Delitto di Pietro Sarchiè,
chiesti 20mila euro
alla presidenza del Consiglio

L'associazione antiracket Sos Italia Libera ha avanzato la richiesta di risarcimento in base ad una normativa europea
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Paolo Bocedi dell'associazione Sos Italia Libera insieme alla moglie e al figlio di Sarchiè durante una udienza al tribunale di Macerata

Paolo Bocedi dell’associazione Sos Italia Libera insieme alla moglie e al figlio di Sarchiè durante una udienza al tribunale di Macerata

di Gianluca Ginella

Un risarcimento di 20mila euro, questa la richiesta avanzata dall’associazione antiracket Sos Italia Libera alla presidenza del Consiglio dei ministri per i famigliari di Pietro Sarchiè. L’iniziativa nasce da una direttiva europea che prevede risarcimenti ai parenti di persone che sono vittime di episodi violenti. A presentare la richiesta è il legale dell’associazione antiusura di Paolo Bocedi, l’avvocato Giampaolo Cicconi, in base proprio alla direttiva Ue che risale al 2004. Il legale spiega che i due imputati per il delitto, Giuseppe e Salvatore Farina, «Sono nullatenenti e nel caso fossero riconosciuti colpevoli aumenterebbe il rischio che il credito dell’associazione Sos, cui gli eredi della vittima sono iscritti, resti insoddisfatto». L’associazione si è costituita parte civile anche al processo dove, al tribunale di Macerata, sono imputati i Farina.

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

La prossima udienza si svolgerà il 14 ottobre. Nella precedente udienza aveva patteggiato un anno e 11 mesi Domenico Torrisi, accusato di favoreggiamento e riciclaggio. Prosegue invece il processo per padre e figlio dopo che i loro legali, gli avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei, avevano chiesto una perizia psichiatrica su Farina senior. Il giudice aveva però respinto questa possibilità. Giuseppe Farina nel corso delle indagini, prima che il processo cominciasse, si era assunto la responsabilità del delitto (che risale alla mattina del 18 giugno dello scorso anno). Una questione legata alla concorrenza sul mercato ambulante del pesce sarebbe all’origine del delitto.

L'avvocato Giampaolo Cicconi

L’avvocato Giampaolo Cicconi

Sarchiè era stato bloccato mentre era alla guida del suo furgone, in località Sellano di Pioraco. Ucciso a colpi di pistola, il suo corpo era poi stato seppellito in località Valle dei grilli di San Severino. Una quarta persona è indagata nell’ambito del delitto, si tratta di Santo Seminara, che deve rispondere di favoreggiamento, ricettazione, riciclaggio. Per lui il processo si svolgerà separatamente.

 

 

 

 

 

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