noi dell’opposizione e molta freddezza ed indifferenza dal Pd e questo, forse, è uno dei motivi veri della rottura che si è consumata. Noi siamo andati verso il superamento degli schemi ideologici, che al cittadino non interessano più, per trovare un accordo su un programma il quale, certamente, parte dalla Macroregione ma è più ampio. Si basa, infatti, sul sostegno all’impresa e all’entroterra, l’internazionalizzazione, il rilancio economico e la soluzione del dramma della disoccupazione».

Come intende portare avanti queste priorità?
«Occorre una cultura di impresa e una cultura del lavoro che non siano più quelle vecchie, assistenziali. Il sistema formativo crea molti dipendenti e pochi artigiani, bisogna ritrasmettere la mentalità del rischio d’impresa, garantendo un sostegno a chi ha volontà ed idee ma non ha capitale. Chiaramente, parliamo di risorse da trovare grazie ad una buona programmazione dei fondi europei: sappiamo che ci saranno e in notevole quantità. La cosa che mi interessa più di tutte, dato che provengo dall’opposizione, è che ci sia una riduzione dei costi dell’apparato pubblico, lo ritengo un provvedimento inevitabile».

Quale slogan può sintetizzare questo suo intendimento?

«”Regione più snella”, direi. Quella che deve fare le leggi e i programmi. Abbiamo sempre lamentato una struttura pachidermica della regione sia nella parte amministrativa della sanità sia in quella burocratica. Non occorre solo uno snellimento di procedure ma anche una diminuzione dei costi di personale e di organizzazione perché l’apparato è effettivamente troppo costoso. E non intendo, con questo, limitare il personale ma impiegarlo al servizio dei comuni, dove c’è bisogno di più forze per affrontare il servizio di base. Nessun licenziamento, quindi, ma una nuova organizzazione, una redistribuzione sul territorio, perché altrimenti l’ente rischia di non essere più indispensabile per i cittadini».

Quali sono, secondo lei, le maggiori differenze con la coalizione guidata dal Pd?
«Ce ne sono parecchie, Spacca le sta evidenziando bene. Il Pd marchigiano è ancora molto burocratico e attaccato all’apparato. Sino a tre anni fa, tanto per fare un esempio, c’erano concorsi per assumere decine e decine di persone nella parte amministrativa della sanità quando dobbiamo, invece, investire su medici ed infermieri. Sono legati ad una vecchia impostazione statalista-pubblicista ma in questo momento occorre un dimagrimento dell’apparato pubblico, necessario nella situazione che stiamo vivendo. Inoltre, è evidente che il Pd è molto vicino al potere delle cooperative rosse, dei grandi colossi delle coop emiliane e, proprio per questo, la vicinanza del candidato governatore pesarese all’Emilia Romagna è una cosa che come cittadini del centro Marche e dell’entroterra ci preoccupa molto».

Infine, quali saranno i primi provvedimenti che attuerà se sarà eletto?
«Occorre agire su due fronti. Il primo è rivedere la formazione professionale di sussidiarietà. Significa modificare le vecchie politiche di impostazione pubblicistica. In pratica, l’ imprenditore forma e la regione sostiene, aiuta e controlla, garantendo uno standard di formazione che sia uguale a quello europeo. Il secondo, molto importante, riguarda la rapida revisione della funzione dei centri per l’impiego. Il dato drammatico è che nel reperimento dell’occupazione i centri influiscono per l’uno per cento. Non incrociano la domanda e l’offerta di lavoro, è un dato su cui mettere mano: ce ne sono almeno dodici in tutte le Marche, vanno riorganizzati seriamente».

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