Progetto Dubai, ecco i nodi del ricorso
«Chiedere al Consiglio di fare scudo
è stato un eccesso di potere»

CIVITANOVA - La società Eurobuilding va al Tar sulla questione del rifiuto dell'assise a dare in concessione l'area e chiede l'annullamento della delibera del 3 marzo. I legali dell'azienda ritengono il progetto andasse pubblicato all'Albo pretorio entro 20 giorni dalla ricezione, mentre la prima risposta ufficiale sarebbe arrivata solo dopo sei mesi. Sostengono poi che il Comune avesse l'obbligo di indire una conferenza dei servizi. Parlano di un atteggiamento messo in atto a «scopi propagandistici in vista delle elezioni». E sul voto segreto: «Ha finito per sottrarre dolosamente i consiglieri da ogni responsabilità. Ogni eventuale risarcimento del danno verrà pertanto posto a carico della comunità»
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di Giovanni De Franceschi

Il progetto lasciato nel cassetto per mesi, quando invece si sarebbe dovuto pubblicare all’Albo pretorio entro 20 giorni. La conferenza dei servizi che non si è mai svolta, la “foglia di fico” dello studio Unicam. E poi il voto segreto in Consiglio comunale ritenuto illegittimo e l’ombra della richiesta di un maxi risarcimento danni.

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L’imprenditore Umberto Antonelli

C’è tutto questo e non solo nel ricorso al Tar presentato dalla Eurobuilding di Umberto Antonelli, con l’avvocato Federico Tedeschini, per il cosiddetto progetto porto Dubai. Al centro dell’impugnazione c’è la delibera di Consiglio del 3 marzo 2022, con cui la proposta era stata dichiarata “assolutamente irricevibile” dopo oltre un anno di polemiche, clamorose marcie indietro, raccolte di firme. Il ricorso, tra l’altro presentato il 27 aprile scorso, entra nel merito del “no” del Consiglio comunale, ma contesta soprattutto la procedura con cui si è arrivati a quel “no”. E di fatto riapre tutta la partita e atterra come un macigno nella campagna elettorale.

Il progetto è stato reso noto a febbraio 2021, ma la Eurobuilding ha presentato ufficialmente domanda di concessione demaniale marittima per 90 anni il 21 giugno dello stesso anno, per una superficie totale di 198mila metri quadrati di area a terra e di 292mila metri quadrati in acqua. Con annessi 10 palazzi da 8 piani all’interno dell’area portuale. «A tale domanda – si legge nel ricorso presentato dai legali di Antonelli – il Comune non ha dato seguito provvedendo alla sua pubblicazione mediante affissione nell’Albo Pretorio entro il termine prescritto di 20 giorni dalla sua ricezione. Inopinatamente, 190 giorni dopo la ricezione dell’istanza, ha invece fornito riscontro soltanto mediante un preavviso di diniego».

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Il sindaco uscente Fabrizio Ciarapica

La società ha quindi presentato il 17 gennaio 2022 le proprie controdeduzioni, «chiedendo di dare seguito all’iter istruttorio avviato con l’istanza di concessione demaniale marittima. Senonché – si legge sempre nel ricorso – il dirigente del V Settore e Rup ha ritenuto opportuno chiedere al Consiglio comunale un formale pronunciamento, anche sotto il profilo dell’interesse del Comune e della comunità di Civitanova a pubblicare o meno la richiesta formulata da Eurobuilding, in modo da fornire alla stessa risposta definitiva, evocando un asserito “precedente” pronunciamento contrapposto che sarebbe stato espresso dal Consiglio Comunale con la delibera 36 del 28 luglio 2021».

Innanzitutto va detto che in quell’assise del 2021 citata nel ricorso, la maggioranza aveva approvato all’unanimità l’atto di indirizzo per la presa d’atto delle ipotesi progettuali dell’Università di Camerino sul porto. E poi va specificato che a quel Consiglio si era arrivati dopo dopo mesi di polemiche, dopo la rivolta dei portuali e dopo che pezzi della maggioranza avevano fatto intendere che non sarebbero stati favorevoli al progetto di Antonelli.

Tanto che il sindaco Ciarapica dopo aver dichiarato a febbraio 2021 «E’ un’idea che proietta la città nel futuro» con riferimento al porto Dubai, il 20 luglio (cioè una settimana prima del Consiglio) aveva fatto marcia indietro dicendo «Il Comune non è interessato al progetto dei privati». 

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La raccolta firme contro il progetto

Ora, secondo la Eurobuilding il fatto che il dirigente abbia chiesto al Consiglio una pronuncia sul progetto è un comportamento «assolutamente illegittimo e viziato da incompetenza assoluta e da eccesso di potere per sviamento, difetto dei presupposti di legge, illogicità e ingiustizia manifesta, nonché per violazione del principio di buon andamento dell’azione amministrativa. Il Comune non dispone di una competenza esclusiva sull’esame complessivo della richiesta. Al Comune – dice sempre il ricorso – spetta promuovere la Conferenza di servizi per l’esame del progetto preliminare nei 60 giorni successivi alla pubblicazione, deve limitarsi a comunicare alla società interessata le risultanze di lavori della conferenza o dell’accordo di programma, senza adottare in proprio alcuna deliberazione a valenza costitutiva».

«Nel caso di specie, invece – continua sempre il ricorso – il Consiglio comunale ritenuta la propria competenza in materia, ha deliberato di “valutare assolutamente irricevibile la domanda di concessione per 90 anni presentata dalla ditta Eurobuilding spa” e di esprimere considerazioni sul progetto preliminare presentato, demandando al responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, l’adozione degli atti di mera esecuzione della volontà consiliare espressa. Con una procedura anomala e macchinosa, il dirigente ha quindi allocato in capo all’organo consiliare una funzione ad esso normativamente estranea, riservandosi soltanto l’esecuzione della delibera dell’organo politico». Insomma, secondo la società l’amministrazione e il dirigente comunale avrebbero seguito una procedura del tutto scorretta nel valutare il progetto: invece di pubblicarlo all’Albo pretorio, convocare una conferenza dei servizi e far valutare a tutti gli altri enti interessati le implicazioni dello stesso, avrebbe usato il Consiglio come “scudo”.

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Un rendering del progetto

Tra l’altro sempre secondo la Eurobuilding, tra le ragioni che avrebbero indotto il dirigente a chiamare in causa il Consiglio ci sarebbe proprio il voto della precedente asside del luglio 2021 in cui si era dato il via libera allo studio Unicam.

«Tuttavia  – dicono –  lo studio suddetto, oltre ad essere stato fatto proprio dall’Amministrazione comunale dopo la presentazione della domanda da parte della Eurobuilding, non è proposto da un operatore economico e non ha un grado di determinatezza e completezza tecnico-finanziaria tale potere essere neppure messo a paragone. Il Master Plan redatto dall’Università di Camerino è frutto di un mero accordo quadro di collaborazione “tecnico-scientifica” tra Comune e Università, di matrice, dunque, meramente accademica; nel senso che non prevede alcuna previsione attuativa, sia dal punto di vista tecnico che economico».

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Il Consiglio comunale del 3 marzo con votazione segreta

Per questo secondo i legali « la domanda dell’Eurobuilding avrebbe dovuto essere trattata prioritariamente, dovendosi osservare una sequenza logica e cronologica di esame dei progetti. La mancata pubblicazione ad opera del Comune entro il termine di legge né ha, invece, artatamente congelato le sorti, per far posto a fantomatiche ed evanescenti ipotesi di riqualificazione e rigenerazione urbana, con tempi e modalità di realizzazione tutte da stabilire».

«Ne deriva – aggiungono i legali – che la presunta volontà di elevare il Comune a portatore unico dell’assoluto interesse pubblico della comunità non è altro che un escamotage per mantenere inalterato il mal protetto, scarsamente utilizzato, inadeguatamente attrezzato e fatiscente stato della zona portuale e per asservire la gestione tecnico-amministrativa dell’Ente a scopi meramente politico-propagandistici, in vista delle prossime elezioni (da svolgersi il 12 giugno 2022)».

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Un rendering del progetto

Infine la Eurobuilding contesta anche «la violazione del Regolamento di funzionamento del Consiglio Comunale, giacché l’impugnata deliberazione (quella del 3 marzo 2022) è stata approvata mediante votazione segreta senza alcuna motivazione e, comunque, in assenza dei presupposti normativi. Il Regolamento citato stabilisce – si legge sempre nel ricorso – che le votazioni siano effettuate, normalmente, con voto palese e che la possibilità di procedere a scrutinio con voto segreto risulta limitata a particolari ipotesi eccezionale, nei casi in cui si debba esprimere l’apprezzamento e la valutazione delle qualità e dei comportamenti di persone». Invece , «la segretezza del voto, incidendo sulla stessa dialettica consiliare, ha finito per sottrarre dolosamente i consiglieri da ogni personale responsabilità amministrativa e politica in ordine all’illegittimo operato posto in essere, al solo fine di avallare una decisione che avrebbe dovuto adottare il dirigente – conclude il ricorso – Ogni eventuale risarcimento del danno che una siffatta condotta produrrà in futuro, verrà, pertanto, posto a carico della comunità cittadina, senza nemmeno alcun diritto di rivalsa nei confronti di quei consiglieri, che, con l’espressione del voto segreto, si sono fatti scudo».

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Un rendering del progetto

Quanto al merito del “no”, la Eurobuilding contesta che il Consiglio abbia addotto tra le motivazione il fatto che il progetto avrebbe prodotto «un azzeramento di tutti i diritti degli attuali concessionari», avrebbe impedito il libero accesso ai beni pubblici e costituirebbe «impedimento e freno alla libertà di stabilimento ed alla concorrenza economica».  Al contrario per la società il progetto «non impedisce affatto il libero accesso ai beni pubblici, prevedendo anche spazi pubblici accessibili a tutti. Parimenti- si legge nel ricorso – è consentito la possibilità di sfruttamento dei beni ad una pluralità di operatori economici attraverso le subconcessioni. Ad ogni modo, non verrebbe riconosciuto alcun privilegio e/o monopolio» alla Eurobuilding stessa.

L’altro principale motivo del no è questo. «La realizzazione di strutture residenziali previste nel progetto Eurobullding – dice il Consiglio – oltre che essere contraria alle previsioni del Piano Regionale dei Porti approvate dal Consiglio Regionale  le quali indicano che “di norma” nell’area portuale non debbano essere previste edificazioni residenziali, è di tale entità e consistenza da recare fortissimo nocumento a tutta la mobilità della città, creando fortissimi problemi di intasamento delle vie di accesso e deflusso». La società contesta che il progetto prevede in realtà «interventi edilizi di carattere “turistico-ricettivo”, che, dunque, non rientrano nel carattere residenziale citato dal Comune» e che comunque la viabilità prevista è in linea col Piano del traffico comunale.

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