Lauro Rossi patrimonio Unesco:
«Orgoglio immenso per Macerata»
Si alza il sipario sul mondo (Video)
IN PLATEA col sindaco Parcaroli, l'assessore Benedetti e la responsabile Cultura Raffaella Paladino che racconta la storia del gioiello nato nel 1774 e ripercorre il cammino che ha portato al prestigioso risultato grazie all'impegno della Regione

L’assessore alla cultura Lorella Benedetti e il sindaco Sandro Parcaroli al Teatro Lauro Rossi
di Alessandro Vallese (foto Fabio Falcioni)
Il giorno dopo è quello in cui si realizza davvero cosa sia successo. Al teatro Lauro Rossi non ci sono applausi né sipari che si alzano, ma c’è la consapevolezza di essere entrati nella storia. Tra i palchi e il silenzio della platea, l’aria sembra diversa. Da ieri questo teatro non appartiene più soltanto a Macerata: è diventato patrimonio dell’umanità, assieme ad altri nove teatri del centro Italia. È proprio all’interno del Lauro Rossi che incontriamo il sindaco Sandro Parcaroli e l’assessore alla Cultura Lorella Benedetti per raccogliere la loro soddisfazione per il prestigioso riconoscimento.
«Il nostro teatro è entrato tra questi dieci teatri Unesco d’Italia – dice il sindaco Parcaroli, accomodato in platea –. Che dire? È un orgoglio immenso, una felicità enorme». Poi il pensiero va a chi ha reso possibile questo traguardo. «Voglio ringraziare la Regione, la Provincia, il Comune, i tecnici e tutti quelli che hanno lavorato per questo risultato. È stata una vera squadra. Grazie a questo lavoro oggi Macerata conquista una vetrina che parla all’Italia e al mondo».

L’assessore alla cultura Lorella Benedetti invita invece a guardare oltre il prestigio del riconoscimento. «Questo non è il successo di un singolo teatro, ma di una rete. L’Unesco ha premiato un modo tutto marchigiano di vivere la cultura, quello dei teatri storici che sono nati come luoghi della comunità». E aggiunge: «Da oggi abbiamo anche una responsabilità in più: custodire questo patrimonio e farlo conoscere senza snaturarlo».

A raccontare perché il Teatro Lauro Rossi sia entrato nell’élite dei luoghi patrimonio dell’umanità è Raffaella Paladino, responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune, che parte proprio dalla sua origine. «Il Teatro Lauro Rossi è un gioiello tardo-barocco inaugurato nel 1774 con il nome di Teatro dei Condomini o Teatro dei Nobili – racconta –. Inizialmente era un teatro riservato a coloro che potevano acquistare un palchetto, ma la sua grande particolarità è stata proprio la trasformazione successiva: il condominio è diventato una comproprietà tra pubblico e privato, fino a permettere anche alle persone comuni di accedere agli spettacoli attraverso l’acquisto del biglietto».

Lorella Bendetti con Raffaella Paladino, responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune
Un passaggio che racconta molto più di un semplice cambiamento gestionale. «Avere un teatro in città significava avere prestigio, significava passare da borgo a vera e propria città. È stata una svolta culturale, una sorta di collaborazione tra pubblico e privato che ha dato vita a un luogo di comunità».
La storia del Lauro Rossi è anche una storia di grandi architetti. «Il progetto iniziale fu affidato ad Antonio Galli da Bibiena, uno dei più grandi maestri dell’architettura teatrale dell’epoca – spiega Paladino –. I lavori furono poi completati da Cosimo Morelli e il teatro venne inaugurato nel 1774. Successivamente arrivarono la monumentale scala d’ingresso progettata da Pietro Ghinelli nel 1833 e gli interventi pittorici del decoratore bolognese Luigi Samoggia».

Ma quali sono gli elementi che hanno convinto la commissione Unesco? «Sono principalmente tre – racconta Paladino –. Il primo è l’autenticità: il teatro mantiene ancora oggi la struttura originaria del 1774, con la pianta a campana progettata da Bibiena, gli stucchi e le decorazioni nei colori originali. Poi c’è la sua forma, quella tipica del teatro all’italiana, con il foyer, la sala, i palchetti e le macchine sceniche. Infine c’è il suo valore sociale: i palchetti rappresentano una vera piazza, un luogo di incontro che ancora oggi continua a vivere».

Perché il Lauro Rossi non è un museo fermo nel tempo, ma un teatro vivo. «Oggi il teatro ospita spettacoli per circa 125 giorni l’anno – sottolinea Paladino – con stagioni di prosa, jazz, musica classica, attività per le scuole e collaborazioni con il Macerata Opera Festival e l’Associazione Sferisterio. È una piazza ancora viva, ricca di eventi».

Ed è proprio questa vitalità uno degli aspetti più importanti del riconoscimento: non soltanto conservare un patrimonio, ma continuare a farlo respirare. «L’Unesco guarda molto anche alla capacità dei territori di gestire e valorizzare questi luoghi nel tempo – conclude l’assessore Lorella Benedetti –. Questo riconoscimento rappresenta una grande responsabilità, ma anche un’opportunità straordinaria per la crescita culturale e turistica delle Marche».









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