Delitto Sarchiè, Seminara interrogato
Indagini su di un rogo misterioso

IL GIALLO DI VALLE DEI GRILLI - Il catanese ha risposto alle domande degli inquirenti: "sono tranquillo, il sangue trovato nel mio deposito era di un operaio". Intanto alcuni testimoni avrebbero riferito di un incendio di materiale plastico nelle campagne di San Severino il 20 giugno: forse erano i killer che bruciavano parti del furgone di Sarchiè
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sarchiè valle dei grilli

I rilievi sul luogo dove è stato seppellito il corpo di Pietro Sarchiè

Il pm Claudio Rastrelli, che concude le indagini insieme al procuratore Giovanni Giorgio, la notte del rinvenimento del corpo di Sarchiè

Il pm Claudio Rastrelli, che conduce le indagini insieme al procuratore Giovanni Giorgio, la notte del rinvenimento del corpo di Sarchiè

di Gianluca Ginella

(ha collaborato Monia Orazi)

“Ho spiegato tutto ai magistrati, sono tranquillo e non penso di passare problemi. Il sangue trovato nel mio capannone? Ci metto la mano sul fuoco che era di un operaio che si era fatto male”. Così Santo Seminara, l’imprenditore edile catanese di 41 anni, residente a Castelraimondo, che è indagato per favoreggiamento e distruzione di cadavere nell’ambito del delitto del commerciante di pesce Pietro Sarchiè. Seminara è stato sentito ieri dai carabinieri di Castelraimondo, che lo hanno interrogato su delega della procura. Il 41enne ha “ribadito le stesse cose che abbiamo già detto” continua Seminara. Sulle parti del furgone, che la procura di Macerata presume siano del veicolo di Sarchiè, trovate nel deposito della ditta edile di Seminara a Castelraimondo, il 41enne dice: “Non so se sono del furgone di Sarchiè, Giuseppe Farina (il 40enne indagato per l’omicidio di Sarchiè, ndr) mi aveva chiesto di poter usare il mio capannone per sistemare il furgone, può darsi che siano pezzi del furgone di Farina. Comunque se Farina ha fatto qualcosa nel mio capannone l’ha fatto e nessuno dei miei operai ha visto, perché loro durante il giorno lavorano fuori, nei cantieri”. Seminara chiarisce anche sull’accusa di distruzione di cadavere: “non ci sono elementi, hanno trovato sangue nel deposito e hanno pensato, in base a quelle tracce di sangue, che il cadavere fosse entrato nel capannone” spiega Seminara, poi aggiunge “ho ripreso a lavorare ma c’è pregiudizio, assai. Sono una persona distrutta, quasi quasi chi mi conosce manco mi saluta per strada, siamo a qeusti livelli. Dico solo che le persone devono sapere la verità prima di giudicare”.

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

Una delle ipotesi per la ricostruzione del delitto è che qualcuno, dopo aver bloccato il furgoncino di Sarchiè la mattina del 18 giugno, intorno alle 8,30, abbia sequestrato il commerciante di pesce, lo abbia portato nel deposito di Seminara (forse avendolo già ucciso), e lasciato lì sino a notte momento propizio per andare a seppellire il corpo del commerciante. Ma un altro particolare emerge dall’indagine: un misterioso rogo che sarebbe durato, in base a dei testimoni, per una giornata intera e che veniva proprio dalla zona di Valle dei grilli, dove poi fu rinvenuto il corpo senza vita di Sarchiè. Qualcuno per l’intera giornata del 20 giugno avrebbe bruciato della plastica e un fortissimo odore è stato percepito da chi abita o lavora nella zona. Una ipotesi degli investigatori è che quel rogo misterioso sia stato acceso per bruciare parti del furgone di Sarchiè, forse parti del cassone, sin qui ancora non rinvenuto, forse parti su cui potevano esserci tracce che in seguito potevano tornare utili agli investigatori. Nell’ambito del delitto di Sarchiè sono indagati anche i coniugi Domenico Torrisi e Maria Ansaldi per il reato di favoreggiamento. Intanto al momento la procura è in attesa dei risultati delle analisi su alcuni reperti e, come spiegato ieri dal procuratore Giovanni Giorgio, che coordina le indagini dei carabinieri, ci vorrà ancora tempo prima che il quadro dell’inchiesta sia completo.

Da sinistra Jennifer Sarchiè e la moglie del commerciante ucciso, Ave Palestini all'uscita del tribunale di Macerata

Da sinistra Jennifer Sarchiè e la moglie del commerciante ucciso, Ave Palestini all’uscita del tribunale di Macerata

Intanto su Facebook la figlia di Sarchiè, Jennifer, ha ricordato il papà, con un toccante messaggio “Babbo mio, quanto mi manchi, quanto ti vorrei qui con me per raccontarti cosa è successo da quando tu non ci sei, vorrei raccontarti di come è tutto cambiato senza di te, non c’è più nulla, non c’è più vita in questa casa, non c’è più una casa, non c’è più una famiglia, o meglio la bella famiglia serena e felice che eravamo fino a meno di un mese”. “Ogni giorno che passa – continua Jennifer -, sento un dolore ancor più forte al petto, tu vivrai dentro me, per sempre e mi farai vedere ciò che tu vuoi vedere e mi darai la forza per vincere questa lunga battaglia, cosi alla fine il mio sorriso, sarà il tuo sorriso… babbo mio, mi manchi solo fisicamente, perché già fai parte di me ancor più di prima”.



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