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I troppi conflitti nel cratere,
quei teloni non usati
e la città fantasma del Süddeutsche

IL PUNTO – Clima che non fa bene alla risoluzione dei problemi. Si estende il fenomeno delle casette costruite con pannelli marci d’acqua con famiglie costrette a nuovi traslochi. Tra i problemi la desertificazione, le opere d’arte da recuperare (con il buon esempio di Serrapetrona) e più cantieri da aprire
domenica 25 Novembre 2018 - Ore 17:24 - caricamento letture
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La zona rossa di Gualdo di Castelsantangelo

 

 

di Ugo Bellesi

Sul fronte del terremoto si sta creando un clima di conflittualità che non fa certo bene per la soluzione dei tanti problemi da affrontare. Le Regioni terremotate aprono una vertenza con il Governo perché nei confronti del nuovo commissario i presidenti non hanno più il ruolo che avevano prima. Le popolazioni delle province terremotate (cioè Macerata, Fermo e Ascoli) ce l’hanno con la Regione che, sbloccando i fondi destinati all’adeguamento sismico delle scuole, ne ha destinato il 51% alle sole province di Ancona e Pesaro (che non risulta siano nell’epicentro del sisma) e soltanto il 49% alle altre tre province. Ma non è un problema perché i maceratesi sono ormai abituati a queste cose. Basti pensare che nella Giunta della Camera di commercio unificata di Ancona non figura neppure un rappresentante di Macerata. Forse avranno pensato che era un problema avere in Giunta qualcuno che avesse ricordato troppo spesso che la provincia di Macerata è quella che ha avuto i maggiori danni dal sisma. Ma va bene così. Infatti è soltanto un ritorno al Medioevo perché ci ricorda che in quei lontani anni bui il potente abbé Suger di Saint Denis inflisse alla Val di Chienti la “damnatio memoriae”.
Ma torniamo al problema della conflittualità. A Camerino il sindaco lamenta che il Comune è privo di “risorse umane” che gli consentano di procedere più speditamente. Gli oppositori lo contestano e l’avvocato Giuseppe De Rosa, con il suo “Orizzonti della Marca”, gli ricorda che il presidente della Giunta regionale aveva autorizzato il comune di Camerino ad assumere prima otto unità di personale e poi altre quattro, per un totale di 12 unità. Mentre attualmente ne risultano presenti solo cinque. E così De Rosa si domanda “Perché il Comune non si è orientato, per le assunzioni, verso la scelta di profili con formazione esclusivamente tecnica anziché perdersi con altre meno necessarie professionalita?”.

Giuseppe Pezzanesi

A Tolentino l’opposizione contesta la Giunta per aver scelto la soluzione abitativa offerta dagli appartamenti acquistati dall’Erap anziché le “casette”. Ad Ussita, mentre i tecnici sconsigliano di ricostruire il cimitero dove si trova quello devastato dal sisma per spostarlo in altro sito in quanto il rischio è alto, la popolazione insiste per ripristinare il camposanto storico dove risposano l’ex sindaco Rinaldi e il cardinal Gasparri.
Nelle aree delle casette o Sae che dir si voglia è peggio che andar di notte. Gli sfollati protestano (peraltro molto educatamente) perché i pavimenti sono zuppi d’acqua, vi spuntano funghi e i topi fanno capolino da ogni angolo.

Sopralluogo nelle casette di Muccia dove il pavimento è marcito

Una terremotata ha detto: «C’era una puzza che non vi dico e c’erano anche i vermi». E come si giustificano i responsabili? Cercano di spiegare che «le ditte hanno lavorato anche con la pioggia e la neve senza mai fermarsi…non c’è stata la possibilità di lavorare con i tempi standard. L’emergenza è questa: lavorare con qualsiasi condizione metereologica e in condizioni di difficoltà; gli operai si sono trovati a spalare la neve».
Facile la replica dei terremotati: «Ma non hanno avuto due lunghe estati calde, quelle del 2017 e del 2018, per montare le casette? E poi siccome le Sae arrivavano imballate perché, se pioveva, hanno tolto l’imballaggio? Potevano aspettare che non piovesse più prima di montarle. Oppure potevano coprirle con un telone. Non c’era un capocantiere per risolvere il problema prima che si provocasse il danno con conseguenze così gravi? Perché prendere per sciocchi gli operai come se non sapessero che non vanno montati i pannelli di cartongesso o di legno se sono bagnati? La verità è che è stata fatta loro pressione per accelerare i lavori in quanto per la ritardata consegna delle casette c’era la minaccia della sanzione pecuniaria da parte della Regione». E giustamente la Protezione civile ha riconosciuto ufficialmente che «Le Sae sono interessate da problematiche di umidità, verosimilmente dovute ad uno stoccaggio inadeguato dei materiali da parte della ditta Csn prima dell’installazione dei fabbricati».

Angelo Borrelli

Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha dichiarato: «Sono indignato: questo modello organizzativo, i cui controlli fanno capo alla Protezione civile e alla Regione, non ha funzionato… E’ mancato il controllo sul montaggio». Per la verità il Csn (cioè il Consorzio nazionale servizi) si è impegnato in un rapido intervento. Tuttavia la signora Antonella Pasqualini ha dichiarato: «Mi sono accorta ad agosto, ma nessuno si è mosso… Avevo segnalato il problema alla Regione, all’Erap, all’Asur perché avevo dei funghi». «Siamo sballottati a destra e a sinistra, trattati come animali – ha dichiarato una signora costretta a lasciare la casetta per effettuare le riparazioni – e dobbiamo andarcene dopo due mesi che siamo entrati. Che ce le hanno date a fare in queste condizioni? Se avessi saputo non sarei venuta». Intervistato da una giornalista delle “Iene”, un operaio che ha preferito ovviamente mantenere l’anonimato, ha dichiarato: «Su cento casette nessuna è fatta a regola d’arte. Abbiamo montato pannelli che dovevano essere buttati via. In ogni cantiere c’era un ingegnere che controllava i lavori. Era lì a pressare per concludere più in fretta possibile e molto spesso non abbiamo finito le lavorazioni perché si rientrava nei tempi. Se il cartongesso viene lasciato all’aperto si gonfia ed è inutilizzabile». Peraltro va ricordato che fin dai primi di novembre c’era un impegno ufficiale preso a Roma con Protezione civile e Regione Marche, Arcale e Csn, perché le ditte impegnate nella costruzione delle casette mantenessero in loco «un presidio di personale competente che potesse intervenire con sollecitudine a risolvere problemi urgenti su strutture consegnate da appena un anno o anche meno». Comunque sia ora c’è il problema di verificare quante siano le casette danneggiate nell’area di Muccia (le altre sono a Visso). Per il Csn sono otto, per la Protezione civile 15 mentre al Comune sono giunte 40 segnalazioni. Ma torniamo per un attimo a parlare di Camerino in quanto anche la stampa tedesca si è occupata dei ritardi nella ricostruzione.

Copie del Süddeutsche Zeitung

E lo ha fatto in particolare il “Süddeutsche Zeitung” del 15 ottobre, con un articolo a firma di Thomas Steinfeld dopo aver visitato la città. Il titolo assai significativo era “La città fantasma”. Ci limiteremo a riportare un concetto, il più significativo: «Una gran parte degli abitanti hanno lasciato la città, dirigendosi verso la costa adriatica. Presumibilmente gira già l’idea, da parte delle autorità, di rinunciare ad una ricostruzione dei centri storici abbandonati». E ci si riferiva non certo a Camerino ma ai piccoli centri a ridosso dei Sibillini. Sul rischio di abbandono dei centri privi di abitanti, o quasi, ci siamo già occupati in passato e non vogliamo più rigirare il dito sulla piaga. Tuttavia ci preme esprimere le nostre preoccupazioni sul ritorno nel nostro territorio delle tante preziose opere d’arte portate via subito dopo il sisma. Ci è di conforto il pensiero espresso dallo storico dell’arte Andrea De Marchi, che ha visitato più volte il nostro entroterra dopo il sisma, intervistato dall’avvocato Giuseppe De Rosa. «Trovo assurdo – ha dichiarato tra l’altro – che non si sia ancora iniziato ad aggredire questo abbandono, a selezionare delle zone da riaprire il prima possibile. Altrimenti la rassegnazione avrà il sopravvento e più passa il tempo e più il recupero diventerà oneroso e improbabile… L’urgenza sarebbe un progetto che individui delle priorità qualitative, selezioni degli haut lieux dell’arte camerinese e investa su quelli, per ricomporre un paesaggio artistico che altrimenti si perde per sempre materialmente, e che invece un giorno potrà diventare il tessuto molecolare di un turismo colto e alternativo… Torneranno questi infiniti oggetti… un giorno nelle chiese di paesini che sono stati completamente o quasi del tutto abbandonati? Chi sarà interessato a che ciò avvenga? Chi pagherà per ciò?».

Vittorio Sgarbi

D’altra parte lo stesso Vittorio Sgarbi, in visita a Matelica, ha dichiarato: «A due anni di distanza qui è tutto ancora fermo. Serve assolutamente accelerare le pratiche. Ho potuto toccare con mano la situazione di stallo in cui ci troviamo nella ricostruzione e anche sul fronte dei beni culturali».
Quindi il timore grandissimo non è soltanto per la desertificazione del territorio da parte di terremotati costretti ad andarsene per i ritardi nella ricostruzione e per mancanza di servizi, ma anche per la dispersione di un patrimonio artistico di altissimo valore che, con il passare degli anni, non sarà più rivendicato e chi ne è in possesso non avrà alcun interesse a restituirlo, non avendo la sicurezza che sia sistemato in luoghi non solo antisismici ma anche a protezione totale contro eventuali ladri su commissione. E questa dispersione del nostro patrimonio non sarebbe la prima volta che avviene, ben ricordando tutti che le opere d’arte portate via da Napoleone sono andata ad arricchire la pinacoteca di Brera e non sono più tornate.
Fortunatamente Serrapetrona è riuscita a recuperare la sua raccolta d’arte e la speranza è che anche altre città riescano a rientrare in possesso di un patrimonio artistico che farebbe la gioia di tante famose gallerie.
Per concludere un breve cenno sulla ricostruzione. Il direttore dell’Ufficio ricostruzione, Cesare Spuri, ha reso noto che sono già partiti 2.005 cantieri. Ma non è soddisfatto «perché vanno individuate ulteriori semplificazioni. Si deve lavorare per togliere paletti alla legge. Innanzitutto si potrebbe semplificare al massimo le perizie giurate perché tutto quello che è necessario sapere lo troviamo già nei progetti presentati. Per questo motivo abbiamo ferme 7.184 pratiche».

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