«Ho avuto tre infarti, non trovo lavoro.
Con 600 euro difficile andare avanti:
o mangiamo o paghiamo l’affitto»

POTENZA PICENA - Il grido di aiuto di un 52enne che a causa delle condizioni di salute non riesce a trovare impiego: «Per le mie condizioni di salute dovrei occuparmi di mansioni leggere, ma le porte restano chiuse. Chiediamo ci diano una possibilità di lavoro per mia moglie, in modo da mantenere nostra figlia. Dobbiamo gestire un affitto di 450 euro al mese e bollette del riscaldamento che, specialmente per il gpl, sono diventate un incubo, arrivando anche a 700 euro mensili»

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Foto generata dall’Ai

di Giulia Sancricca

«O mangiamo, o paghiamo l’affitto. Altro non possiamo fare». È la disperazione di un uomo di 52 anni residente a Potenza Picena, che, chiedendo di mantenere l’anonimato, ha deciso di rompere il silenzio per dare voce a una situazione di estrema fragilità che coinvolge anche la moglie di 43 anni e la figlia sedicenne. Un grido d’aiuto che nasce dalla disperazione di chi ha sempre lavorato e oggi si ritrova prigioniero della malattia.

La vita del 52enne è cambiata drasticamente tre anni fa. Dopo anni passati come magazziniere, la salute lo ha tradito: tre infarti e due ictus. Oggi vive con un defibrillatore impiantato nel petto e una funzionalità cardiaca ridotta al 25%.

«Sono seguito dal centro specialistico di Bologna – dice – e sono in attesa di essere inserito in lista per un trapianto di cuore. Ho una invalidità riconosciuta, ma con 600 euro di pensione mensile è impossibile far fronte a tutto e anche spostarsi per le cure è dispendioso». Ma le spese riguardano soprattutto la quotidianità: «Dobbiamo gestire un affitto di 450 euro al mese e bollette del riscaldamento che, specialmente per il gpl, sono diventate un incubo, arrivando anche a 700 euro mensili».

Il problema principale è la mancanza di occupazione. Nonostante i tentativi e le richieste attraverso varie reti di conoscenza, la famiglia si trova in un vicolo cieco. «Io, a causa delle mie condizioni (invalidità del 65% con riduzione dei due terzi della capacità lavorativa), faccio fatica a trovare un impiego part time che mi permetta di guadagnarmi da vivere. Nessuno mi assume per paura che possa succedermi qualcosa durante il turno. Avrei bisogno di una mansione estremamente leggera, ma le porte restano chiuse».

La moglie resta quindi la vera speranza per far ripartire il nucleo familiare. «Ha esperienza come bracciante agricola, ma si è trattato di contratti brevi e saltuari – dice il 52enne -. Cerchiamo una occupazione stabile per lei, anche part time, che ci possa garantire un’entrata sicura».

Nonostante il supporto della Caritas, che è intervenuta sporadicamente per il pagamento di alcune utenze, e i contatti con i servizi sociali del comune di Potenza Picena (con i quali è previsto un colloquio a breve), la soluzione sembra ancora lontana. «La carenza di alloggi popolari rende impossibile, al momento, abbattere i costi dell’affitto – dice l’uomo -, portando la famiglia ad accumulare debiti per le necessità primarie. «Siamo in questa situazione da tre anni – conclude l’uomo – e non vogliamo puntare il dito contro nessuno. Chiediamo solo che qualcuno ci dia una possibilità: un lavoro per mia moglie, un modo per mantenere nostra figlia e affrontare con un po’ più di serenità il percorso medico che mi aspetta».


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