Surreale estate pre elettorale: terzultimatum,
partito dell’amore e segreti di Pulcinella

MACERATA - L'intervento kamikaze di Renato Pasqualetti che dimentica le operazioni speculative del Pd e offre un assist a Maurizio Mosca, ormai lontano anni luce dal centrosinistra. Il sindaco Carancini continua la commedia del secolo sulle piscine di Fontescodella. Il centrodestra cerca il candidato unitario ma sorvola sulla Pantana che ha già schierato sul campo ben sei liste civiche di ispirazione forzista
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

Sarà che di solito il mese di agosto è politicamente anomalo, in genere sotto tono, ma questa volta a Macerata i toni surreali hanno spadroneggiato, lasciando abbastanza sconcertati i cittadini maceratesi, peraltro ormai abituati alle peggiori cose. Ma andiamo con ordine, concentrandoci solo su due o tre episodi e partendo come sempre dal PD, il principale partito di governo della città.
In questo campo ha fatto scalpore ed ha suscitato una marea di commenti, generalmente negativi, il breve comunicato con il quale Renato Pasqualetti, antico militante dell’estrema sinistra, poi del PCI e di tutti i suoi sviluppi successivi, presidente della FORM, per adesso abbastanza defilato a mo’ di vecchio saggio (così almeno egli si intende), ha sostenuto, in qualche modo rilanciando il Partito dell’Amore a suo tempo fondato da Ilona Staller, in arte Cicciolina, che bisogna voler bene a Macerata e che nella polemica politica, pur legittima e necessaria, occorre evitare i toni troppo aspri, che comunque, anche al di là delle intenzioni, sono negativi per la città.
Un intervento sicuramente di parte, quello del redivivo Renato, da tempo silente, e di certo animato dai migliori propositi. Criticabile tuttavia sotto diversi aspetti, principalmente perché l’asprezza della polemica (a volte oggettivamente necessaria, specie quando si ha a che fare con i muri di gomma che, alla faccia della tanto sbandierata trasparenza, non rispondono e non informano i cittadini, e soprattutto quando succedono cose molto gravi, come a Macerata) non può essere scambiata per disamore verso la propria città. Semmai sono l’indifferenza, l’apatia, il disinteresse, i veri nemici, i pericoli, gli autentici segnali di distacco verso la città in cui si vive. E quindi, attaccando chi polemizza aspramente (non con la città, ma semmai con chi l’amministra), si rischia, pur senza volerlo, di cadere in posizioni censorie. E proprio questi toni velatamente censori molti hanno letto nell’intervento in questione.
Ma perché l’intervento pasqualettiano diventa, almeno a mio avviso, oltre che criticabile, anche surreale e assume toni da kamikaze? Perchè il buon Renato traboccante di amore – che è un simpaticone, del quale tutto può dirsi, a mio avviso, tranne che sia uno stalinista, come qualcuno nel fuoco della polemica l’ha accusato di essere – si è scordato, con una dimenticanza così palese da tracimare nel grottesco, non solo nel comunicato in questione ma in tutti questi ultimi quindici anni, di dire anche solo una parola contro tutte le sconclusionate e palesemente speculative operazioni che, se non hanno stuprato Macerata (parole e musica di Maurizio Mosca), quanto meno l’hanno fortemente danneggiata, e non solo per dabbenaggine, inesperienza, impreparazione (che non sarebbero comunque poca cosa), ma solo ed esclusivamente per favorire determinati ed ormai ben individuati interessi particolari di taluni maggiorenti dello stesso PD.

Renato Pasqualetti

Renato Pasqualetti

Per quanti, Pasqualetti compreso, volessero seguitare a fare i finti tonti, brevemente di seguito riepiloghiamo: nuovo centro fiere mancato a Villa Potenza, con conseguente perdita del palazzetto a costo zero (e successiva fuga da Macerata della Lube), nell’ostinato e ottuso tentativo di voler privilegiare un’azienda legata alle cooperative rosse, con tutti i successivi annessi e connessi clientelari; il deserto avvilente di Valleverde, ormai definito la landa dei piani bianchi; lo scandalo colossale (e trasversale) dell’IRCR; il relitto stile Costa Concordia di piazza Pizzarello; la speculazione tentata per la cosiddetta Cittadella dello Sport, già bella e pronta e bloccata in extremis proprio da questo giornale; la riqualificazione di via Trento, ove tutto è stato fatto meno che gli interventi di interesse pubblico che, soli, giustificavano la scelta urbanistica; la farsa speculativa del nuovo polo natatorio a Fontescodella (con il conseguente allontanamento da Macerata dei ragazzi del nuoto agonistico); la minitematica (meglio sarebbe chiamarla maxitematica), che, fra le altre primizie, ha previsto l’operazione dell’Oasi, ad uso e consumo di altissimi esponenti del PD caseario; e mi fermo qui, sicuramente dimenticando diversi altri affarucci di chi ha malgovernato Macerata dal 2000 in poi.
Che dire? Evidentemente che in tutto questo periodo il grande amore per Macerata di Renato Pasqualetti e di tutti i piddini che arricciano il naso e aggrottano le sopracciglie quando sentono, giustamente ed inevitabilmente, arrivare da gran parte dell’opinione pubblica maceratese bordate di critiche sull’operato delle ultime amministrazioni di centrosinistra, è andato a farsi benedire.
Con questo non voglio dire che Pasqualetti sia direttamente complice delle operazioni speculative sopra ricordate. La colpa di Pasqualetti, e di tanti altri onesti militanti di quel partito che, a forza di modifiche più o meno significative, è divenuto l’attuale PD, è stata quella di consentire, per inettitudine politica, che gli interessi prevalessero sulla politica, che i bravacci sopraffini provenienti dal partito repubblicano e dalla Margherita prendessero il potere assoluto nel partito maceratese e poi l’amministrassero esclusivamente perseguendo i propri esclusivi tornaconti, e non quelli della città. Così come gravemente colpevole è stata l’omertà politica di quanti, Pasqualetti compreso, pur avendo compreso la deriva affaristica del loro partito, hanno preferito tacere, rimanendo zitti e buoni “per non danneggiare il partito”.
E qui lasciamo il PD maceratese che, in preda ad una fittizia unità e ad una confusione mai vista (tra ricerca dell’uomo della provvidenza, melina caranciniana, primarie di partito, primarie aperte, primarie di coalizione, alleati inesistenti evocati e alleati attuali in fuga), vagola incerto verso le primarie di fine anno, facendo finta di non capire che le proprie speranze di risalire la china, più che su un buon programma da presentare alla città, più che su qualche nominativo più o meno forte, devono necessariamente passare attraverso una preliminare, severa e pubblica autocritica per lo scempio di Macerata e il conseguente allontanamento dei responsabili, oggi quasi tutti furbescamente allocati nella corrente renziana. Il resto, come si dice, è fuffa; o noia, come direbbe Califano.

Maurizio Mosca, consigliere comunale dal 2005 al 2010 con la lista civica "Città Viva" che sosteneva la maggioranza

Maurizio Mosca, consigliere comunale dal 2005 al 2010 con la lista civica “Città Viva” che sosteneva la maggioranza

Nel campo avverso, o, meglio, nei campi avversi, c’è intanto qualcuno che gongola particolarmente per l’intervento di Renato Pasqualetti, e si tratta proprio del principale destinatario delle critiche del leader maceratese del Partito dell’Amore. Il riferimento è a quel Maurizio Mosca che, dopo aver parlato senza mezzi termini dello stupro di Macerata da parte del PD e dopo aver calorosamente mandato a quel paese Paolo “Camomilla” Micozzi, il segretario cittadino del PD che incautamente qualche giorno addietro l’aveva indicato come possibile alleato dello stesso PD, ha visto in un attimo risalire, e di molto, le proprie quotazione all’interno della nebulosa di centro e di centrodestra che non vuole avere a che fare, per i motivi che tra poco vedremo, con Forza Italia. Maurizio Mosca, come tutti noi (scagli la prima pietra chi è senza peccato), qualche scheletruccio nell’armadio ce l’aveva, in particolare per aver sostenuto, sia pure in maniera abbastanza conflittuale, tra il 2005 e il 2010 la seconda Giunta Meschini e per qualche momento di eccessiva vicinanza con l’ex “divo” Giulio Silenzi. Ma ecco che la virulenza dell’attacco di Pasqualetti nei suoi confronti l’ha in qualche modo ripulito da questi peccati, evidenziando ancora meglio quelli che oggi tutti sanno, e cioè che Mosca, il cui programma sarebbe comunque interessante conoscere, è ormai lontano anni luce dal centrosinistra maceratese.
Un breve passaggio all’insegna della surrealtà sul sindaco Carancini prima di passare a Forza Italia e dintorni. A nulla possono valere i buoni esiti della stagione lirica o l’orologio sulla torre di piazza: Carancini, politicamente parlando, è finito, è al capolinea, affondato soprattutto da se stesso, divisivo rispetto a quasi tutti gli attuali alleati, abbandonato ormai anche da quelle componenti minoritarie del PD che sino poco fa l’hanno sostenuto. La sua nuova storia si è tradotta in trasparenza zero; pessimi rapporti con il suo partito, il suo gruppo consiliare e gran parte della maggioranza; isolamento crescente di Macerata nel panorama provinciale; mancata risoluzione di questioni strategiche (la strada via Mattei/Pieve e soprattutto il parcheggio di Rampa Zara, che era a portata di mano e che, come è noto, Carancini non ha voluto – e sottolineo il “voluto” – risolvere; la sistemazione di via Trento, oggi ferma più che altro per omissioni dell’amministrazione; la falsa e ridicola pedonalizzazione del centro storico); la copertura farsesca e costosisissima per la città dell’operazione puramente speculativa del nuovo polo natatorio a Fontescodella.

Romano Carancini

Romano Carancini

E su quest’ultimo aspetto si innesta l’agostana battuta surreale di Carancini, una barzelletta vera e propria. Eccola: spiegando il suo terzultimatum (al 17 ottobre) alla Fontescodella Piscine s.p.a., Romano ha incredibilmente detto che esso era il naturale sviluppo del penultimatum (al 30 giugno) di vari gruppi consiliari, sia di maggioranza che di opposizione. Come a dire, in pratica con un insulto all’intelligenza dei cittadini, che, scaduto inutilmente un termine, non se ne devono trarre le ovvie e necessarie conseguenze (la risoluzione contrattuale per inadempimento e la richiesta di risarcimento danni alla Fontescodella Piscine s.p.a.), ma il suo naturale sviluppo consiste nel fissare un altro termine, e poi un altro ancora, e così sino a quando al primo cittadino farà comodo mantenere in piedi la commedia del secolo.
Eccoci ora a Forza Italia, una terra una volta fiorente e rigogliosa ove oggi stanno accadendo cose molto gravi e strane, a volte proprio surreali. Non mi riferisco solo alla accentuata cura dimagrante che si è realizzata negli ultimi, anni, frutto non solo di sviluppi nazionali ma anche di una pochezza nell’opposizione consiliare e cittadina degli esponenti locali, i quali, salvo talune isolate eccezioni, hanno brillato o per colpevole disinteresse o per un trasversalismo ancora più colpevole (vedasi le vicende delle aree dell’IRCR in via Valenti e la minitematica, terreno di ripetute e reciproche concessioni). No, intendo spostare qui l’attenzione sulle grandi manovre in corso nell’ambito del centrodestra in vista delle prossime elezioni comunali, che ben s’inquadrano anch’esse nel surreale agosto 2014 della città di Macerata.
Sotto questo aspetto, credo che anche un cieco, nell’ottica di mandare a casa un centrosinistra inefficiente, spento ed eticamente squalificato, vedrebbe la necessità di una reale ed onesta opera unitaria di aggregazione delle varie anime del centrodestra maceratese, previo, anche in tal caso, allontanamento dei soggetti più compromessi con le operazioni più trasversali. E invece ciò che Forza Italia sta manifestando, dimenticandosi che da sola non può andare da nessuna parte, è tutt’altro.

Deborah Pantana ieri sera allo Sferisterio

Deborah Pantana ieri sera allo Sferisterio

Avviene infatti che una parte del partito berlusconiano si affanna a dire, anche nel corso di incontri avvenuti nei primi giorni di agosto, che il candidato del centrodestra deve essere unitario e, per essere tale, deve essere individuato con la partecipazione ed il consenso di tutti i partiti, le aggregazioni, le liste civiche e le personalità che al centrodestra si richiamano. Ma inspiegabilmente sorvola sul fatto che una propria esponente di punta, la consigliera Deborah Pantana, nell’evidente intento di mettere tutti di fronte al fatto compiuto e dopo essersi accordata con Fabio Pistarelli, destinato in virtù di tale intesa a tornare in Regione nonostante cinque anni proprio da dimenticare nel Consiglio Comunale di Macerata, ha già schierato sul campo le sue truppe, le sue armate, ben sei liste civiche di ispirazione forzista pronte a dare l’assalto al Palazzo, rendendo così gli incontri con le altre componenti del centrodestra privi del benchè minimo senso.
E’ vero infatti che ufficialmente queste liste civiche, in una surreale riedizione del segreto di Pulcinella, hanno comunicato che faranno sapere solo più in là, comunque a breve, chi sarà il loro candidato Sindaco. Ed è anche vero che Forza Italia ha detto che non ci saranno autocandidature, ma solo candidature scelte collegialmente. Ma, a fronte dello schieramento di forze posto in essere dalla Pantana, ampiamente sbandierato e pubblicizzato, a fronte della stessa autocandidatura non smentita dall’interessata, è possibile credere a questi buoni propositi, è possibile pensare che Forza Italia avrà la reale volontà oppure la forza di stoppare la discesa in campo della Pantana?
Ecco quindi che, sebbene tale divisione finisca oggettivamente per favorire il boccheggiante schieramento di centrosinistra, sempre più chiaramente si delinea la frattura irreversibile tra Forza Italia ed il resto del centrodestra, a sua volta impegnato in una non facile prova di unità, con la lista Ballesi ancora di incerta collocazione e quel che resta dell’UDC ad oggi, per quanto se ne sa, spaccato tra chi vorrebbe convergere a sinistra e chi si oppone a tale prospettiva.
Insomma, la situazione, da qualsiasi angolatura la si esamini, non è bella. Non resta quindi che sperare nei buoni uffici di San Giuliano, in un miracolo del patrono della città, affinche torni a regnare il buon senso e si tenti almeno di superare lo scollamento sempre più pericoloso tra chi amministra e chi è amministrato.

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