«Musica ad alto volume dai locali,
nessuna collaborazione dai tecnici
e alla fine ci hanno anche censurato»
MACERATA - I sei tra band e artisti che sono saliti ieri sera sul palco in piazza della Libertà durante gli Aperitivi Europei tuonano contro l'amministrazione per il trattamento ricevuto: «I suoni dai locali vicini interferivano e non ci permettevano di toccare nulla: un ragazzo ha finito il live con dolori e lividi. E quando un gruppo l'ha fatto notare, è stata fermata l'esibizione. Una dimostrazione di un’indifferenza trasversale da parte dell’organizzazione»

Una delle esibizioni di ieri sera
Una nota stonata nella serata di debutto degli Aperitivi Europei, quella di ieri sera. A suonarle, è il caso di dire, agli organizzatori, e quindi al Comune, sono gli artisti che si sono esibiti in piazza della Libertà, che lamentano una sequenza di disagi e problemi vari, fino a parlare addirittura di “censura”, emersi nel corso della serata.
Sul palco si sono alternati nel corso della serata Edoardo Lattanzi, Selina, Paolo Pistocchi, Riots, Cheese Shop e Strawberry Rain nell’ambito della “Altrove Live Session”, concerto organizzato dallo Spazio Altrove, il punto di ritrovo per giovani che da oltre un anno è sorto all’interno della Biblioteca Mozzi Borgetti. «Un’iniziativa che ha sminuito la nostra professionalità e dignità di musicisti e dimostrato l’approssimazione dell’amministrazione e della direzione organizzativa degli Aperitivi Europei verso un gruppo di giovani emergenti – tuonano gli artisti firmando una nota congiunta – Doveva essere una bella iniziativa d’aggregazione giovanile ma è stata, invece, una sequela di disagi per noi musicisti, intervenuti gratuitamente all’evento, per via di ritardi nella messa a punto, dell’emissione sonora della musica di altri locali, dell’esiguità della strumentazione tecnica e del rifiuto di collaborazione da parte del personale ingaggiato per la serata come operatori, fonici e altri».

I musicisti entrano poi nel dettaglio. «Esulando dalle problematiche logistiche che hanno comportato ritardi e molteplici difficoltà nel sound check e nella gestione palco, sentiamo di dire che la nostra esecuzione musicale è stata del tutto limitata dal rifiuto dei fonici e dei lavoratori dello spettacolo, quanto anche dalla pressoché assente disponibilità di un impianto e di una scenografia adeguate all’evento – proseguono – nel momento in cui il “fuoco incrociato” di altre fonti di suono, note all’amministrazione previo permesso che qualsiasi locale chiede in largo anticipo, impediva ai gruppi e solisti d’eseguire appropriatamente il concerto, il service rifiutava qualsivoglia miglioria o ulteriore attenzione che potesse almeno concedere un ascolto congruo alla sensibilità musicale di noi esecutori. Le limitazioni che sono state poste dall’organizzazione e comunicate in una sorta di “regolamento” impedivano una corretta esecuzione ed una coerenza con la propria sensibilità artistica: ad esempio, la tastiera fornita aveva soltanto quattro diversi suoni preimpostati ed alla richiesta di un tastierista di poter usare la propria, l’organizzazione ha rifiutato. Inoltre, è stato fatto divieto di portare con sé pedali, essenziali per l’esibizione di un chitarrista o bassista, impedendo così di scegliere i propri suoni. Infine, per la batteria, si è giunti ad una quasi kafkiana tortura, visto che era stato fatto tassativo divieto di “non modificare le posizioni delle varie componenti”, citando direttamente il suddetto “regolamento”. Un’imposizione insensata, visto che la corporatura di un musicista varia come quella di qualsiasi essere vivente e dunque si necessita di modificare le posizioni adeguando ai propri corpi la batteria. Ciò, per l’appunto, ha portato a dolenze e lividi ad uno dei nostri esecutori».

Addirittura band e artisti arrivano a parlare di “censura”. «Uno degli eventi più incresciosi per la vita di chi sta sul palco: essere censurati durante un’esecuzione – finiscono – una delle band intervenute, per l’appunto, ha contestato queste condizioni inadeguate direttamente dal palco e ha successivamente visto entrare organizzatori e poi fonici e fermare l’esibizione in corso. Parte di noi e della folla ha gridato alla censura, proprio perché lo scontento generale ci motivava a denunciare un comportamento così inopportuno. È grave che si sia giunti a tanto nell’unica occasione per uno “scorcio di ribalta” anche per noi giovani. Sentiamo che questa città non ha la capacità né l’intenzione di fare spazio a chi propone una musica nuova senza grandi cachet o produzioni alle spalle. Crediamo che questa sia la dimostrazione di un’indifferenza trasversale da parte del Comune e dell’organizzazione ad un impulso all’aggregazione giovanile artistica, in un tempo in cui la penuria di iniziative di promozione delle realtà locali rende impossibile agli emergenti di poter presentare la propria musica durante le varie manifestazioni cittadine. Perciò, il fallimento di questo concerto ferisce e tradisce le buone intenzioni con cui abbiamo donato gratuitamente la nostra esecuzione musicale per arricchire la nostra città nei giorni più vivaci dell’anno, così come per dimostrare che esistono movimenti artistici dal basso di nuove leve che hanno progetti e proposte degne di essere ascoltate, tanto quanto una band nella top ten».
Tutto esaurito in centro: ci sono gli Aperitivi europei (Foto)
Martiri della musica, santi subito.
Il COMUNE ha fatto molto ad interrompere la musica ad alto volume.
Questo evento musicale non è stato organizzato rispettando le regole basilari in particolare silenziando altre fonti di suoni che danneggiavano l’esibizione musicale programmata in piazza. Poi coinvolgere gli artisti che si sono esibiti facendo di tutti un fascio in cui qualcuno è stato coinvolto in una diatriba politica a cui non appartiene. Cronache Maceratesi non possono scrivere cose inesatte e lesive della dignità di alcuni partecipanti all’esibizione canora.
La maldicenza regna sovrana.
C’ero anche io, e mi sono fermata ad ascoltare 2 esibizioni.
Un cantante davvero bravo, una band divertente e coinvolgente. Ho sentito tutto benissimo, ho apprezzato ogni esibizione. Quei ragazzi meritano i complimenti che si sono guadagnati sul campo.
So cosa significa salire su un palco la preparazione, l’ansia, il voler che tutto sia perfetto. E so anche che i disguidi tecnici fanno parte del gioco, anche con il migliore dei service. Capita. Sempre.
Per questo trovo un peccato che la polemica stia oscurando il bello che c’era. Le voci, la musica, l’energia di una serata che valeva la pena vivere.
Critica costruttiva: benvenuta sempre. Strumentalizzare un disguido tecnico per attaccare l’Amministrazione? È solo rumore che copre la musica.
MA CHI GLIE PARIA DA ESSE, LI ROLLISTò. ME LA MMAGLIENO QUANDO ERA VRAI…E SONETE, RENGRAZIETE DIO SE QUALCUNO VE SCORDA.
Ode all’Arte che Resiste
O Arte, figlia del bisogno abissale dell’uomo,
tu che non servi a nulla e per questo sei sacra,
rimani perché l’anima ancora trema dinanzi al mistero
e rifiuta di placarsi nel calcolo e nel consumo.
Non sei ornamento, non sei intrattenimento:
sei lo sguardo che l’essere getta su se stesso
quando osa interrogare il vuoto.
La Tecnica, questo Prometeo incatenato alla propria vittoria,
ti si fa incontro con mille braccia luminose.
Può moltiplicare la tua voce fino agli astri
o ridurla a pixel, a like, a rumore di fondo.
Essa amplifica o profana: non ha volto proprio.
Il discrimine è nell’uomo, sempre,
come già sapevano i tragici e i presocratici.
Beato l’artista che non si fa servo del flusso,
colui che resiste alla tentazione dolce e mortale
di divenire mero creatore di contenuti.
Egli può impugnare il pennello antico
o scrivere codice come fosse un inno orfico;
può far danzare l’intelligenza umana con quella artificiale
senza mai consegnarle l’anima.
Perché l’arte vera nasce dal confronto con il limite,
non dalla sua cancellazione.
Tu non sei artista per decreto di piattaforma,
né per diritto automatico di chi produce.
Crea, sì: ogni uomo che plasma il caos ha questo diritto.
Ma meritare il nome antico di artista
è cosa più rara e spietata.
Significa far emergere una forma che squarci
il velo di chiacchiere e luci artificiali,
un’opera che porti ancora in sé il peso del mistero,
la bellezza non funzionale,
il brivido di chi ha guardato in faccia l’abisso
e non ha distolto lo sguardo.
O Arte, custode del senso nella notte tecnologica,
rimani intatta nella mano di chi ti serve
senza esserne posseduto.
Solo così, come un tempo tra i greci,
potrai ancora essere l’atto più alto
dell’uomo che rifiuta di ridursi a cosa tra le cose.
E in questo rifiuto,
in questa resistenza luminosa,
si gioca ancora il destino dell’anima.
Divieto di non modificare = Obbligo di modificare. E’ così?