Dolore e lacrime al funerale di Sarchié
La figlia: “Esseri immondi
ti hanno portato via”

L'ADDIO - Gremita la chiesa di San Filippo. La bara è stata portata fuori a spalla dai granatieri. Applausi e picchetti per il pescivedolo ucciso. La salma tumulata al cimitero di San Benedetto
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Sulla destra, in lacrime, Jennifer Sarchiè

di Monia Orazi

«Senza te non esiste più nulla». E’ in lacrime Jennifer Sarchié quando parla così pensando al padre Pietro e salutandolo per l’ultima volta nel pomeriggio, nel giorno del suo funerale. Tre mesi esatti sono passati dal 5 luglio quando il pescivendolo è stato trovato morto nella Valle dei Grilli, a San Severino, vittima di una spietata esecuzione, dopo che era scomparso mentre era intento a fare il suo giro di consegna del pesce, in un mercoledì come tanti, tra Sellano e Seppio di Pioraco.

La chiesa di San Filippo Neri non è bastata a contenere le tante persone che sono arrivate a San Benedetto da diverse parti della regione e d’Italia, per stringersi attorno alla famiglia, con la moglie del commerciante Ave Palestini, i figli Jennifer e Yuri, in prima fila, accanto alla bara ricoperta di fiori bianchi e rossi, dal gagliardetto dei granatieri, il corpo in cui Sarchiè aveva prestato servizio militare e l’inconfondibile maglia bianconera della Juventus con scritto “Pietro 10”.

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

«Sono passati molti giorni – ha proseguito la figlia, commossa – le nostre giornate senza te non hanno senso, ti pensiamo ogni istante, ora è tutto finito, nulla è più importante di te nelle nostre vite, tutto ha ormai perso valore. Senza te non esiste più nulla, più un io, un noi, più niente. Non esiste più la famiglia unita di tre mesi e mezzo fa, quella famiglia che eravamo, serena e felice, con i soliti normali problemi quotidiani. Mi manchi da morire, non so più come continuare a vivere senza di te, vorrei tanto essere nel posto in cui sei ora. Solo adesso mi rendo conto di essere stata fortunata ad averti avuto accanto come padre, anche per se poco tempo. Ora te lo voglio dire davanti a moltissime persone babbo, sei troppo importante per me, per noi, ti voglio bene, grazie di tutto, per tutto il tuo amore, per le tue rinunce per noi. Perdonami se qualche volta ti ho deluso. Ci hai lasciato ma non sei scomparso perché l’amore grande che ci lega vivrà per sempre nel nostro cuore».

A dare voce al pensiero di un territorio ancora sconvolto da un delitto con una ferocia senza precedenti, ci hanno pensato le parole di Luisella Tamagnini, sindaco di Pioraco, lette in chiesa dal nipote del commerciante. «Le tante lacrime di Jennifer ricadono ora come lava incandescente sul cuore di chi ti ha consegnato a questo tremendo destino e di chi ha visto e non parla, unendosi così alla ferocia del lupo ed alla viltà delle iena, facendo scempio del corpo di Pietro. La giustizia umana forse sarà lenta, ma quella divina non lascerà che il tuo sangue innocente sia stato versato inutilmente».

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Due ex commilitoni dei granatieri di Sardegna, corpo nel quale Sarchiè ha prestato servizio militare per 14 mesi, 42 anni fa a Roma, lo hanno voluto ricordare pensando al loro ultimo incontro, avvenuto poco tempo fa, quando era un uomo sereno, tranquillo dedito soltanto al suo lavoro ed alla famiglia. «Nei nostri incontri sarai sempre presente, granatiere Pietro Sarchiè». Un picchetto di granatieri in congedo è stato sempre accanto alla bara durante tutta la cerimonia, presenti i gonfaloni delle sezioni marchigiane dell’associazione granatieri ed i carabinieri in congedo.

funerali_sarchiè (14)Il sacerdote che insieme agli altri parroci della città ha celebrato la cerimonia, don Gabriele Paoloni, ha spiegato che: «Qualsiasi violenza facciamo è un sacrilegio. Alcune persone che hanno conosciuto Pietro hanno manifestato alla sua famiglia, questa meraviglia di conoscere un uomo buono, il cui solo pensiero che possa aver subito tanta violenza lascia esterrefatti. Pietro era una persona buona, dignitosa, dedito soltanto alla sua famiglia ed al suo lavoro che andava dritto per la sua strada». Il sacerdote ha letto anche un messaggio del vescovo, presente alla cerimonia il sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari. Al termine della celebrazione, la bara portata a spalla dai granatieri, è uscita dalla chiesa con il picchetto d’onore dei militari in congedo: «Il granatiere Pietro Sarchiè è andato avanti», l’ultimo applauso, prima di partire per il cimitero di San Benedetto.

 Poco prima del rito, la figlia Jennifer ha postato un messaggio sulla sua pagina facebook: ”Oggi è il giorno più brutto della mia vita e ci sono dentro, nel peggiore dei modi, perché mio padre non mi è venuto a mancare per volontà di Dio, ma per mano assassina. E’ andata nel peggiore dei modi; esseri immondi, mi hanno strappato mio padre in modo barbaro e hanno deciso per il mio e nostro futuro. Babbo, mi manchi e mi domando dove sei”.

Il post di Jennifer Srachiè su facebook

Il post di Jennifer Srachiè su facebook

 

 

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