Piscine, un decennio da favoletta
Il rapporto studio Carancini-Paci
in contrasto con la deontologia forense

IL COMMENTO - Il sindaco si è tirato indietro al confronto pubblico ma nell'atto relativo al polo natatorio emergono molti punti oscuri. Nel 2014 l'Anac ritenne non legittimo l'aumento tariffario del 5% accordato ai costruttori. Inoltre la posizione del primo cittadino e della moglie Betty Torresi, legale di una società legata al presidente della Fontescodella piscine spa, andrebbe valutata dall'ordine degli avvocati
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Piscine a Macerata, il fotoritocco di Filippo Davoli

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

Aveva perfettamente ragione Bruno Mandrelli, quando, nel suo ultimo intervento da consigliere comunale, prima di dimettersi per il rifiuto del sindaco e della maggioranza di centrosinistra di istituire una vera Commissione d’indagine sul disastro del polo natatorio abortito in quel di Fontescodella, ebbe a definire – sia pure con il linguaggio forbito che lo caratterizza – Romano Carancini come un vile. Un vile che, anziché riconoscere sino in fondo le proprie dirette responsabilità per il più grande flop amministrativo del dopoguerra, nei suoi chiarimenti forniti all’assise consiliare aveva appena finito di nascondersi dietro il precedente sindaco Giorgio Meschini (di cui era stato, anche sul varo dell’operazione del nuovo polo natatorio, capogruppo fedele ed entusiasta) e i responsabili dell’Ufficio tecnico. Una vigliaccheria politica che adesso ottiene piena conferma dalla lettera con la quale il sindaco (che a suo tempo, pur potendolo ovviamente fare, aveva evitato di rispondere su questo giornale alle critiche lui rivolte nell’articolo “incriminato”, per dimostrarne, ove fosse stato possibile, l’infondatezza) ha rifiutato il confronto pubblico con il sottoscritto, che avrebbe riportato la discussione sulle responsabilità del fallimento politico ed istituzionale del polo natatorio sul piano della dialettica e della trasparenza, anziché su quello giudiziario.

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12 gennaio 2012, il sindaco Romano Carancini commenta pubblicamente la vicenda Fontescodella: “Se non faremo le piscine mandateci a casa”

Il piano giudiziario, quello delle querele: un attacco inaudito alla libertà di critica e alla libertà di stampa, diritti entrambi costituzionalmente garantiti. Altrettanto inaudita, se non comica, pure la motivazione del gran rifiuto caranciniano: questo confronto pubblico potrebbe nuocere all’indagine in corso. Eppure stiamo parlando di un amministratore che, all’inizio del suo primo e secondo mandato, ha parlato, evidentemente a vanvera, di trasparenza, di disponibilità al confronto, di accettazione delle critiche, di correttezza, di lealtà verso i cittadini maceratesi. Solo chiacchiere, perché la realtà dei fatti in questi anni ha parlato tutt’altro linguaggio. La realtà – solo per rimanere al tema in questione – narra infatti di un sindaco che, nel 2012, disse pubblicamente che il nuovo polo natatorio a Fontescodella costituiva per lui la priorità delle priorità e che, in caso di mancata realizzazione, sarebbe stato giusto mandarlo a casa, per poi, con la consueta faccia di bronzo, ripresentarsi nel 2015, nuovamente come candidato sindaco, a braccetto con l’amministratore della Fontescodella Piscine spa e con le ruspe sullo sfondo, dicendo, poco prima del voto, che per il nuovo polo natatorio si erano registrati dei ritardi, ma ormai era cosa fatta. Di un sindaco che, nel 2015, fondò la sua battaglia contro Mandrelli con l’ipocrita argomentazione che il suo avversario nelle primarie del centrosinistra fosse un massone, ed oggi, per attaccare il sottoscritto che lo ha criticato, si è affidato ad un avvocato notoriamente massone. Di un sindaco che nelle scorse settimane ha querelato a titolo personale il sottoscritto (forse perché in giunta non ha trovato quel sostegno unanime che si aspettava?), e poi – caso a dir poco singolare – ha fatto uscire la notizia del deposito della querela tramite l’ufficio stampa del Comune.

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Fabio Paci, presidente della Fontescodella spa, dopo la consegna della fideiussione in Comune

D’altra parte, bugie e contraddizioni caranciniane nella vicenda piscine si susseguono da oltre dieci anni. Ad esempio, non è dato capire perché, quando negli anni scorsi si è trattato di rimettere in termini la Fontescodella Piscine spa, che aveva già sforato tutti i termini per il completamento dell’opera, il nostro eroe pretese che il Consiglio comunale si esprimesse con un atto di indirizzo a sostegno dell’operato della giunta, mentre invece, per quanto riguarda le due transazioni fatte di recente con la medesima Fontescodella Piscine spa, entrambe a scapito degli interessi della collettività, si è ben guardato dal portare preventivamente la vicenda in Consiglio comunale, benché nei mesi precedenti fosse stato più volte invitato a farlo, anche da esponenti della sua maggioranza. Pure le ultimissime vicende sulla questione piscine sono talmente infarcite di contraddizioni da far sorgere molteplici e gravi dubbi sull’operato di chi sta amministrando la città.

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L’area dove sarebbero dovute sorgere le piscine

Alcuni esempi. Nella transazione che il sottoscritto ha osato criticare (non certo dietro le spalle, ma mettendoci il nome e il cognome, e pure la faccia, peraltro con ampia possibilità di replica) tutta l’argomentazione giuridica utilizzata per arrivare ad una quantificazione abbastanza ridicola dei danni si basava sul fatto che i lavori non sarebbero mai iniziati, ma nello stesso atto di transazione è invece scritto, nero su bianco, che i lavori sono iniziati. Subito dopo la transazione Romano Carancini aveva scritto – esibendo fieramente i muscoli – che il Comune non avrebbe mai restituito all’Università di Macerata la somma di 330mila euro pagati dall’ateneo come quota parte del mutuo acceso oltre dieci anni fa per le grandi piscine olimpioniche mai venute alla luce (semmai era l’ente comunale ad essere in credito verso l’Università per una somma addirittura maggiore), eppure qualche giorno dopo un asettico comunicato sempre del Comune diceva che tale somma era stata appena restituita. Sempre nell’atto di transazione è scritto che il Comune aveva bisogno di chiudere in fretta la questione per riprendere velocemente l’area di Fontescodella e avviare un nuovo procedimento per realizzarvi finalmente le fantomatiche nuove piscine (motivo presentato anch’esso come determinante per transigere), mentre a distanza di due o tre settimane l’amministrazione ha fatto sapere “urbi et orbi” che le nuove piscinette (niente a che vedere con i faraonici progetti di qualche anno fa) saranno realizzate altrove, in via Roma, nella ex caserma della Guardia di finanza già intasata da ben due scuole con annesso l’immancabile supermercato (che naturalmente, sino all’ultimo, il buon Romano aveva escluso).

E poi, in questo elenco che sembra non finire mai, c’è la vicenda Anac, con Carancini che negli ultimi tempi si è lodato e sbrodato affermando che l’Autorità nazionale anticorruzione non ha trovato nulla da ridire sull’operato del Comune in merito alla vicenda del polo natatorio, mentre invece, con la deliberazione 1/2014, tale autorità, intervenuta sulla vicenda del fantomatico nuovo polo natatorio di Fontescodella a seguito di un esposto presentato nell’ottobre 2012 dall’allora consigliere di minoranza Claudio Carbonari, ha ritenuto non legittimo l’aumento tariffario del 5% all’epoca accordato ai costruttori e futuri gestori dell’impianto mai nato al fine di modificare il piano economico e finanziario dell’opera, ed ha considerato che tutto il tempo inutilmente trascorso dal giugno 2009 in poi, lungi dal poter costituire un argomento a favore della Fontescodella Piscine spa per ottenere l’aumento tariffario, evidenziasse invece «conseguenti profili di inefficienza nell’attività della stazione appaltante», cioè del Comune di Macerata.

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La targa sullo studio legale di Carancini

Alla fine, o meglio all’inizio, c’è la bugia delle bugie, la madre di tutte le bugie caranciniane nella vicenda piscine, quella che spiega tante cose. Tutto nasce dal fatto che la moglie del sindaco, anch’essa avvocato, ha intrattenuto, e tuttora intrattiene in fase di appello, rapporti professionali (il riferimento è, ad esempio, alla causa di cui alla sentenza 721/14 del tribunale di Macerata) con una società del gruppo Paci, la Società costruzione impianti elettrici snc, società presieduta da quello stesso Fabio Paci presidente anche della Fontescodella Piscine spa, con il quale il Carancini, mentre la moglie lo assisteva in tribunale, ha trattato negli anni per la vicenda piscine e con il quale ha infine definito quella schifezza di transazione che più volte è stata qui commentata. Insomma, Fabio Paci, quale presidente di due distinte società comunque facenti capo al suo gruppo, era al tempo stesso, e paradossalmente, controparte del sindaco Carancini nella vicenda piscine e cliente della moglie di Carancini in altre vicende. Tutto ciò, considerato anche come si è svolta negli anni la vicenda piscine e come si è alla fine conclusa, suona bene o suona male?

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Il sindaco Carancini con la moglie Betty ieri sera alla prima dello Sferisterio

Ebbene, nonostante l’evidenza della situazione (sin troppo chiara anche per un ragazzino delle elementari), nonostante la moglie del sindaco compaia con il suo nominativo sotto la targa dello studio legale Carancini, nonostante la moglie del sindaco nella causa sopra specificata sollecitasse pagamenti inviando mail alla controparte proprio dall’indirizzo di posta elettronica dello studio Carancini (vedi la mail del 17 luglio 2014), nonostante tutto ciò il mitico Romano ha avuto la faccia di affermare in Consiglio che lui e la consorte sono due distinti liberi professionisti e quindi – poiché parrebbe che l’uno non sa quello che fa l’altra (ma i due, a casa e in studio, non si parlano?) – ha negato che a carico di entrambi vi siano situazioni di incompatibilità. Ebbene, duole contraddirlo, perché l’art 24 del Codice deontologico forense prescrive che l’avvocato debba astenersi dal prestare attività professionale quando questo possa determinare un conflitto di interessi con la parte assistita o interferire con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale. Per poi aggiungere inequivocabilmente che l’obbligo di astensione sussiste anche se le parti aventi interessi confliggenti si rivolgano ad avvocati partecipi di una stessa associazione professionale o anche semplicemente esercitino negli stessi locali e collaborino tra di loro in maniera non occasionale.

Ebbene, non è esattamente questa la fotografia precisa dell’avvocato Romano Carancini e della consorte avvocatessa nei rapporti con Fabio Paci? Il consiglio dell’Ordine degli avvocati, su una questione del genere, che grida vendetta e squalifica i tanti avvocati che non ricorrono a questi giochetti, non ha l’obbligo di segnalare d’ufficio la vicenda agli organi disciplinari forensi? Eppure c’è una sentenza del Consiglio nazionale forense (la 229 del 30 dicembre 2013), che è precisa e riguarda proprio l’avvocato eletto sindaco che si trovi in situazioni consimili di conflitto di interessi, peraltro, per quanto riguarda direttamente Carancini, perseguibili, sul versante dell’incarico pubblico rivestito, anche in base al Testo unico degli amministratori locali (incompatibilità e conflitto di interessi in capo all’amministratore pubblico). Insomma, andiamo avanti, anche perché molte cose ci saranno da chiarire, specialmente nel rapporto tra Carancini e il gruppo Paci, comunque fiduciosi che “tendono alla chiarità le cose oscure” (Eugenio Montale, nella raccolta di poesie “Ossi di seppia”).

* Avvocato, presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

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