Sotto il sole a 30 gradi sognando il 30%
Vannacci infiamma i 700 dello Shada
«Noi come Afd in Germania» (Foto-Video)

CIVITANOVA - Accompagnato dal sindaco Ciarapica, coordinatore regionale di Futuro Nazionale, il Generale arringa la folla (presenti tanti giovani) parlando di famiglia tradizionale, lavoro ai quattordicenni e rimpatri: «La remigrazione è un diritto, chi vuole la Sharia torni a casa». Poi l'attacco a centrodestra e centrosinistra: «Gli infami della poltrona hanno usato le munizioni del Pd sul voto segreto, ma noi siamo solidi e non ci faremo annacquare». Sul caso Barboni a San Benedetto: «Non giustifico nessun atto di violenza se non per legittima difesa»

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Le parole di Roberto Vannacci su Ciarapica e sul caso Barboni

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di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)

Si è aperto col saluto al “camerata Luca”, tanto per scaldare subito l’atmosfera già arroventata dai 30 gradi al sole e si è chiusa al coro di “Generale Generale”. Non quello di De Gregori, il Generale osannato a Civitanova è Roberto Vannacci leader di Futuro Nazionale arrivato allo Shada per raggiungere l’obiettivo che è quello che emerge nel corso dell’incontro “Ottenere il 30% dei voti come Alternative für Deutschland”.

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Per farlo Vannacci snocciola i suoi cavalli di battaglia di fronte ad una platea che è rimasta per 2 ore sotto il sole, in pieno luglio, di un giorno feriale. Centinaia di persone (circa 700) accorse da tutta la regione (qualcuno è arrivato anche dalla Calabria per seguirlo nelle tappe del centro Italia, ieri Pescara e Vasto e oggi Civitanova), una larga percentuale sono ragazzi, perfino minorenni, oltre 50 sono rimasti fuori perché il ristorante dello Shada era sold out.

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Sul palco, al fianco del sindaco Fabrizio Ciarapica arrivato con lui in auto davanti alla discoteca, il leader di Futuro Nazionale parla di tutto: della legge elettorale, di educazione, di lavoro, di destra, in un climax in crescendo che arriva ai suoi topos, la remigrazione che suscita vere e proprie ole e cori da stadio, così come pure lo slogan “l’Italia agli italiani” che sa tanto di deja vu leghista, ma molti di questi ragazzini accorsi qui facevano ancora l’asilo quando il partito di Salvini era ancora Lega nord. E sentir parlare di famiglia composta da padre madre e figli, di «vogliono la società liquida, ma noi siamo solidi e non ci annacquiamo, non ci diluiamo», di stranieri responsabili «di stupri, rapine, molestie alle nostre donne» scatenano applausi e grida di consenso. È il “Vannaciario” il dizionario di Vannacci che fa presa e che «rappresenta i valori della vera destra che sono stati traditi da chi ora siede al potere o nel Transatlantico».

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Roberto Vannacci con Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova e coordinatore regionale di Fn

Tutte cose che Vannacci in un’ora di monologo cita apertamente: «È bellissimo vedere così tanti giovani, anche ieri a Pescara il 70% erano giovani perché sono stanchi della vecchia politica, quella del potere delle segreterie di partito, sono attratti da chi non ha peli sulla lingua» – esordisce prima di un «saluto al camerata Luca (tra il pubblico) e lo dico con cognizione di causa visti i 40 anni di vita militare insieme».

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Inizia con le motivazioni della discesa in campo: «a 55 anni ho maturato una decisione presa in poche manciate di secondi, come quando sei sulla rampa dell’aereo e scatta la luce verde o ti lanci in quel momento o sai che la rampa si richiuderà. Lo faccio per le mie figlie Elena e Michela, è l’unica opportunità per cambiare l’Italia e offrire loro un mondo migliore di quello offerto a noi».

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La retorica dell’uomo forte si dipana poi fra nostalgia per il passato: «molti dicono: “Vannacci è estremista” – prosegue – penso di dire cose di buon senso, che molti italiani pensano ma siamo schiavi di un pensiero unico e fa quasi paura pronunciare parole che seguono leggi ovvie e naturali che governano il mondo». Da qui si dipana il vannacciario: «Mi danno dell’estremista, dicono che sto coi nazisti tedeschi. Alternative fur Deutchland prende il 30% dei voti, non ci sono nel programma proposte estremiste ma di buon senso. Loro dicono Germania ai tedeschi, noi l’Italia agli italiani. Le percentuali della Germania le avremo presto in Italia».

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E poi le parole che strizzano l’occhio alla destra più a destra della Meloni: «Non è Vannacci che ha inventato la destra. I principi nostri sono quelli di supporto all’identità, al popolo, alla patria, alla nazione. Noi non vogliamo re distribuire la ricchezza, vogliamo crearla, come fecero i nostri avi dagli anni ’50 ai ’90. C’è poi chi vuole una società liquida, noi siamo solidi, con  la nostra forma e identità. Noi non ci diluiamo, non ci facciamo annacquare e Futuro nazionale nasce sfruttando quei principi che già esistevano e che non sono disposto a negaziare per nessuna stanza del potere. Noi non ci siamo inventati la destra, non rinneghiamo i nostri padri e avi e ciò che siamo stati nel corso dei secoli. Qualcuno si è perso per strada noi svolgiamo la funzione del sestante che punta alle stelle, i nostri principi ed ideali consentono di fare il punto e portare la nave sulla rotta giusta che è quella della vera destra lasciando perdere tutti gli altri. Sono tutti benvenuti anche chi proviene dall’ estrema sinistra, purché assimilino e applichino i nostri valori».

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Il climax sale col «Lavoro ai 14enni è una opportunità nessuno obbliga nessuno, sarebbe questa la politica populista?», il femminicidio che «non ha motivo di esistere perché la legge è uguale per tutti indipendentemente dal genere, dal colore della pelle» e anche il voto sulla legge elettorale che ha mandato sotto il governo Meloni: «Gli infami della poltrona hanno usato le munizioni del Pd che ha chiesto voto segreto».

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La chiusura con la remigrazione «se le leggi che abbiamo non sono adatte si cambiamo, se quelle sull’ immigrazione non funzionano vanno cambiate, sulla legittima difesa vanno cambiate. Se le leggi non consentono alle forze dell’ordine di difendere i cittadini onesti e sbattere in galera i criminali vanno cambiate. La remigrazione è il diritto dei popoli autoctoni difendere la propria cultura e civiltà. Hanno messo le mani anche sulla scuola, le mie figlie alle elementari avevano le prose e poesie di poeti del Mali e prosatori del Senegal. Rodari è stato il mio punto di riferimento. Oggi i poeti e scrittori del Risorgimento non vengono studiati, ma ci sono le  “lezioni di empatia”, non si insegna l’inno nazionale. Io dico è italiano chi è figlio di italiani almeno per un coniuge. Vanno fatti tornare a casa i clandestini, 500mila sono in Italia, vuol dire l’intera popolazione di Molise e Valle d’Aosta che si arricchisce alle nostre spalle e si rendono responsabili di furti, rapine, stupri, molestie alle nostre donne ogni volta che escono per casa. E poi vanno re immigrati tutti coloro che vogliono imporre la loro cultura, se vuoi imporre la Sharìa te ne torni a casa, se non vuoi la carne di maiale nelle mense, torni a casa, se vuoi togliere il crocifisso dalle scuole vai a casa».

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Luca Paolorossi, Fabrizio Ciarapica, Roberto Vannacci e Pierpaolo Turchi

Prima dell’incontro col pubblico Vannacci ha tenuto un punto stampa dove ha parlato anche di questioni locali come il caso Giuseppe Barboni (presente all’incontro, seppur in disparte) a San Benedetto dopo l’aggressione di un iscritto a FN ai danni di un iracheno e anche del rapporto col sindaco Fabrizio Ciarapica.

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Giuseppe Barboni defilato durante l’incontro allo Shada

«Non giustifico nessun atto di violenza se non per legittima difesa, perché così è il comportarsi civile. Cosa sia quell’azione saranno gli inquirenti a deciderlo» – ha detto Vannacci che però non scarica il suo attivista: «Non mi devo sostituire io all’autorità inquirente».

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Inevitabile anche una domanda sulla vicinanza col sindaco Fabrizio Ciarapica e se vede un futuro “nazionale” per le politiche per lui: «Ciarapica è un grande sindaco – chiosa Vannacci nel punto stampa – lo dicono i fatti e non Vannacci, ha trasformato Civitanova. Se sarà candidato lo vedremo, i galloni si guadagnano sul campo. Ciarapica potrà avere tutto lo spazio che vorrà ma ce lo dovrà dimostrare lui. Non prenoto posti per nessuno, ma ha già dimostrato il suo valore. Civitanova è il simbolo di quanto un sindaco possa fare per la sicurezza».
Il sindaco Fabrizio Ciarapica interviene anche sul suo rapporto con l’aggressore di San Benedetto del Tronto Giuseppe Barboni dopo che è spuntata una foto che li ritrae vicini: «Non ho dichiarato di non conoscere, ho detto che non lo conoscevo direttamente e che l’ho incrociato, intravisto in un’occasione».

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Presente anche l’imprenditore Enrico Bracalente (Nero Giardini) con il figlio

Presenti ad ascoltarlo anche gli assessori Mara Orazi e Giuseppe Cognigni, i consiglieri Pierpaolo Turchi, Nicolò Renzi e Gianluca Crocetti, e da Macerata Andrea Blarasin, consigliere comunale di Fratelli d’Italia. Ad accoglierlo anche imprenditori come Enrico Bracalente di Nero Giardini con cui Vannacci ha interloquito qualche minuto prima del comizio e l’imprenditore sindaco leghista di Filottrano Luca Paolorossi che al termine della manifestazione politica è stato accusato dall’inviato Ivan Grieco di Pulp podcast di averlo aggredito gettandogli a terra telecamera e microfono (seguono altri servizi).

(in aggiornamento)

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