Inchiesta biogas, la Viridis si difende:
“Non siamo la Banda Bassotti”

L'azienda possiede una ventina di impianti tra cui quelli di Corridonia e Loro Piceno. L'ad Paolo Pesaresi, indagato dalla procura di Ancona si è difeso nel corso di una conferenza stampa e ha chiesto un confronto al senatore Morgoni e al presidente del consiglio Renzi
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Da sinistra Giorgio Giardinieri, Paolo Pesaresi e Claudio Gigli

di Marco Ricci

“Viridis Energia è un’azienda seria e non la Banda Bassotti.” E’ stata questa forse la frase più incisiva, pronunciata durante la conferenza stampa di oggi con cui la società ha offerto la propria versione sulla vicenda biogas, una vicenda che vede indagato anche Paolo Pesaresi, ad di Viridis, al quale non sono state però addebitate le pesanti ipotesi di reato, quali la corruzione e la truffa ai danni dello Stato, contestate ad altri imprenditori finiti nei fascicoli della Procura di Ancona. Viridis lavora con una ventina di impianti, tra  solare e biomasse,  tra cui quelli di Corridonia e Loro Piceno. Fra diretti ed indotto occupa la società occupa oltre 100 persone, con uno staff tecnico di giovani laureati e dottorati in varie discipline  scientifiche. La produzione rinnovabile degli impianti, secondo la società, consente di evitare annualmente l’emissione in atmosfera di oltre 24 mila tonnellate di anidride carbonica.

Oltre alla richiesta di confronto  dialogo costruttivo – “il no a prescindere non è accettabile” – Viridis ha invitato il senatore Mario Morgoni a un confronto televisivo. “Perché il Senatore Mario Morgoni ha portato avanti con così tanta determinazione questa battaglia? Qual’è la l’alternativa costruttiva che il Senatore intende proporre?” Morgoni, lo ricordiamo, si è espresso molto criticamente contro le politiche regionali sul biogas ed è stato uno dei parlamentari più attivi per cancellare la Via postuma dal decreto competitività. “Vogliamo anche rivolgerci direttamente a Matteo Renzi per fargli comprendere come quella del biogas è una vicenda emblematica delle difficoltà con cui si dibatte il nostro Paese”.

Durante la conferenza stampa sono state affrontate le questioni ambientali, giudiziarie e amministrative – che hanno coinvolto negli ultimi mesi la società. “La normativa regionale, poi dichiarata incostituzionale – è stato spiegato riferendosi alla legge 3/2012 – fissava soglie di verifica ambientale 17 volte più severe/stringenti rispetto alle soglie nazionali (3 contro 50MWt) e solo 5 Regioni, tra cui le Marche, hanno fissato limiti più stringenti di quelli nazionali.” Venendo alla Via recentemente concessa all’impianto di Corridonia, secondo la società “i pareri tecnici rilasciati nel nostro procedimento da parte di ARPAM ed ASUR sono risultati positivi, attestando la compatibilità ambientale del progetto. Dalle decine di sopralluoghi delle autorità preposte al monitoraggio ed al controllo ambientale degli impianti a biogas in esercizio mai sono emerse criticità di processo tali da far ipotizzare un significativo rischio per l’ambiente o per la salute umana. Come fanno i Comitati No Biogas ad urlare al disastro ambientale o al pericolo per la salute facendo leva solo argomentazioni burocratico-procedurali?”

I RILIEVI ARPAM – Da noi sollecitato, Pesaresi ha offerto la sua versione sui recenti rilievi dell’Arpam che hanno attestato un eccesso di Cot (carbonio organico totale) nei gas rilasciati nell’ambiente dalle centrali di Corridonia e Loro Piceno (il Cot misurato dall’Arpam è composto da due parti: una metanica – dovuta alla quantità di metano incombusto – e un’altra non metanica prodotta dalla digestione anaerobica). “Il tutto nasce da una diversa interpretazione della direttiva comunitaria di riferimento poi tradotta in legge dai singoli stati europei – ha spiegato Pesaresi, illustrando come in Germania e in Francia, dal Cot sia esclusa la componente metanica. Secondo Pesaresi, “l’articolo in questione nel Testo Unico Ambientale contiene un giro di parole che, leggendo solo il paragrafo in questione, non permette di capire. Dall’analisi di tutto il Tub – ha proseguito Pesaresi – è invece evidente come il limite sia per la  parte non metanica, tanto che che nessun limite, in altri articoli, è imposto per i motori a metano.  Lombardia ed Emilia Romagna hanno appunto fatto delle delibere di chiarimento in proposito. Voglio anche ricordare – conclude il passaggio l’amministratore delegato della Viridis – che la Cot  viene misurata al camino per rilevare se vi siano prodotti pericolosi come la formaldide, non tanto per verificare il rilascio di metano”.

LA QUESTIONE GIUDIZIARIA – “Crediamo fermamente nella Giustizia ma  troviamo poco corretta la sua strumentalizzazione mediatica finalizzata ad influenzare gli organi legislativi e l’opinione pubblica”,  è stato detto venendo agli aspetti giudiziari che ha assunto la vicenda biogas. “Dalle indagini non sono emerse, a carico del management e dei dipendenti di Viridis, intercettazioni di rilievo, regalie di alcun genere, acquisti o vendite sospette. I capi di accusa contestati sono decisamente minori nello scenario complessivo delle indagini (abuso edilizio, una falsa dichiarazione e un reato ambientale) e configurano una posizione di Paolo Pesaresi defilata rispetto a quanto contestato ad altri soggetti coinvolti.” I legali della Viridis, hanno così parlato di sviste da parte dei giudici, a partire dai rapporti privilegiati tra Pesaresi e dirigenti o funzionari della Regione. “Nelle informative acquisite dalla Procura di Ancona risulterebbe che il 21 marzo2013 Pesaresi sia andato a trovare  Calvarese in ufficio per parlare della perquisizione ricevuta. Mentre nella ricostruzione analitica c’è un sembra, questo stranamente scompare nelle sintesi dei decreti. Paolo Pesaresi – dicono i legali – quel giorno è stato dalla mattina alla sera presso la centrale di Loro Piceno per un sopralluogo a sorpresa della Polizia Giudiziaria.”

Nei fascicoli di indagine è riportato come Pesaresi avesse delle fonti conoscitive privilegiate. Dalla perquisizione negli uffici della Società è stato sequestrato un foglio con indicati gli emendamenti, approvati o meno, di una legge regionale sul tema della bioenergie. “Ebbene – dicono i legali – fonti conoscitive privilegiate sono nientemeno che la diretta streaming del Consiglio Regionale. Come si fa a non sapere che le sedute del Consiglio sono pubbliche?”

Sulla questione se il digestato debba essere considerato rifiuto o meno, la società che ha riferito come sull’argomento esista una solida giurisprudenza per considerarlo non rifiuto. “Nell’agosto 2012 anche la sezione penale della Corte Suprema di Cassazione ha confermato che il digestato non è rifiuto e da un punto di vista tecnico l’utilizzo agronomico del digestato è considerato una buona pratica agricola, una virtuosa alternativa ai concimi chimici di sintesi. In Germania – hanno concluso il passaggio – è addirittura nato un mercato, una vera e propria borsa con tanto di quotazioni periodiche del digestato”.

Venendo ai presunti favori ricevuti della Regione, secondo la Viridis i propri impianti a biogas non ne avrebbero mai ricevuti. “I procedimenti delle Vbio sono sempre terminati oltre i 90 giorni stabiliti dalla legge, con grave pregiudizio economico e gestionale ed hanno avuto anche una durata media superiore rispetto alla media regionale. Cioè più di 220 giorni contro 152. Nel corso del 2012 abbiamo inviato ben 13 tra solleciti e diffide formali al Responsabile del Procedimento, Calvarese,  e le nostre società non ha esitato ad impugnare in sede amministrativa norme della Regione Marche elaborate con il contributo del Servizio Energia e che abbiamo considerato lesive dei diritti degli operatori del settore. Il Tar Marche, a questo proposito, ha accolto il ricorso della società sulle aree non idonee”.

 

“Questa è diventata una battaglia di civiltà ancor prima ancora che una doverosa difesa delle reputazioni e dei legittimi interessi aziendali – si è conclusa la conferenza stampa – e abbiamo proceduto con le querele di diffamazione verso diversi soggetti, oltre a una richiesta alla Procura per procedere velocemente con l’interrogatorio di Pesaresi, domandando allo stesso tempo al Tribunale del Riesame il dissequestro dei beni.  Pesaresi, raggiunto telefonicamente, non ha ovviamente negato che nei fascicoli della Procura siano presenti gravi ipotesi di reato. Il riferimento, ovviamente, alle accuse di concussione, corruzione, truffa ai danni dello stato, falso in atto pubblico. “Chi ha sbagliato paghi – ci ha detto – ma quando si opera con correttezza non si deve avere paura. Provo solo profonda amarezza, perché io e la società abbiamo sempre operato nella maniera migliore. Per questo credo si essere stato il primo a richiedere ai magistrati di essere interrogato”.

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