Il disamore per Macerata
e il livore contro le persone

Lo Sferisterio è andato bene? Bisogna parlarne male. I veleni della campagna elettorale. Un confronto con Civitanova
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Varie cose, a Macerata, non vanno splendidamente. Ed è giusto rilevarlo, anche se è meno giusto ignorare il peso, sull’amministrazione comunale, dei tagli di risorse imposti dalla situazione nazionale e internazionale. Fra tante cose, però, ce n’è almeno una – la stagione operistica dello Sferisterio – che stavolta ha chiuso i battenti con un bilancio positivo da ogni punto di vista. E l’ha messo in evidenza, proprio su Cronache Maceratesi, anche chi, come Maria Stefania Gelsomini, ha uno spirito critico libero da condizionamenti di parte e lo dimostrano i suoi severi giudizi sulla regìa della “Tosca”. Ma torniamo ai dati oggettivi. Quest’anno gli spettatori alle undici serate sono stati 31.425, il che supera il primato di 30.089 del 2012. E i paganti sono stati, in media, 2.191 a serata, contro i 1.885 del 2012 e i 1.924 del 2013. In forte calo, inoltre, i biglietti omaggio: 12,22 % nel 2011, 6,23 % nel 2012, 5,43% nel 2013 e 4,85% quest’anno. Infine gli incassi: 1.188.000 euro (103.000 a serata), contro i 95.000 del 2012 e i 90.000 del 2013. Insomma, è andata molto bene.
Chiediamocene, allora, le ragioni. Sarà forse stato perché gli effetti negativi della crisi economica e sociale si sono attenuati? Al contrario: hanno continuato ad essere gravi e, come attestano indici su scala non solo italiana, sono diventati ancor più opprimenti. Allora il clima, giacché sugli spettacoli all’aperto incidono parecchio le condizioni meteorologiche? Neanche questo, visto che raramente in passato il cielo di luglio è stato così spesso nuvoloso, piovoso e freddino. Perciò le ragioni sono state di altra natura. E riguardano la genialità del direttore artistico Francesco Micheli, cui va il merito di aver gestito la stagione lirica maceratese tenendo sì conto delle risorse di cui disponeva ma riuscendo a imprimere alla tradizione operistica una freschezza in linea con la contemporaneità sotto il profilo sia estetico che generazionale. Ed è da augurarsi che Micheli rimanga per altri anni a guidare lo Sferisterio, nonostante i temuti problemi soprattutto finanziari che sembrano profilarsi per il futuro. Ma le ragioni del successo riguardano anche un’altra cosa, vale a dire la politica. E mi riferisco alla lungimiranza con la quale il sindaco Romano Carancini e il presidente della provincia Antonio Pettinari si sono accordati nell’affidare a Micheli il non facile progetto di rilanciare la nostra arena, sulla quale, due anni fa, si stavano addensando le nuvole di un inarrestabile declino.

Francesco Micheli, direttore artistico del Macerata Opera Festival

Francesco Micheli, direttore artistico del Macerata Opera Festival

Varie cose, a Macerata, non vanno splendidamente, e lo ripeto. Alcune – quasi tutte – dipendenti da un’incolpevole situazione generale. Altre in cui si sarebbe potuto e dovuto far meglio, forse con meno annunci, meno promesse e più intesa fra amministrazione e maggioranza. E non ha torto chi, magari esagerando, le denuncia. Nella gestione dello Sferisterio, però, la politica si è mossa benissimo. E chi lo nega – o addirittura se ne dispiace! – è portatore di quella diffusa malattia dei maceratesi i cui sintomi sono, da sempre, il gusto della protesta contro tutto e contro tutti, un mugugnante pessimismo sul presente e sul futuro, l’idea che altrove si viva meglio, l’amara nostalgia per un passato che però, quando c’era e ammesso che ci sia stato, suscitava anch’esso la medesima e strisciante acrimonia. Conclusione? Troppi maceratesi non amano Macerata. Ed è una palla al piede (e chissà se loro se ne rendono conto) che contribuisce non poco a far andare le cose un po’ peggio di come potrebbero andare. In che modo definire un sentimento del genere? Probabilmente c’è buona fede e la parola “disfattismo” mi pare fuori luogo. Ma ce n’è un’altra che calza a pennello: ”masochismo”, quella perversione dello spirito per cui, fingendo di protestare, si prova piacere a soffrire. Una malattia, questa, che, per esempio, Civitanova non ha. Non si creda che Civitanova non abbia problemi. E che la lotta politica, lì, manchi di asprezze. Ma quando entra in gioco il prestigio della città la stragrande maggioranza di quell’opinione pubblica si ricompatta ed è pronta a far fronte comune. A Macerata, invece, non accade: “Va male? Vaca pègghju”.

L’ennesima prova di questo mi è stata offerta proprio da ciò che a proposito della stagione lirica appena conclusa ho letto in vari commenti su Cm, ho appreso in telefonate giuntemi da varie persone e ho sentito dalle varie voci che circolano sotto gli ombrelloni, in riva al mare, dove adesso mi trovo. Che allo Sferisterio, stavolta, le cose siano andate bene non possono esserci dubbi. E il “masochismo”, stavolta, non aveva argomenti. Aspettarsi che si profondesse in elogi era certamente troppo, sarebbe stato il ripudio della propria natura. Ma avrebbe potuto esimersi dal parlarne, dedicando la sua velenosa militanza a questioni diverse. Invece no. Quei dati, si è mugugnato, potrebbero essere falsi. E i biglietti omaggio continuano ad essere uno scandalo. E che sia stato invitato l’ambasciatore di Israele grida vendetta al cospetto di Dio. Ed è stata la solita parata di politici mangiapane a tradimento. E la gente muore di fame e invece di spendere soldi per lo Sferisterio – meglio chiuderlo, finalmente! – bisognerebbe investire a favore di chi fatica a sbarcare il lunario. E la parola “cultura” è un inganno, nasconde ambizioni personali e traffici oscuri. Ed è giusto incrementare il turismo, ma le note della “Traviata” non servono, ci vuole ben altro. “Traviata”? No, ha detto qualcuno: Macerata è “stuprata”.
Ci stiamo avvicinando alle elezioni amministrative della prossima primavera ed è inevitabile, direi fisiologico, che il dibattito fra le forze politiche assuma linguaggi sempre più accalorati. Ma a tutto dovrebbe esserci un limite almeno di rispetto delle persone, un limite abbondantemente superato, con uno sbalorditivo livore “contra personam”, dai commentatori di Cm in calce all’articolo che Renato Pasqualetti aveva dedicato proprio all’amore per la città. C’era un’opinione politica, in quell’articolo? C’era e sosteneva Carancini. Discutibile, certo, come tutte le opinioni. Ma legittima. La condivido? Non è questo il punto. Se un articolo su Macerata fosse stato scritto da un esponente di opposta parte politica, avesse contenuto una tesi radicalmente diversa e fosse stato accolto con lo stesso disprezzo per la persona dell’autore, il mio giudizio non sarebbe cambiato. Ora io penso che se la campagna elettorale dovesse essere inquinata da questo livore, e il futuro sindaco, chiunque egli sia, ne fosse il frutto, e un ruolo decisivo fosse giocato dal disamore dei maceratesi per Macerata, il futuro di questa città si avvierebbe ad essere peggiore del presente.

 

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