Pesca da record,
all’amo una ricciola da 28 chili
CIVITANOVA - Colpo grosso per Roberto Bottoni e il suo equipaggio al largo del porto

Roberto Bottoni (l’ultimo a destra) col suo equipaggio dopo la pesca prodigiosa
di Laura Boccanera
Una ricciola di ben 28 chili, combattuta e portata a bordo dopo una pesca da manuale a largo nelle acque di fronte alla costa di Civitanova. È la cattura eccezionale messa a segno ieri mattina da Roberto Bottoni, civitanovese, insieme al suo equipaggio di amici.

La battuta di pesca è partita all’alba e intorno alle 8 ha messo a segno una pescata prodigiosa. A bordo di un’imbarcazione fuoribordo aperta di 7 metri e mezzo il gruppo composto da 4 pescatori (tra cui Mirko Moscatelli, Riccardo Ricci e Danilo) stava pescando a traina quando è arrivato l’attacco decisivo.
La ricciola, di dimensioni importanti, ha impegnato non poco i pescatori prima di essere issata a bordo. La cattura è avvenuta utilizzando un’esca “travel jig”, tecnica che si è rivelata vincente per attirare il grande predatore. Una volta recuperato, il pesce ha mostrato tutta la sua imponenza, diventando subito protagonista di foto e racconti tra gli appassionati.


Dicono che il mare Adriatico sia in fin di vita: infatti, se ho ben capito, danno dei sussidi governativi alle barche da pesca che vengono ritirate. tuttavia questo qui mi sembra un episodio di pesca sportiva innocuo, anche se una riflessione ci si potrebbe anche fare.
Ode alla Ricciola Regale
O tu, possente Serpe del Mediterraneo,
figlia dell’onda adriatica e del vento di levante,
che con mole di ventotto chilogrammi interi
ti levi, fulgida e compatta
come statua di bronzo vivo emersa dal profondo!
Te, che il pescivendolo sagace, con occhio di mercante antico
e mano esperta di chi conosce i segreti del mare,
valuta tra venticinque e trentacinque denari per libbra,
sicché l’intero tuo corpo, mirabile e intatto,
si libra tra settecento e novecento ottanta scudi d’oro vivo.
Ma se il tuo occhio ancora riluce di quell’azzurro arcano
che solo i mostri del pelago profondo conservano,
e se la tua carne, soda e venata di luce opalina,
si palesa eccezionale oltre ogni consueto lignaggio,
allor l’artefice del banco può innalzarti a prezzo di pregio,
serbarti per mensa di signori o per cuoco di alto lignaggio,
siccome trofeo che onora la tavola e la memoria.
Non sei tu, o Regina delle nostre acque,
il Tonno vermiglio che in oriente folle si contende
a migliaia di yen tra grida di mercanti ebbri di sake;
né il Hamachi nipponico, che in lamine sottili
diviene poesia effimera del crudo.
Tu sei più sobria, più latina, più nostra:
ricciola mediterranea, di tempra forte e schietta,
che non cerca le follie delle aste di Tsukiji,
ma si contenta del mercato onesto di Ancona o di Senigallia,
dove il prezzo, benché generoso, resta misura d’uomo.
Pur tuttavia, o grande pesce, la tua mole regale
soffre la tassa inevitabile della resa:
ché dopo il coltello che ti svena, ti sventra e ti decapita,
e dopo che l’ossa e la testa e le interiora
restituisci al mare o alla terra,
la pura polpa nobilissima cala di peso e di pregio,
siccome ogni grandezza mortale che deve pagare
il fio della propria magnificenza.
Eppure, se il pescatore stesso ti reca, ancora viva di salsedine,
direttamente alla soglia del cuoco sapiente,
o se un oste di alto sentire ti accoglie nelle sue cucine,
allora il tuo valore s’innalza oltre il volgare ingrosso,
e divieni moneta rara, quasi reliquia marina.
Così, tra seicento e ottocento cinquanta euro,
realisticamente ti collochi oggi sui banchi marchigiani,
fresca, intera, lucente come un’armatura appena tolta dall’onda.
Ma il tuo vero prezzo, o pesce da record,
non sta nella bilancia del mercante,
bensì nell’occhio del pescatore che ti ha tratto dal fondo,
nello stupore del porto, nel racconto che già corre
di bocca in bocca tra gli uomini del mare.
Tu sei, infine, più trofeo che merce:
simbolo di lotta antica tra l’uomo e l’abisso,
memoria viva di un Adriatico ancora generoso,
che ogni tanto, in un’alba di bonaccia,
concede ai mortali un suo figlio regale
affinché si ricordi che il mare, benché domato,
serba ancora meraviglie capaci di far tremare
il cuore dell’uomo sapiente e del poeta.
Ave, Ricciola magnifica di ventotto chili!
Gloria a te, che vali più di quanto il mercato dica,
perché in te vive, per un breve istante di bilancia e di sguardo,
tutta la selvaggia, silenziosa, arcana grandezza
del nostro antico, indomito, Mediterraneo.