Commissione d’indagine sulle piscine:
«Se la maggioranza vota contro è un autogol»

MACERATA - Pressing in vista del Consiglio comunale, dove l'opposizione ha chiesto un'inchiesta interna per approfondire la transazione con la Fontescodella spa. Marchiori: «Non ho firmato ma la voterò senz'altro. E' un fallimento di tutta la giunta e di tutto il programma dei lavori pubblici fatto in questi dieci anni». Cherubini (M5s): «Il comportamento dell’amministrazione è stato negli anni abbastanza curioso, come se si volesse evitare un litigio con un vecchio amico»
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Andrea Marchiori

 

di Federica Nardi

«Mi aspetto che sia proprio il sindaco Romano Carancini a chiedere il voto favorevole per istituire la commissione d’indagine sulle piscine. Così nessuno potrebbe dire che vuole nascondere i contenuti della transazione. Non deve passare come un attacco frontale al sindaco o un espressione di disprezzo nei suoi confronti ma deve essere un atto di chiarimento anche critico e penetrante nei confronti di tutta l’amministrazione». Andrea Marchiori, consigliere del gruppo misto in assise a Macerata, si unisce oggi al coro compatto dell’opposizione che il prossimo Consiglio comunale chiederà di istituire una commissione d’indagine per mettere in fila gli eventi che hanno portato a chiudere la questione piscine non con i lavori finiti ma con un’opera mai eseguita e una transazione tra l’inadempiente Fontescodella spa e Comune di circa 700mila euro.

Una transazione che molti non hanno ritenuto conveniente. In realtà il primo a chiedere la commissione è stato, dalle fila di maggioranza, il consigliere Bruno Mandrelli (autosospeso dal Pd), che già tre anni fa aveva avanzato la stessa richiesta. Marchiori non è tra i firmatari della proposta che arriva dall’opposizione ma condivide «totalmente la richiesta e la voterò senz’altro – spiega -. Non vorrei però si faccia l’errore di individuare un unico responsabile del fallimento e assolvere tutti gli altri. Perché non è un fallimento solo di Romano Carancini ma di tutta la giunta e di tutto il programma dei lavori pubblici fatto in questi dieci anni. Bisogna capire se rimarrà una delle tante proposte che cade nel vuoto o se la maggioranza darà un segnale di vita. Se la maggioranza non lo approva le conseguenze che dovremmo trarre da questo comportamento saranno sicuramente pesanti. Perché la commissione non è un processo con un accusa ma solo un modo per chiarire i fatti. Se non vogliono neppure che ci sia chiarezza sarebbe di una gravità inaudita. Se la maggioranza vota contro, vota contro se stessa. E’ un diritto dei consiglieri e dei cittadini quello di avere chiarezza». Chiarezza o no, per Marchiori che si indaghi solo dopo che la transazione è già firmata «è una forma di sconfitta politica per tutti. Sapere se quella transazione poteva essere fatta meglio non è risolutivo. Serve al massimo per attribuire una responsabilità. A me sarebbe piaciuto che la transazione fosse passata in Consiglio prima di essere approvata dalla giunta. O quantomeno in commissione per valutarne gli aspetti sia formali che economici. Poteva essere anche soltanto una commissione consultiva, senza approvazione, perché la transazione è un atto di giunta. Però che sia stata fatta in segreto nonostante avessimo chiesto di essere informati prima è un affronto sia ai consiglieri che alla cittadinanza. Su un argomento che era caposaldo del programma elettorale».

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Da sinistra i consiglieri del Movimento 5 stelle di Macerata Andrea Boccia, Roberto Cherubini e Carla Messi

Anche Roberto Cherubini, consigliere del Movimento 5 stelle e tra i firmatari della proposta di opposizione, interviene sull’argomento con un attacco frontale a Carancini e all’assessore Narciso Ricotta. «Paradossale che da anni Bruno Mandrelli chieda una Commissione d’inchiesta per il “caso piscine” e sia ignorato da quella che è ancora la sua maggioranza, seppur Mandrelli abbia fatto il passo clamoroso di uscire dal gruppo del Partito democratico. Questa vicenda ha senza dubbio segnato la città, una città capoluogo che non ha un impianto natatorio definibile “degno” di un capoluogo di provincia – dice Cherubini -. Chi ha la pazienza di leggere le dichiarazioni del sindaco sulla questione non può che rimanere basito. Continue promesse disattese ed una dichiarazione del 2013 a Cronache Maceratesi che grida vendetta: “se non faremo le piscine mandateci a casa” cui poi se ne sono aggiunte altre in campagna elettorale ancor più farlocche. Ma il sindaco non è il solo, anche l’assessore Narciso Ricotta, per il Pd degno successore di Carancini, nel 2016 dichiarava “Per noi è un mancato rispetto del contratto non abbiamo intenzione di dare deroghe. Vanno rispettate le clausole oppure si andrà incontro ad eventuali conseguenze penali e risarcimenti”. Ci viene da pensare: se “è questa la politica, baby”. Si fanno promesse mirabolanti che poi vengono disattese quasi sempre. La cosa che dispiace è che spesso i cittadini cadono in queste promesse per poi protestare dopo averli votati. Ricordiamo che non meno grave è la situazione dello stadio, che Carancini in piena campagna elettorale promise di sistemare, prese il voto dei tifosi, spendendo nel giro di pochi mesi quasi 1milione di euro di noi tutti. E oggi abbiamo come risultato il parcheggio pubblico all’Helvia Recina che somiglia ad un pollaio. Ma torniamo alle piscine fantasma. Il comportamento dell’amministrazione è stato negli anni abbastanza curioso, come se si volesse evitare un litigio con un vecchio amico. Un paio di volte si sono aperti spiragli per annullare il contratto e chiedere penali sostanziose, ma per ragioni incomprensibili o forse personali non è stato mai fatto. Curiosa anche la storia della difesa di una delle società di Paci (rappresentante della Soc. Fontescodella Spa) da parte della moglie del sindaco anch’essa avvocato. Come sottoscrittori assieme ad Anna Menghi dell’interpellanza presentata eravamo speranzosi su un’ammissione di “sconvenienza/conflitto d’interessi” da parte del sindaco ed invece abbiamo assistito ad una presa di distanza da un atto che ha dichiarato non appartenere in nessun modo al suo studio (curioso però che l’indirizzo e-mail usato dalla signora Carancini per trasmettere atti di difesa fosse quello dello studio legale Carancini). Quello che speriamo profondamente è che i maceratesi non vogliano ancora affidare a questa incapace maggioranza (Pd in primis) l’onore e l’onere di dotare la città di quel polo natatorio che da anni legittimamente aspettano. I termini della transazione, per un importo irrisorio (700mila euro) di cui circa 300mila euro da restituire all’Università, con enorme danno per la città, ci sembrano davvero spostati a favore della Fontescodella spa che non vorremmo si ripresentasse, sotto mentite spoglie, alla prossima gara d’appalto. In questo panorama desolante – aggiunge Cherubini -, spicca una giunta che non sbaglia mai, nonostante l’elenco dei fallimenti aumenti di giorno in giorno. Ci siamo mai domandati quanti disastri urbanistici, sociali ed economici avrebbe subito in meno la nostra città se, negli ultimi 10 anni, la sua amministrazione fosse stata affidata anche solo ad un commissario anziché all’incapacità del sindaco Carancini? La nostra risposta è che la nostra splendida città sarebbe stata più bella, con meno mostri urbanistici, con più coesione sociale, con una cultura per tutti e non solo di élite, con una cura e decoro sicuramente migliore, con scuole ben dislocate e sicure. Ma tranquilli, in un annetto Ricotta, pur di essere eletto sindaco, farà partire un sacco di cantieri, senza probabilmente portarne a termine uno, facendo finta di fare tutto quello che non si è fatto in nove anni. Il Movimento 5 Stelle comunque non demorde – conclude Cherubini – e sull’argomento ha condiviso, con gli altri gruppi di opposizione, la sottoscrizione della richiesta per la formazione di una commissione consiliare d’inchiesta, opportuna per chiarire non solo le situazioni quantomeno intricate raccontate con minuzia di particolari dall’avvocato Bommarito ma anche per evitare che un nuovo progetto per il polo natatorio di Fontescodella possa veder partecipare alla sua realizzazione imprese prive del minimo di affidabilità. Se i cittadini o almeno la loro maggioranza sarà ancora vittima del tranello vorrà dire che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”».

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