Farina senior dopo la confessione:
“Sono pentito e molto addolorato”

DELITTO SARCHIE' - L'uomo ha detto di aver trovato casualmente la pistola usata per uccidere il commerciante di pesce. Il procuratore Giovanni Giorgio: "Verificheremo la nuova versione che ha dato"
- caricamento letture
Da sinistra Giuseppe Farina con il figlio Salvatore e il loro legale Mauro Riccioni

Da sinistra Giuseppe Farina con il figlio Salvatore e il loro legale Mauro Riccioni

Giuseppe Farina

Giuseppe Farina

 

di Gianluca Ginella

«Sono pentito e molto addolorato». Parole che Giuseppe Farina, l’uomo che ha confessato il delitto di Pietro Sarchiè, prima d’ora non aveva mai pronunciato. Ma mercoledì, quando ha chiesto di incontrare il procuratore Giovanni Giorgio e i sostituti Stefania Ciccioli e Claudio Rastrelli, nel confessare l’omicidio ha detto di esserne pentito. E’ fatta di tanti dettagli la confessione di Giuseppe Farina, come quello della pistola che ha usato per uccidere. «L’avevo trovata in un fabbricato dove mi avevano chiesto di andare a fare dei lavori – ha detto, senza specificare quando era successo –, c’erano anche dei proiettili e l’ho portata a casa e dopo l’ho tenuta in un deposito vicino alla mia abitazione. Dopo l’omicidio l’ho tagliata a pezzi, ma posso indicare il punto dove l’ho nascosta».

Il procuratore Giovanni Giorgio

Il procuratore Giovanni Giorgio

Farina ha poi ricostruito la mattina del 18 giugno quando ha ucciso Pietro Sarchiè. Ha fermato il furgone del commerciante di pesce mettendo la sua auto in mezzo alla strada. Suo figlio Salvatore (indagato per omicidio) era con lui ma non è sceso. C’è stato un diverbio poi ha preso la pistola «è stato un caso che l’avessi con me quella mattina» e ha esploso un colpo accidentalmente che ha ferito al braccio sinistro Sarchiè. Dopo averlo colpito è salito sul furgone e, con Sarchiè seduto di fianco a lui, si è diretto verso San Severino, a Valle dei grilli. Lì però dice di non ricordare cosa è accaduto: «Non so spiegare cosa mi è accaduto, ho avuto un raptus». Ha ucciso Sarchiè, dice, nel punto dove in seguito ha tentato di bruciarne il corpo e dove lo ha seppellito. Tutto questo mentre suo figlio era altrove, ha detto Farina. Una versione confermata anche da Salvatore Farina che è stato sentito ieri. Sui ruoli degli altri indagati Santo Seminara (per il quale il Riesame ha respinto la richiesta di uscire dagli arresti domiciliari) e Domenico Torrisi, ha detto che il primo lo ha aiutato a smontare il furgone del motore di Sarchiè mentre il secondo lo ha aiutato a bruciarne delle parti. Ha aggiunto che Torrisi non sapeva di chi fosse il furgone e che a Seminara aveva detto che si trattava di un furgone rubato. Entrambi devono rispondere di favoreggiamento, riciclaggio, ricettazione.

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

Alla luce delle dichiarazioni rese da Farina senior, i suoi legali, in vista dell’udienza preliminare (fissata l’8 luglio), hanno chiesto di svolgere una perizia psichiatrica. Su questo punto però la procura ha dato parere contrario. Dopo le dichiarazioni di Farina, il procuratore Giorgio ha detto: «disporrò nuovi accertamenti per verificare se la nuova versione possa essere anche parzialmente corrispondente al vero». In precedenza Farina senior aveva già dato un’altra versione in cui addossava il delitto a Santo Seminara. Sul movente, nel corso della confessione ha detto che Sarchiè parlava male di lui con i clienti.

 

 

Articoli correlati



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X