Inaugurano le piscine,
gara ai tuffi senza vergogna
IL COMMENTO (di Matteo Zallocco) - A Macerata scatta la corsa a chi si appunta la medaglia al petto. Da una parte Parcaroli rivendica il cantiere chiuso, dall’altra Carancini reclama la paternità del progetto osteggiato dal centrodestra: un duello surreale che ignora 16 anni di rinvii e ruspe immobili. Sabato il taglio del nastro di un "Piano B" che arriva fuori tempo massimo e dopo l'odissea del polo natatorio di Fontescodella

Le nuove piscine che verranno inaugurate sabato all’ex Saram
di Matteo Zallocco
Ai limiti del surreale. In questi giorni candidati consiglieri di centrodestra e centrosinistra si sfidano a colpi di rivendicazioni, impegnati in una vera e propria gara sulla paternità delle piscine alle ex Casermette. E non solo loro.

Il post postato dallo staff di Parcaroli
«Chi ci ha preceduto aveva fatto promesse mai mantenute. Noi le abbiamo costruite» si legge nella pagina Facebook del sindaco uscente e candidato del centrodestra Sandro Parcaroli in vista dell’inaugurazione di sabato pomeriggio. Il giorno dopo arriva la risposta dell’ex sindaco Pd Romano Carancini: «Credimi Sandro, la narrazione che fai cercando di accreditarti il merito è al limite del ridicolo oltre che dell’indecenza istituzionale e amministrativa» ha scritto ricordando l’iter che ha portato al progetto delle piscine nel 2020, poco prima delle elezioni comunali. Prosegue Carancini: «Ecco perché non puoi vantarti di quella scelta, ma avrai solo il privilegio di tagliare il nastro all’inaugurazione e utilizzarla strumentalmente per la tua campagna elettorale. Mi sorprende, ma non più di tanto, che non ricordi che tu e i tuoi assessori quella piscina, in realtà, non l’avete mai voluta e l’avete contrastata da sempre». Questo è vero, l’opposizione all’epoca ha sempre criticato il progetto delle piscine all’ex Saram, che altro non è che il piano B del polo natatorio a Fontescodella (con tanto di vasca olimpionica) promesso per dieci anni da Carancini e indicato come «priorità delle priorità» del suo mandato nel 2010.

Il lungo post di Carancini
Nel frattempo il centrodestra, una volta al governo, ha portato avanti quel “piano B” fissando anche la data per il termine dei lavori: 24 giugno 2023. Per poi comunicare che la conclusione sarebbe slittata di tre mesi e assicurare che le piscine sarebbero state pronte nel 2024 (leggi l’articolo). Dunque tre anni di ritardo.

L’edificio che ospita le piscine alle ex Casermette
Una presa in giro per i maceratesi? Eppure, rispetto al passato, questo ritardo sembra quasi un successo. Sarebbe anche di finirla a fare questo paragone ma d’altronde è Carancini che è tornato a scrivere sulle piscine (e magari va ringraziato per dare un po’ di verve a questa campagna elettorale) e il centrodestra che ha deciso di portare avanti diverse opere pensate dai loro predecessori.

Romano Carancini nel 2013 mentre presenta il progetto per il polo natatorio di Fontescodella
Ma facciamo un tuffo nel passato e torniamo indietro di 13 anni .“Ecco il progetto per le fatidiche piscine di Fontescodella, un’opera che la città aspetta da tempo”. Questo su Cronache Maceratesi lo scrivevamo nel 2013, tre anni dopo che l’allora sindaco Carancini aveva messo le piscine al centro del suo programma elettorale nel 2010 indicando l’opera di cui si parlava dal lontano 2002 come “la priorità delle priorità dell’attività amministrativa”. Due anni dopo, di fronte ai primi problemi, dichiarò pubblicamente: «La piscina si farà, sono convintamente ottimista. Riconosco il ritardo ma mi sono esposto in campagna elettorale. La faccia è la mia e se non si faranno le piscine la gente mi manderà a casa» (GUARDA IL VIDEO). Era il gennaio 2012 e da lì in poi il sindaco proseguì negli anni dicendo più volte “La piscina a Fontescodella si farà a tutti i costi”.

I paletti per il cantiere delle piscine apparsi nell’area di Fontescodella prima delle elezioni del 2015
Nel maggio 2015, poco prima delle primarie del centrosinistra tra Carancini e Mandrelli, avvenne un altro colpo di scena: con tanto di nastro adesivo bianco e rosso l’area prevista per l’opera venne formalmente delimitata e consegnata alla società concessionaria, che avrebbe dovuto completare i lavori entro 19 mesi, cioè entro il 2016. Carancini, affiancato da Fabio Paci, presidente della Fontescodella Piscine s.p.a., annunciò in piena campagna elettorale che la realizzazione dei nuovi impianti era ormai cosa fatta. Una volta rieletto le ruspe rimasero tristemente immobili e nel cantiere nulla si mosse.

L’area di Fontescodella dove sarebbero dovuto sorgere le piscine
Ma com’era il “Piano A”, il progetto per il polo natatorio di Fontescodella presentato da Carancini nel 2013? “Tre vasche: due verranno costruite al coperto, mentre una, di forma irregolare, troverà posto all’esterno della nuova struttura, che sorgerà a fianco del palas. Il nuovo polo natatorio sorgerà su un’area di circa 3 ettari. Al piano terra troveranno spazio un’area benessere, quattro palestre e locali commerciali. Al primo piano, invece, le due vasche coperte (25 metri di lunghezza, 16.5 di larghezza, 1.8o di profondità la prima e 16.5 metri di lunghezza, 12 di larghezza, 1.30 di profondità la seconda). Poi un bar, un ristorante, uno baby parking, un altro locale commerciale, gli spogliatoi e le gradinate che potranno ospitare 157 spettatori. In tutto sono 2.200 i metri quadri dedicati agli spazi commerciali. All’esterno ci sarà una piscina scoperta di forma irregolare, che si compone di tre spazi principali. Il primo, delimitato in 4 corsie e dalla tradizionale forma rettangolare, è una vasca con acqua profonda 1.30 metri. Ci sono poi altre due sezioni dedicate ai più piccoli, dove la profondità è rispettivamente di 60 ed 80 centimetri”.
In tutto ciò il capoluogo è rimasto senza una piscina vera a differenza di moltissimi comuni più piccoli della provincia. Sabato Parcaroli andrà a tagliare il nastro del “piano B” dell’amministrazione Carancini, un progetto fortemente ridimensionato rispetto a quello originario. E dopo 20 anni di attesa centrodestra e centrosinistra fanno a gara a chi è stato più bravo. Splash.
Piscine, l’ora dei tuffi è arrivata: il 9 maggio il taglio del nastro
Piscine alle ex Casermette, la fine lavori slitta di tre mesi. Marchiori: «Primo tuffo? Nel 2024»


































































Splash… Chapeau per l’editoriale…
Consiglierei l’acqua del fiume Lete, quello dell’oblio.
La pozzanghera claustrofobica nasce già come figlia ” contestata ” da più padri. Qui, credo che il problema principale prima di continuare qualsiasi discorso sia quello di individuare il vero cornuto. Poi si vedrà..
Credo di aver scritto negli anni passati sulla famigerate piscine di Fontescodella almeno 40 articoli, perchè per 10 anni sono state il simbolo più evidente, sotto molteplici profili, del mal governo del centro sinistra (la priorità delle priorità, le definì l’allora sindaco Carancini, ma rimasero un misero bluff).
Ora finalmente la nuova piscina, molto ridimensionata rispetto ai progetti originari, vede la luce, sia pure dopo altri cinque anni di peripezie e lungaggini amministrative e in una location (decisa dalla precedente amministrazione) che non mi sembra affatto idonea.
In ogni caso è un fatto positivo, del quale però, come ha scritto l’ottimo Zallocco nel suo incisivo articolo, nessuno può farsene una medaglia, nè la precedente nè l’attuale maggioranza.
E’ stata nel complesso una pagina di cattiva amministrazione.
Però ci siamo piscinati addosso dalle risate.
Non vedo l’ora che passino queste elezioni e si torni a parlare di cose serie: ospedale unico, infrastrutture, servizi.costi della vita.. Siamo tutti un po’ stanchi di queste inaugurazioni scientificamente programmate.. Alla fine si vedono sempre le stesse dinamiche e le stesse facce sorridenti davanti agli obiettivi. Spicciamo queste elezioni e guardiamo avanti, perché così si rischia solo di di farci venire ancora più nervoso…Sono 6 anni che CM ha triplicato gli ascolti grazie alle lamentele giornaliere di tutti i maceratesi .. per le innumerevoli cose storte … non c’è una cosa che va come dovrebbe ma loro li vedi sempre tutti sorridenti..come se in questi 6 anni avessero risolto tutti i problemi ai quali si va incontro..”noi chiaramente non loro”..Tari + 50%–trasporti + 35%–Acqua+ 25%—Parcheggi + 40% (Leggere l’articolo di Carlo Cambi su l’altra testata cittadina online..ne vale la pena ),,,Macerata cresce..è vero Parcaroli..ma ti sei dimenticato di aggiungere che ti riferivi all’inflazione..
La vasca di Viale Don Bosco giace ancora aperta, piccola e antica, come un santuario dimenticato del corpo. Venticinque metri di lunghezza, non di più. Pochi passi nell’acqua, sufficienti tuttavia a misurare la distanza tra l’essere e il divenire. Due vasche: una per la lotta con l’elemento, l’altra per l’infanzia che ancora non distingue gioco da iniziazione. Là, nel centro della città murata, si esercitava un sapere precario e necessario: il nuoto come techne del respiro, l’acquagym come ritmo dionisiaco imposto alla carne stanca degli impiegati, delle nonne, degli adolescenti. Frequentatissima, dicevano. Perché la vicinanza era verità. Il corpo non doveva viaggiare verso la periferia per ricordarsi di essere corpo.Ora, nel maggio del 2026, si è dischiusa la grande vasca alle ex Casermette.
Otto corsie, misure perfette, geometria senza resto. Il nuovo tempio del Progresso, lucido e senza memoria. Qui il nuoto diventa prestazione, l’acqua diventa risorsa, il gesto atletico si fa statistica e progetto comunale. La piccola vasca storica verrà sacrificata.
Così vuole il logos della modernità: ciò che è comodo, ciò che è vicino, ciò che è umano nella sua misura imperfetta deve cedere il passo a ciò che è grande, visibile, finanziabile. Cento firme raccolte in fretta – gesto pietoso, quasi tragico – non bastano a fermare la necessità storica. Il centro muore perché la periferia trionfi.Diversa sorte tocca alla piscina della Filarmonica, quella all’aperto.
Essa segue il ciclo eterno del tempo greco: nasce con il sole di giugno, muore con il primo freddo di settembre. È la piscina estiva, la “spiaggia di Macerata”, luogo di apparenza e di gioia mortale. Ogni anno rinasce, fedele al ritorno delle cose che non pretendono eternità.Così parlano le tre vasche. La piccola, destinata alla scomparsa, conserva ancora il ricordo di un’educazione del corpo che non era separata dalla polis.
La grande, trionfante, annuncia il regno della tecnica, dove l’uomo nuota meglio ma sa meno perché nuota.
La stagionale ricorda che anche il piacere ha il suo kairos, il suo momento giusto, e poi si ritira.In fondo, l’acqua resta la stessa: l’elemento primigenio, l’apeiron che accoglie e dissolve.
Ma gli uomini cambiano misura.
E quando la misura si perde, anche la piscina più perfetta diventa soltanto un grande rettangolo di cloro senza destino.
La Piscineide maceratese è opera di cosmico respiro epico-comico, Macerata sa dare all’arte alla granne.
“Il mio occhio filosofico scorge nel commento 7 di Franco Pavoni il passaggio tragico dalla Vasca di Viale Don Bosco — intesa come dimora del corpo nel cuore della polis — alle Casermette, tempio del Gestell (l’Impianto tecnico).
In questa nuova “geometria senza resto”, l’acqua cessa di essere elemento vitale per farsi “fondo disponibile”: una risorsa statistica calcolabile, un rettangolo di cloro senza destino dove l’uomo nuota meglio, ma sa meno perché nuota. È la vittoria della tecnica sulla memoria e del decentramento sull’identità.
Siamo di fronte a un Sein-zum-Eintauchen (essere-per-il-tuffo) che smarrisce la propria misura umana per farsi numero di un’amministrazione che ha scambiato il progresso con la perdita del centro.”
(Hieronymus AI-degger)
Apparenza e Realtà delle Vasche di Macerata
Nella città di Macerata, nel maggio dell’anno 2026, si manifesta un’apparenza triplice dell’acqua: tre vasche che, al di sotto delle loro differenze finite, sembrano aspirare a una medesima realtà assoluta, benché ciascuna la tradisca a suo modo.La prima, quella di Viale Don Bosco, è la più modesta di estensione: venticinque metri scarsi di lunghezza, poche corsie strette, due bacini – uno più profondo per l’esercizio serio, l’altro più basso per l’infanzia e per i gesti leggeri dell’acquagym. Essa appare come un fatto finito, limitato, relazionale: comoda per il centro, frequentata da corpi concreti – operai, anziani, scolari – che trovano in essa una stazione adeguata ai loro doveri quotidiani. Eppure questa piccolezza, questa vicinanza al cuore murato della città, possiede una certa concretezza che la nuova grandezza non riesce a contenere. Cento firme raccolte in fretta sono il sintomo di un sentimento: il timore che l’astratto progresso distrugga un’apparenza divenuta, per molti, quasi sostanza.La seconda, inaugurata alle ex Casermette il 9 maggio, si presenta invece come l’affermazione trionfante della razionalità geometrica: otto corsie, misure precise, luce uniforme, tutto calcolato e amministrabile. Qui l’acqua sembra aver perduto ogni carattere accidentale; è divenuta mezzo per la prestazione, per la salute pubblica, per il progetto comunale. Essa pretende di essere più reale perché più grande, più moderna, più conforme allo spirito del tempo. Ma proprio in questa pretesa di totalità finita si rivela la sua contraddizione: ciò che è soltanto grande resta ancora apparenza, perché manca dell’interiorità che solo il piccolo e l’usato sanno talvolta custodire.La terza, quella della Filarmonica, è la vasca all’aperto, creatura stagionale per eccellenza. Essa nasce e muore secondo il ritmo delle stagioni: si apre quando il sole lo consente, si chiude quando il freddo lo impone. È apparenza pura di gioia estiva – erba, grida, ombrelloni – eppure obbedisce a una necessità più profonda, al kairos dell’esistenza sensibile. Non pretende eternità; vive nel suo momento giusto e in ciò è forse più vicina alla verità di quanto non lo siano le altre due, eternamente in lotta tra conservazione e sostituzione.Così le tre vasche stanno dinanzi allo spirito come gradi di un’unica dialettica. La piccola appare destinata a scomparire o a ridursi; la grande appare come il futuro necessario; la stagionale appare e scompare ciclicamente. Ma al di là di queste apparenze finite, l’Acqua stessa – l’elemento indifferenziato, l’apeiron che accoglie ogni forma senza essere nessuna – rimane la sola Realtà. Le vasche sono relazioni, misure, contraddizioni: utili per il corpo, commoventi per la memoria, ma irreali prese in se stesse.L’uomo che nuota tra queste acque nuota sempre tra Apparenza e Realtà. Crede di esercitare il corpo, e invece esercita, senza saperlo, la suprema contraddizione: quella di un essere finito che, immergendosi nell’elemento infinito, per un istante si illude di aver toccato l’Assoluto – prima di risalire, gocciolante e un poco più vecchio, verso l’asciutto mondo delle decisioni comunali.
…Tra rinvii e ‘piscinate’,
la piscin vede la luce,
‘perepe’zia’ son terminate,
e a accusar si taglia e cuce;
l’amministrazion scodella,
la sua fonte meritata,
per far poi la ‘cucunella’,
alla manca assai agguerrita;
non è l’acqua benedetta,
quella della grande vasca,
qui non basta saponetta,
per levar quel c’ormai casca;
e a cascar saranno in molti,
forse forti e fortunati,
salvo savi sani e colti,
che a votar s’eran recati;
che il voto è già arrivato,
non c’è più tempo a nastrare,
o a vincer sul fil spinato,
o si va tutti a affogare… m.g.
Un editoriale molto ben scritto: ridendo castigat mores. Grazie Direttore
C’è anche qualche commentatore niente male, nel ridendo castigat mores, Grazie Direttore.