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Sisma, l’allarme di Gentilucci:
«Rischiamo la desertificazione»

ALESSANDRO GENTILUCCI è tornato a chiedere la divisione del cratere per permettere azioni più incisive. Nel piccolo comune il 93% delle case è inagibile e la ricostruzione ancora non parte
mercoledì 24 Ottobre 2018 - Ore 15:20 - caricamento letture
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Un angolo di piazza Santa Maria Assunta a Pieve Torina

 

«Benvenuti nel cratere vero, qui i problemi non sono gli stessi che altrove. Chiedo a chiunque veda questa distruzione, come il ministro dell’Agricoltura, di farsene portavoce con chi sta a Roma. Chi vive qui dopo due anni ha il diritto di ripartire, ci sono persone che dopo aver fatto sacrifici per una vita, in pochi minuti sono diventati nullatenenti. Pieve Torina ha il cento per cento di edifici pubblici inagibili, il 93 per cento di case private lesionate, io stesso ho firmato più di duemila ordinanze di inagibilità, il tutto in un comune di soli 1500 abitanti». A due anni dal sisma, il sindaco di Pieve Torina, in occasione della recente visita del ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio (leggi l’articolo), è tornato a chiedere la divisione del cratere, per permettere interventi più incisivi nelle zone più colpite come il suo comune, dove attualmente secondo gli ultimi dati disponibili di giugno 2018 sono 569 le persone che prendono il contributo di autonoma sistemazione, per 269 famiglie, per una cifra complessiva mensile di 19 mila euro. Il numero massimo di persone in Cas è stato raggiunto nel giugno 2017, con 876 persone, comprendenti 418 nuclei familiari, per una cifra mensile di 289mila euro.Il sindaco ha voluto ricordare la gravità della situazione nell’entroterra montano. «Questo è il cratere vero – ha aggiunto – serve un aiuto poliedrico agli allevatori, ai titolari di piccole imprese che nonostante le difficoltà non se ne sono voluti andare via, così si allarga la filiera del turismo, anche se qui non c’è più una struttura ricettiva, nel cratere vero. Quando si va al pronto soccorso, chi è in codice rosso, come noi qui, viene visitato prima dei codici gialli o verdi. Serve una normativa funzionale a coloro che rischiano di sparire».

Alessandro Gentilucci

Nodo centrale secondo Gentilucci è riportare il lavoro. «In qualità di presidente dell’Unione montana di Camerino, sono capofila della strategia delle aree interne – ha continuato il sindaco – qui non c’è solo il concreto rischio di spopolamento, ma parliamo ormai di desertificazione. L’11 dicembre prossimo inaugureremo il nuovo asilo, realizzato grazie a donazioni private, servizi come questo sono indispensabili, insieme ad altri per far rimanere la gente. Il lavoro è il tema centrale della ripartenza. Si deve accelerare sul piano delle opere pubbliche per far ripartire le comunità, altrimenti per paradosso, io rischio di non riaprire il comune nemmeno tra vent’anni». Denunciata la difficoltà a far partire il ripristino delle opere pubbliche, per la complessità della procedura burocratica, che all’ufficio tecnico comunale ha richiesto mesi di lavoro, almeno dieci passaggi burocratici ed il rinvio tra vari uffici: «Siamo il primo comune che è riuscito a partire con l’iter per la realizzazione di un’opera pubblica, dopo non meno di dieci complicatissimi passaggi e rinvii, tra Regione, Anac ed altri enti. Così non si può andare avanti, non è un caso che solo noi siamo riusciti a fare questo unico comune partito con l’iter per la prima opera pubblica – ha concluso – la burocrazia frena tutto. Su questo chiedo la collaborazione di tutte le istituzioni, Regione, sindaci e governo, non mettiamo la politica di mezzo, sennò questi territori moriranno».



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