Piscine: Carancini ammette il fallimento
Bocciata commissione d’indagine
Mandrelli si dimette dal Consiglio

MACERATA - Pomeriggio di discussioni in assise con colpo di scena finale. Lungo intervento del sindaco che fa un "mea culpa politico" sul polo natatorio ma difende le procedure adottate. E annuncia: «Abbiamo accolto la richiesta di Unimc di restituire le somme per il progetto». Nel mirino anche la moglie del primo cittadino per aver assistito in una causa legale un'altra ditta di Paci. Menghi: «Ma come mai questa amministrazione, con cause che si sarebbe anche potuta risparmiare, non ha fatto l'unica causa seria contro la Fontescodella?». L'approfondimento sarà svolto comunque dalla commissione Affari istituzionali
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Romano Carancini e Bruno Mandrelli oggi in Consiglio

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

Caos piscine a Macerata: liti, dimissioni e niente di fatto per la commissione d’indagine. Bocciata a maggioranza la proposta dell’opposizione (astenuti sindaco e Paolo Micozzi del Pd). Si dovrebbe quindi procedere con un approfondimento in Prima commissione (Affari istituzionali), come ha assicurato anche il primo cittadino Romano Carancini. Ma a Bruno Mandrelli non è andato giù l’atteggiamento del Pd e ha annunciato proprio in chiusura le sue dimissioni da consigliere comunale. Assise infuocata questo pomeriggio, iniziata con la richiesta del sindaco di trattare al primo punto quello che lui stesso ha definito, per la prima volta a chiare lettere, «un fallimento politico». Ma ci sono molti “però” messi avanti dal primo cittadino, nel mirino di parte dell’opposizione non solo come amministratore ma anche nella sfera personale. La moglie, avvocatessa, ha rappresentato per cause diverse (e per una ditta diversa) gli stessi della Fontescodella spa inadempiente per le piscine. Un fatto che, per il proponente della delibera Riccardo Sacchi (Forza Italia) è tra i punti d’indagine.

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Riccardo Sacchi

Ma non per Deborah Pantana che si allea con Carancini, solidarizzando dopo la querela che il sindaco ha sporto all’avvocato Giuseppe Bommarito per un articolo proprio sul tema piscine apparso su Cronache Maceratesi. Bruno Mandrelli non ha risparmiato stoccate pesanti a Carancini (definendo anche «vile» il suo intervento per le lunghe premesse del sindaco che hanno “consumato” gran parte dei 20 minuti di replica). Tanto che poi con emendamento dello stesso Mandrelli la questione è stata depennata dalla delibera dalla stessa maggioranza che ha votato contro l’atto. Da qui l’ira di parte dell’opposizione e di Mandrelli che si è dimesso dall’assise. Per molti consiglieri un’occasione in ogni caso persa di parlare della questione in sé: la transazione e il perché si è arrivati a questa transazione con queste tempistiche invece di riprendersi i terreni già anni fa. E soprattutto, domanda Roberto Cherubini (M5s): «Spiegateci perché non volete la commissione d’indagine». La circostanza poi che la transazione non sia passata in Consiglio comunale ha fatto gridare alla «mancanza di maggioranza» alla consigliera Anna Menghi. Il capogruppo Pd Maurizio Del Gobbo frena sul “complotto” e rilancia l’idea già espressa: «Il nostro gruppo è propenso ad attività di approfondimento in commissione prima».

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Romano Carancini

LA DIFESA DEL SINDACO – Carancini ha ammesso prima di tutto «la responsabilità politica nella mancata realizzazione della piscina, cioè non siamo riusciti a farla». Ricordando che il contratto era stato firmato «il 13 giugno 2009». Al voto Carancini si è astenuto e non ha dato direttive, ma ha ribadito che «le commissioni devono essere trasparenti e devono partecipare tutti i consiglieri e i cittadini. Non c’è niente da nascondere, anzi. Dobbiamo raccontare a tutti quello che è successo. Ci sono 210 pagine di documenti che riguardano le piscine consegnati ai consiglieri comunali. Bisogna leggere gli atti e non ricostruire sulla base del sentito dire o di una fantasia propria». Carancini ha diviso i documenti in 10 parti, ma è riuscito ad arrivare (nei tempi consiliari) solo al 2014. All’inizio ha ricordato che il contratto era stato sottoscritto quando c’era la giunta Meschini, «prima del mio insediamento». Così come ha ricordato che è stata la giunta Meschini a concedere la proroga di 140 giorni per il progetto esecutivo, aderendo anche alle varianti di oltre 2 milioni di euro chieste dalla ditta. Grossa parentesi poi sul 2010, quando subentrava la nuova norma antisismica dopo il terremoto dell’Aquila. E anche sulla “sorpresa geologica”, cioè il fatto che il terreno aveva bisogno di approfondimenti. Carancini spiega che fu tutta opera di Cesare Spuri (allora dirigente in Comune), che «la proposta di Fontescodella non andava bene ma la variante era necessaria per l’adeguamento del basamento e le norme sull’antisismica». Carancini ha obiettato una serie di punti per poi passare al 2012, con la denuncia all’Anac di Claudio Carbonari. «Per l’Anac l’unico problema era l’aumento delle tariffe – spiega il sindaco -. E’ falso che aveva chiesto una nuova gara pubblica. Anche la Guardia di finanza da ottobre a novembre 2014 ha fatto diversi accessi agli atti, verificando tutto il percorso fatto. E a oggi nulla è successo». Commissione d’indagine a parte «Fontescodella si è dileguata dopo la consegna dei lavori. Quindi c’è disponibilità totale a una scoperta, se ce n’è bisogno, di quello che è successo». E conclude sull’attacco personale: «Io da sindaco non ho assunto alcun incarico con Fontescodella spa né con gli eredi Paci. Né mi sono trovato in condizione di incompatibilità». Alla fine del Consiglio ha anche spiegato che «Siamo pronti a restituire all’università di Macerata le somme richieste e anticipate per il progetto. Abbiamo già formalizzato l’atto».

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Riccardo Sacchi

LE DOMANDE DI SACCHI – Riccardo Sacchi, proponente della delibera che è entrata in assise anche con il parere di congruità degli Uffici comunali, ha sottolineato che «addirittura l’università di Macerata ha chiesto la restituzione di quanto pagato per un’opera che non si è realizzata. Pensate che città siamo. Una città che prende un mutuo per una piscina con soldi pubblici e non realizza l’opera. Non so in quali altri Comuni seri sia accaduta una cosa del genere». Sacchi chiede di «indagare sulla congruità della transazione e del suo ammontare. Stesso discorso sulla passata transazione per la piscina Don Bosco. Di conoscere costi e i danni per la mancata realizzazione impianti. Perché l’amministrazione non ha immediatamente risolto il contratto di concessione bandendo una nuova gara. Il perché dell’immobilismo dal 2011 a maggio 2015. Perché nel maggio 2015, prima di elezioni, pur conoscendo le problematiche dell’area prevista per l’opera, l’area fu consegnata in pompa magna con un termine per i lavori di 19 mesi (quindi entro la fine del 2016). Perché alla fine del 2016, con lavori nemmeno iniziati, l’amministrazione non ha risolto il contratto a fronte del mancato rispetto della consegna dell’opera. Perché fino a oggi il Comune non ha restituito all’università di Macerata quanto ha versato. Ultimo punto: quali rapporti esistono tra lo studio Carancini e i titolari azienda. Un punto dirimente – sottolinea Sacchi -, perché è il sale sulla ferita. Cioè la lente con cui leggere passaggi altrimenti difficilmente spiegabili. La normativa deontologica è molto stringente sull’incompatibilità. Se venisse accertata un’illiceità, anche solo di ordine deontologico, tutta la vicenda andrebbe letta in modo diverso. In alcuni casi c’è stata una leggerezza e un’inspiegabile distrazione da parte del sindaco. La transazione poteva essere meno svantaggiosa per lente. Sia la prima che quest’ultima».

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Bruno Mandrelli

SEGRETEZZA, TRASPARENZA – Bruno Mandrelli, che per primo aveva chiesto la commissione sulle piscine, dice al sindaco che «il suo intervento nella prima parte mi è sembrato un po’ vile». Pensa però che «l’accenno ai rapporti professionali non debbano essere un oggetto di questa delibera. Se ne è già parlato e poi la commissione può fare le domande che ritiene. La commissione d’indagine – sottolinea il consigliere – ha più poteri istruttori della. Commissione prima. La questione della segretezza è stata troppo esasperata e rischia di essere una questione di lana caprina. Possono esserci necessità di audizione di persone esterne. E inoltre se la maggioranza decide in una commissione d’indagine di fare riunioni pubbliche, si fanno pubbliche. È un problema quindi facilmente risolvibile sulla base dell’espressione di una maggioranza». Mandrelli rilancia la commissione «per il bene della città di Macerata. In modo che il prossimo procedimento sia più veloce e meno costoso. Capire perché il parere legale ci ha messo due anni e mezzo ad arrivare, se poi le opere non sono state mai realizzate. Penso che l’attività di approfondimento vada svolta». Mandrelli tra le righe ha anche lanciato una stilettata, parlando di Macerata come «capoluogo solo formale».

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Anna Menghi

«PERCHE’ NON AVETE FATTO CAUSA?» – Anna Menghi dalle fila di minoranza insinua che «il capogruppo del Pd Del Gobbo deve aver condiviso l’idea di non portare la transazione in Consiglio. Altrimenti vuol dire che non c’è più l’amministrazione e che siamo in un Truman show. Basta nascondersi dietro un dito. Qui abbiamo il parere negativo del revisore dei conti sul bilancio 2018, che dice che sono una miriade di cause e una mancata previsione in caso di perdita. Ma come mai questa amministrazione, con cause che si sarebbe anche potuta risparmiare, non ha fatto l’unica causa seria contro la Fontescodella? Dove a dire del sindaco la responsabilità è totalmente a carico della società? Come mai dal 2012 siamo arrivati al 2019 dove non è stato fatto niente?».

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Maurizio Mosca

Per Maurizio Mosca (Città viva e presidente prima commissione), il problema è di conflitto d’interessi: «Lei dice al sindaco -, permette che sua moglie difenda Paci per tre anni ed è tutto normale. E mi dà del barbaro perché penso che quello che succede è una grandissima cavolata. Non è che lei fa l’imperatore di Macerata. Come fa ad avere un rapporto da sindaco con l’amministratore della ditta se sua moglie lo difende su un’altra causa. E quante altre cause ci sono, se ci sono? È dall’anno scorso che aspetto i carteggi tra amministrazione e Fontescodella».

Per Andrea Marchiori il ritorno in Prima commissione non va bene: «Nessuno ha sentito il bisogno di valutare in questa assise se quella transazione doveva essere attenzionata anche dalle istituzioni maceratesi. L’unico che se n’è accorto è stato Mosca, che ha convocato la commissione poche settimane prima della transazione chiedendo se fosse opportuno di interessare la commissione. L’assessore Marco Caldarelli disse che effettivamente vi era una parvenza di contatti con l’azienda ma in quel momento non c’era niente di concreto su transazione, che poi ci siamo ritrovati. Sindaco – insiste Marchiori -, ci consenta di studiare quello che lei ha ritenuto il migliore epilogo di un fallimento annunciato. Abbia uno scatto di orgoglio al di là della denunce e delle invettive. Il malato è deceduto, noi chiediamo di fare l’autopsia e voi proponete un rosario. L’unica chance per far capire di cosa si tratta è la commissione d’indagine».

Diversi consiglieri di maggioranza sono invece intervenuti – alcune volte andando anche fuori tema – a sostegno dell’Amministrazione Carancini per quanto fatto in altri ambiti e ringraziando la Pantana per la solidarietà dimostrata al sindaco.

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Andrea Marchiori

 

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Bruno Mandrelli

 



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