Don Cardona: “Volevo bene
a Pietro Sarchiè,
si sta parlando a sproposito di me”

IL GIALLO DI VALLE DEI GRILLI - Il parroco di Seppio interviene con una lettera e si difende dagli attacchi: "Disponibile a incontrare i familiari". A Pomeriggio Cinque, oggi, si è parlato del caso. La figlia Jennifer: "Chi lo ha ucciso deve andare in galera"
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Jennifer Sarchiè e l'avvocato Mauro Gionni oggi a Pomeriggio Cinque

Jennifer Sarchiè e l’avvocato Mauro Gionni oggi a Pomeriggio Cinque

Il parroco di Seppio don Mario Cardona

Il parroco di Seppio don Mario Cardona

 

di Monia Orazi

“A Pietro Sarchiè io volevo bene, sono turbato per i toni talora violenti e privi di veridicità, usati nei miei confronti”. Sono le parole di don Mario Cardona, il parroco di Seppio di Pioraco, il cui nome è entrato nel prosieguo delle indagini relative all’omicidio di Pietro Sarchiè, il commerciante sambenedettese di pesce scomparso il 18 giugno e trovato cadavere il 5 luglio, nella Valle dei Grilli di San Severino. Il nome del parroco è emerso in occasione del ritrovamento del motorino di uno degli indagati, Salvatore Farina, in un locale di proprietà della parrocchia (un fatto che, come avevamo precisato, è da ricondurre ad un favore fatto tra vicini di casa). L’anziano sacerdote interviene nella vicenda, attraverso una lettera affidata al suo legale, precisando la sua posizione in merito agli ultimi risvolti e a quanto detto dalla stessa famiglia Sarchiè, e ribadito anche oggi pomeriggio, in occasione della partecipazione alla trasmissione “Pomeriggio Cinque”, su Canale 5, condotta da Barbara D’Urso.

 

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Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

“Nei giorni scorsi la drammatica vicenda che ha colpito la vita di Pietro Sarchiè e sconvolto l’esistenza dei suoi familiari ha conosciuto un risvolto che mi riguarda personalmente e che mi ha turbato per i toni talora violenti e privi di veridicità. Infatti alcuni mezzi di comunicazione (non, comunque, Cronache Maceratesi, ndr), nel prendere spunto dal ritrovamento a Seppio di un motorino di uno degli indagati all’interno di un locale di proprietà della parrocchia, si sono prodigati in giudizi nei miei confronti ingenerosi e temerari, traendo conclusioni dello stesso tenore. Del pari i familiari, di fronte al cui dolore mi chino in silenzio, hanno ritenuto di dovermi addebitare comportamenti che non mi caratterizzano”, precisa il sacerdote. “Con questa breve nota voglio far giustizia di inesattezze e superficialità. Primo: la collocazione del motorino all’interno del locale della parrocchia non coincide con la tempistica indicata dai mezzi di comunicazione, come è ben noto all’autorità inquirente. Nessuna illazione giornalistica su tempi e motivi ha colto nel segno e il quadro che ne è venuto fuori mi diffama ingiustamente e inutilmente. Su ciò non posso aggiungere null’altro, trattandosi di questioni devolute al segreto investigativo degli inquirenti”, scrive don Cardona. Il sacerdote poi smentisce alcune illazioni fatte su di lui (anche in questo caso non sono apparse su Cronache Maceratesi): “Mi si attribuiscono sentimenti e parole, in relazione all’efferato episodio, che sono lontanissimi dal mio pensiero. Io non ho mai elogiato indagati né in omelie né in privato e non è vero che mai abbia riservato parole di umana pietà per la povera vittima Pietro Sarchiè, che ben conoscevo e al quale volevo bene. Io non intendo alimentare, anche per rispetto del mio ministero, polemiche di alcun tipo. Solo questo mi trattiene dall’affidare alla tutela della legge la mia onorabilità, cosa che mi troverei costretto a fare se dopo questa mia comunicazione saranno ancora oltrepassati i limiti della continenza e della gratuità dell’offesa. Affido il mio sentimento alla cristiana pietà e mi rendo disponibile in qualsiasi momento a incontrare i familiari della sventurata vittima”. Oggi pomeriggio, durante l’intervista con Barbara D’Urso, Ave Palestini (la moglie del commerciante ucciso) e la figlia si Sarchiè, Jennifer, sono tornate a chiedere giustizia per un “uomo onesto e benvoluto da tutti, tanto che in ogni paese in cui passava hanno voluto dedicargli una targa. A Pioraco gli hanno dedicato un parco, largo Pietro Sarchiè”. “Chi lo ha ucciso deve andare in galera e restarci per sempre – ha continuato Jennifer Sarchiè – dopo quasi tre mesi non abbiamo ancora potuto fare il funerale a mio padre, perché sono in corso le indagini. Vogliamo che i colpevoli siano assicurati alla giustizia e vadano in prigione”. Citato dalle due donne anche don Mario Cardona e l’episodio del motorino. Il legale della famiglia, l’avvocato Mauro Gionni, ha fornito alcune precisazioni, auspicando una positiva conclusione delle indagini.

Oltre a Salvatore Farina, per omicidio è indagato anche il padre, Giuseppe. Mentre sono indagati per favoreggiamento i coniugi Domenico Torrisi e Maria Anzaldi, e per favoreggiamento e distruzione di cadavere è indagato Santo Seminara.

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